Foggia. Ricoverata bimba con Seu. Convocata l’Unità di crisi della Asl

Foggia. Ricoverata bimba con Seu. Convocata l’Unità di crisi della Asl

Foggia. Ricoverata bimba con Seu. Convocata l’Unità di crisi della Asl
La bimba è residente a Lucera e ha 13 mesi. L'80-90% dei casi di sindrome emolitico-uremica (Seu) si riferiscono a una complicanza di un'infezione intestinale batterica, sostenuta da ceppi di Escherichia coli produttori di una potente tossina detta vero-citotossina o Shiga-tossina (Vtec), e trasmessa per via alimentare od oro-fecale. Ecco i consigli della Asl per evitare il contagio.

A seguito del ricovero della bambina di Lucera di 13 mesi affetta da SEU (Sindrome Emolitico-Uremica) la ASL Foggia ha immediatamente convocato l’Unità di crisi composta dagli specialisti dei Servizi Veterinari, di Igiene degli Alimenti e della Nutrizione e Igiene Pubblica aziendali.

Al vaglio della Unità di crisi tutti gli spostamenti fatti negli ultimi dieci giorni dal nucleo familiare della bambina colpita dalla patologia, nonché l’elenco dettagliato degli alimenti assunti e degli esercizi commerciali nei quali sono stati acquistati.

Gli operatori sanitari della ASL sono attivi da questa mattina per effettuare campionamenti degli alimenti consumati che saranno analizzati dall’Istituto Zooprofilattico Sperimentale di Foggia. Anche gli esercizi commerciali, gli allevamenti e i caseifici saranno ispezionati per verificarne le condizioni igieniche in modo da evitare l’insorgenza di eventuali altri casi. Sarà campionata, inoltre, l’acqua del mare nei luoghi dove la famiglia ha trascorso alcune ore nei giorni scorsi.

Per prevenire la SEU, il cui rischio di contagio cresce con l’aumentare delle temperature, la Asl consiglia di: evitare il consumo di carne poco cotta (in particolare trita) e di latte crudo non pastorizzato e derivati; fare attenzione al consumo di insaccati; assicurarsi che l’acqua sia conservata correttamente, soprattutto in campagna, in luoghi asciutti e in contenitori chiusi; lavare accuratamente frutta e verdura; lavare frequentemente le mani, acquistare gli alimenti solo in esercizi commerciali autorizzati. È bene, si ribadisce, non esporre i bambini più piccoli a rischi inutili, quali il consumo di cozze e frutti di mare crudi e prodotti lattiero caseari per i quali viene utilizzato latte non controllato o proveniente da aziende non censite e verificate dai competenti servizi veterinari.

“Fondamentale è intervenire presto – spiega la Asl -, fidandosi delle indicazioni dei medici che seguiranno un protocollo di ‘diagnosi rapida’ predisposto dal tavolo di coordinamento regionale”.

In caso di sintomi particolari, come diarrea con tracce di sangue, la ASL invita a rivolgersi immediatamente ai pediatri di libera scelta e ai medici di medicina generale e, nell’eventualità, a raggiungere il Pronto Soccorso più vicino.

Dalla Direzione Generale sono state diramate raccomandazioni specifiche per allertare e sensibilizzare i medici sull’argomento.

A tutti i cittadini, inoltre, la Direzione raccomanda, in via prioritaria, di affidarsi comunque, prontamente, alle strutture e agli operatori sanitari.
 
Come spiega l’Istituto Superiore della Sanità (Iss) attraverso il suo sito internet, la sindrome emolitico-uremica (Seu) è una malattia rara che si osserva soprattutto negli anziani e nei bambini, in particolare nei primi anni di vita. È caratterizzata dalla comparsa di tre sintomi tipici: anemia emolitica microangiopatica, piastrinopenia (ridotto numero di piastrine) e insufficienza renale acuta a causa della quale molto spesso è necessario ricorrere alla dialisi. Nei bambini la Seu può avere un decorso grave fino ad essere, talvolta, mortale.
 
Nell'80-90% dei casi la Seu è una complicanza di un'infezione intestinale batterica, sostenuta da ceppi di Escherichia coli produttori di una potente tossina detta vero-citotossina o Shiga-tossina (Vtec), e trasmessa per via alimentare o oro-fecale. Generalmente i casi di Seu si presentano in forma sporadica. Focolai epidemici possono manifestarsi sia in ambito familiare che in comunità (asili nido, scuole, ecc) e sono riconducibili all'esposizione a fonti comuni di infezione da Vtec.

14 Giugno 2018

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