Ictus. All’Università Campus Bio-Medico di Roma le nuove frontiere della riabilitazione

Ictus. All’Università Campus Bio-Medico di Roma le nuove frontiere della riabilitazione

Ictus. All’Università Campus Bio-Medico di Roma le nuove frontiere della riabilitazione
Stimolazione del nervo vago ed elettroceutica sono due delle nuove speranze che arrivano dalla ricerca dell’Università Campus Bio-Medico di Roma. Mentre robot in formato da trolley promettono a breve di portare la riabilitazione fuori dagli ospedali e dalle cliniche, sempre più vicino al paziente.

Che l’ictus continui a far paura lo dicono i numeri diffusi dall’Università Campus Bio-Medico di Roma (UCBM) in occasione della Giornata Mondiale contro la malattia che si celebra il 29 ottobre: solo in Italia colpisce 200mila persone l’anno. L’80 per cento sono nuovi casi e il 20 per cento recidive. Circa un terzo dei sopravvissuti convive con un handicap e dipende dai propri familiari. C'è chi invece non sopravvive: ogni anno la malattia uccide e 6 milioni di individui nel Mondo, 650mila in Europa e oltre 70mila in Italia (fonte: ISS).

Ma la ricerca sta facendo passi in avanti, offrendo speranze di recupero anche grazie alla nuova frontiera della stimolazione cerebrale, mentre robot in formato da trolley promettono a breve di portare la riabilitazione fuori dagli ospedali e dalle cliniche, sempre più vicino al paziente. Una novità alla quale stanno lavorando i ricercatori dell’Università Campus Bio-Medico di Roma, che permetterà di rendere compatibile la fase di recupero con l’attività dei familiari che assistono i loro cari, visto che, secondo un’indagine di A.L.I.Ce. Italia Onlus, il 52,6% dei ‘caregiver’ ha perso il lavoro o ha dovuto ridurre le ore lavorate.
 
Anche per rispondere a questi bisogni, la fisioterapia robot-assistita si sposta dall’ospedale a domicilio o negli ambulatori vicino a casa. È il frutto della ricerca dei bioingegneri dell’UBCM, guidati dal professor Dino Accoto, e si chiama Icone. Sta dentro un trolley e facilita la riabilitazione robot-assistita dell’arto superiore. È trasportabile a casa o in ambulatorio, perché non ha bisogno di essere montato e funziona attraverso un’interfaccia grafica touch, dunque molto semplice da utilizzare per il fisioterapista e per i pazienti.

Frutto della prima spin-off di UCBM, ICan Robotics, il robot ha ottenuto il marchio CE medicale dal Ministero della Salute per l’uso domiciliare.

Icone, infatti, è per ora l’unico robot a poter essere impiegato anche al di fuori degli ospedalio dei centri di riabilitazione, va direttamente incontro all’esigenza di attivazione di servizi di neuro-riabilitazione a domicilio, favorendo la de-ospedalizzazione, con i benefici che ne conseguono sia sulla qualità di vita del paziente e dei suoi familiari caregiver, sia sull’impatto economico per il Servizio Sanitario Nazionale.
 
Ma la tecnologia robotica è già al centro dell’attività di recupero post-ictus di UBCM. “Presso il nostro Policlinico Universitario – spiega la professoressa Silvia Sterzi, Responsabile dell’Unità Operativa di Medicina Fisica e Riabilitativa del Policlinico UCBM – disponiamo di robot riabilitativi per il trattamento dell'arto superiore in ogni suo distretto: mano, polso, gomito e spalla. Questi dispositivi permettono mobilizzazioni passive, attive e attivo-assistite,l'action observation therapy, l'utilizzo di feedback sensoriali. Possiamo inoltre registrare ogni seduta con un report e monitorizzare il paziente nel tempo. Sono pertanto robot sia valutativi che riabilitativi. È possibile, infine, associare al trattamento mediante robot la stimolazione cerebrale non invasiva". E i progressi che mostrano i grafici elaborati dai robot sono sorprendenti.
 
Tra le nuove frontiere del recupero post-ictus rientrano le sperimentazioni dei ricercatori dell’UCBM
basate sulla Elettroceutica, con numerose applicazioni tra cui la stimolazione del nervo vago.

“Si tratta di un approccio – sottolinea il professor Vincenzo Di Lazzaro, Direttore della Cattedra di Neurologia dell’Università Campus Bio-Medico di Roma– che prevede l’utilizzo di campi elettrici e magnetici al posto dei farmaci. Attraverso la stimolazione magnetica ed elettrica cerebrale non invasiva è possibile modulare l’attività delle cellule del cervello in modo da produrre fenomeni di plasticità che favoriscono il recupero funzionale”. Tra le novità più importanti e promettenti vi è la stimolazione del nervo vago. “Già utilizzata con successo per combattere il dolore e l’epilessia, la stimolazione del nervo vago sembra essere efficace anche nei pazienti colpiti da ictus”, aggiunge Di Lazzaro, che spiega: “Modulando l’eccitabilità cerebrale è come se stessimo ‘hackerando’ il cervello e rimodulando i circuiti cerebrali danneggiati dall’ictus”.

Un nuovo tipo di stimolazione che, contrariamente alla sua applicazione nei casi di epilessia, non comporta procedure invasive d’installazione di pacemaker nell’organismo, ma si limita a inviare impulsi elettrici a bassa intensità a livello del padiglione auricolare.

27 Ottobre 2017

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