Lazio. Al San Raffaele 257 lettere di licenziamento. Cuozzo (Ugl): “Intervenga la Regione”

Lazio. Al San Raffaele 257 lettere di licenziamento. Cuozzo (Ugl): “Intervenga la Regione”

Lazio. Al San Raffaele 257 lettere di licenziamento. Cuozzo (Ugl): “Intervenga la Regione”
Il segretario dell’Ugl Sanità Roma e Lazio, ha lanciato un appello alla Regione affinché richiami il Gruppo San Raffale al rispetto degli impegni sottoscritti, lo scorso 28 luglio, per la salvaguardia dei livelli occupazionali nella casa di cura di Velletri. “È ora più che mai urgente un intervento dalla Regione", ha dichiarato Cuozzo.

“Chiediamo alla Regione Lazio di richiamare il Gruppo San Raffaele al rispetto degli impegni presi, e sottoscritti con l’accordo dello scorso 28 luglio, per la salvaguardia dei livelli occupazionali”. A lanciare l’appello è il segretario regionale dell’Ugl Sanità Roma e Lazio, Antonio Cuozzo, in seguito alla decisione del management aziendale di recapitare, con raccomandata a mano, 257 lettere di licenziamento ai lavoratori della casa di cura San Raffaele di Velletri.
“Un vero atto di irresponsabilità – ha commentato il sindacalista – che crea ulteriori allarmismi tra i lavoratori, in una situazione già di per sé critica”. “Abbiamo più volte manifestato la nostra disponibilità a discutere il ricorso agli ammortizzatori sociali – ha spiegato Cuozzo – in attesa che la Asl Rm H ultimasse le verifiche sulla struttura di Montecompatri e desse il via libera al trasferimento dei posti letto e del personale della casa di cura di Velletri, ma la proprietà del San Raffaele, con la collocazione in mobilità dei lavoratori, ha dimostrato chiusura verso ogni tipo di proposta”.
Secondo Cuozzo, con le sue decisioni, il Gruppo disattende quanto stabilito dal dca 62 in materia di salvaguardia dei livelli occupazionali. Secondo le norme contrattuali nazionali vigenti “i lavoratori, come più volte ribadito, non devono essere licenziati, in quanto facenti parte di una Spa, ma ricollocati nelle altre strutture del Gruppo”. “Inoltre, – ha proseguito – nel caso di mancata o ritardata apertura della clinica di Montecompatri crediamo che il personale possa essere trasferito in altre strutture di Roma e dintorni. A tal fine abbiamo richiesto le dotazioni organiche, per poter veicolare la mobilità del personale secondo quanto stabilito dal ccnl e dal decreto 8 in materia di requisiti di strutture private per l’accreditamento”.
“È ora più che mai urgente – ha concluso il sindacalista – che la stessa Regione si unisca ai nostri reclami affinché il Gruppo rispetti gli impegni precedentemente presi”.

28 Settembre 2011

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