Lazio. Censis: “Un centro di medicina rigenerativa garantirebbe attività per 1 mln”

Lazio. Censis: “Un centro di medicina rigenerativa garantirebbe attività per 1 mln”

Lazio. Censis: “Un centro di medicina rigenerativa garantirebbe attività per 1 mln”
Lo studio del centro di ricerca evidenzia che una struttura del genere diventerebbe il centro di riferimento strategico per tutto il Centro-Sud. "Coprirebbe un fabbisogno pari a 150.000 centimetri quadrati di cute coltivata all’anno, che vengono attualmente importati da altre regioni".

Il Censis ha effettuato uno studio di fattibilità per realizzare nel Lazio una cell factory Gmp (Good Manufacturing Practice) per la produzione di tessuto cutaneo e cartilagineo. Ed è emerso che potrebbe diventare un punto di riferimento per il Centro-Sud generando, già al secondo anno di attività, un valore pari a un milione di euro. Questo perché il fabbisogno attuale di tessuti cutanei delle regioni centrali e meridionali è stimato in circa 150.000 centimetri quadrati di cute coltivata all’anno, che vengono attualmente importati da altre Regioni.

Lo studio è stato realizzato dal Censis  per l'Agenzia Regionale del Lazio per i Trapianti e le Patologie Connesse e presentato oggi a Roma.
“L’analisi svolta – spiega una nota del Censis – ha evidenziato il ruolo strategico che potrebbe avere la realizzazione e l’attivazione nell’Italia centrale, e segnatamente nel Lazio, di un laboratorio in grado di supportare le attività cliniche di terapia cellulare operando secondo gli standard qualitativi e di sicurezza stabiliti a livello internazionale, proprio per rispondere a una domanda significativa e al momento sottodimensionata per l’assenza di tali strutture nell’area del Centro-Sud”.

Lo studio, che ha esaminato i centri di eccellenza europei e italiani, tra cui il Centro di Terapia Tissutale dell’Azienda Ospedaliera Niguarda Ca’ Granda di Milano, ha valutato positivamente le condizioni presenti nel Lazio, dove esiste una rilevante domanda di tessuti cutanei. Il fabbisogno attuale del Centro-Sud, di cui Roma potrebbe diventare il punto di riferimento, è stimato in circa 150.000 centimetri quadrati di cute coltivata all’anno, che vengono attualmente importati da altre regioni.

Oltre a garantire fin dalla sua attivazione l’accesso a terapie all’avanguardia per un ampio numero di pazienti, un tale investimento, che potrebbe incontrare l’interesse di Fondazioni italiane e internazionali, avrebbe un effetto benefico anche per le casse della sanità laziale. Si è stimato infatti che già al secondo anno di attività genererebbe un valore di un milione di euro. Infine, bisogna considerare l’impatto di tipo scientifico, visto che la cell factory è un centro di ricerca e innovazione.

“La medicina rigenerativa si avvale oggi – spiega una nota del Censis – di tecnologie biomediche volte alla coltivazione e alla ricostruzione in vitro di tessuti e organi. I campi di applicazione di queste tecniche sono numerosi, dall’oncologia alla chirurgia plastica, all’ortopedia, e in molti casi si tratta di attività che vengono condotte in modo congiunto con le banche dei tessuti, ossia strutture che conservano e distribuiscono tessuti per il trapianto, sotto il controllo del Centro Nazionale Trapianti.

La struttura indispensabile affinché queste tecniche vengano sviluppate e applicate a livello clinico è la cell factory Gmp, ossia un laboratorio in grado di manipolare le cellule e i tessuti prelevati dai pazienti e di predisporli per il loro utilizzo clinico. I tessuti così trattati sono considerati farmaci a tutti gli effetti e la loro produzione deve avvenire in strutture certificate secondo la normativa vigente in materia di idoneità e sicurezza.
 

25 Luglio 2013

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