Lazio. Cgil, Cisl e Uil: “Nella Regione è ancora codice rosso. Continua l’emorragia di dipendenti, gli sforzi non bastano”

Lazio. Cgil, Cisl e Uil: “Nella Regione è ancora codice rosso. Continua l’emorragia di dipendenti, gli sforzi non bastano”

Lazio. Cgil, Cisl e Uil: “Nella Regione è ancora codice rosso. Continua l’emorragia di dipendenti, gli sforzi non bastano”
I segretari generali di Fp Cgil, Cisl Fp e Uil Fpl Di Cola, Chierchia e Bernardini lanciano l’allarme e annunciano la mobilitazione delle lavoratrici e dei lavoratori. Nel Lazio, pur con il recente accordo sul potenziamento degli organici e lo sforzo fatto per bandire nuovi concorsi, dal S. Andrea a Frosinone, il sistema resta farraginoso.

“La sanità pubblica è in piena emergenza. Nonostante l'allarme lanciato ormai da tempo, che ha portato ad alcuni passi avanti nella regione, quanto messo in campo fin qui non è sufficiente”. I segretari generali di Fp Cgil, Cisl Fp e Uil Fpl Di Cola, Chierchia e Bernardini lanciano l’allarme in una nota e annunciano la mobilitazione delle lavoratrici e dei lavoratori.
 
"Nel Lazio – spiegano i sindacati – , pur con il recente accordo sul potenziamento degli organici e lo sforzo fatto per bandire nuovi concorsi, dal S. Andrea a Frosinone, il sistema resta farraginoso. Anche la contrattazione integrativa, che consentirebbe di dare risposte e avanzamenti in termini di salario e diritti agli operatori in servizio, non procede speditamente perché, ad esempio, alcune importanti decisioni riguardanti il nuovo sistema degli incarichi previsto dal contratto di lavoro sottoscritto ormai da più di un anno, dipendono da scelte che devono essere compiute in un 'confronto regionale' che al momento troppo lentamente avanza".
 
“Lo diciamo da tempo – denunciano i segretari generali delle categorie regionali – l’emorragia è inarrestabile. Se anche riuscissimo nel Lazio ad assumere le cinquemila figure previste, le uscite saranno superiori, e di assunzioni programmate ne servirebbero almeno il doppio: un piano straordinario di assunzioni che con le attuali norme nazionali non è consentito. Anche i margini di manovra in tema di capacità assunzionali consentiti dal recente 'decretone' 4/2019 non bastano. Serve un piano complessivo e una precisa scelta del Governo che inverta la rotta, stabilisca risorse complessive per investire nel rilancio del Sistema sanitario nazionale e per il rinnovo del CCNL, rimuovendo i vincoli finanziari ancora vigenti".
 
"Per tutte le professioni sanitarie, come per gli amministrativi e tecnici, nel Lazio la crisi è generalizzata. Lo scarno organico attuale – prosegue la nota -, sceso del 10%, circa il doppio della media nazionale, si attesta oggi sui 40 mila dipendenti e scende inesorabile, mentre com’è ovvio l’età media cresce. Quasi un dipendente su due entra nella fascia d’età 58-67 anni. Con i pensionamenti previsti, incrementati di alcuni punti per effetto di quota cento, si prevede un calo di un ulteriore 20% nei prossimi cinque anni”.
 
Parte dal Lazio la mobilitazione generale delle lavoratrici e dei lavoratori della sanità pubblica, che crescerà di intensità e si incrocerà con le rivendicazioni a livello nazionale – annunciano Di Cola, Chierchia e Bernardini – che troverà nella manifestazione indetta dalle categorie pubbliche Cgil Cisl e Uil dell'8 giugno un punto di partenza generale e rilancerà la vertenza in tutto il paese. A maggio si terranno assemblee in ogni azienda sanitaria regionale, dove molto spesso è carente il confronto sulle dotazioni organiche, per costruire con i lavoratori una piattaforma che ponga al centro il rilancio dei servizi pubblici alla salute e ponga tutte le condizioni perché gli impegni e le intenzioni condivise con le organizzazioni sindacali si
traducano in azioni concrete".
 
"Solo il sistema pubblico può garantire diritti universali, primo tra tutti quello alla cura e alla tutela della salute, consentendo avanzamenti di salario e diritti anche nella filiera privata, dove rivendichiamo un salario e diritto uguali a quelli della sanità pubblica, mentre invece ai lavoratori viene negato un nuovo contratto da 12 anni, e riducendo esternalizzazioni e precariato. Per servizi di qualità – concludono i sindacati -, è imprescindibile crescere sia in termini di numero di operatori che investire nella qualità e nell’organizzazione del lavoro”.

07 Maggio 2019

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