Lazio. Fimmg: il futuro del territorio parte dal rilancio degli ospedali chiusi

Lazio. Fimmg: il futuro del territorio parte dal rilancio degli ospedali chiusi

Lazio. Fimmg: il futuro del territorio parte dal rilancio degli ospedali chiusi
Il piano messo a punto dai medici di famiglia prevede il recupero ad una nuova funzione di 22 ospedali chiusi e abbandonati. Ma non solo, prevista la creazione di 60 centri sanitari di zona e 500 ambulatori di zona. Il progetto lanciato dalla Fimmg Lazio nel corso del suo congresso regionale.

Sessanta Centri intermedi, 500 Ambulatori di zona, 22 Ospedali di zona, questi i punti principali della proposta della Fimmg per la sanità del territorio presentata a Ferentino nel corso del Congresso regionale dei medici di famiglia della FIMMG del Lazio una proposta, realizzata dai medici di famiglia in collaborazione con Tor Vergata ed in particolare della dottoressa Isabella Mastrobuono, direttore sanitario del Policlinico, che tenderà a realizzare una moderna e diffusa sanità territoriale. 

“Il progetto si articola su 3 livelli assistenziali“ ha dichiarato il Segretario regionale Fimmg Lazio Pierluigi Bartoletti “gli ambulatori di zona, i centri sanitari di zona e gli ospedali di zona, che valorizzando le strutture già esistenti e definendo chiaramente gli standard di assistenza previsti, unitamente al numero unico regionale, possono in pochi mesi già dare risposte diverse dai tagli lineari che sino ad oggi sono stati l’unica misura di sistema portata avanti con compiutezza dalle varie amministrazioni regionali.”
 
Insomma un sistema territoriale che, unitamente allo sviluppo della domiciliarità consentirà di poter dire già da subito che non si dovranno chiudere 24 Ospedali e tagliare 1600 posti letto, ma che si apriranno 22 strutture di degenza intermedia (Ospedali di Zona), recuperando ad una diversa funzione le strutture disattivate, assieme a 60 centri sanitari di zona e 500 ambulatori di zona. 
 
“Non si può continuare a tagliare i servizi senza dare valide alternative alle persone, obbligandole a pagarsi le cure di tasca propria, ed a fare viaggi della speranza fuori regione anche per banalità”. -continua Bartoletti -“Ad oggi già ci sono, geolocalizzati, 380 presidi della medicina generale aperti 9 ore al giorno in un’unica sede, 1 struttura, Piazza Istria, aperta 12 ore al giorno 7 giorni su 7, 2 Ospedali di Zona nella Roma D, 11 ambulatori presso i pronto soccorso, 1 struttura per malati cronici a Cisterna di Latina, 1 struttura ospedaliera, Ronciglione, riconvertita in presidio di prossimità”.
 
“Ma tutto questo – specifia Bartoletti – non riesce ad essere portato a sistema. Dobbiamo uscire, terminati gli adempimenti istituzionali, dalla logica cerchio bottista di dilatare i tempi delle scelte ed entrare in una dimensione di innovazione del sistema pubblico che lo renda efficiente e compatibile con le risorse disponibili. Noi siamo pronti. Nei prossimi giorni illustreremo la proposta ai medici di ogni provincia e che alla fine di questo percorso partecipativo consegneremo il lavoro al nuovo Commissario per la sanità del Lazio e Presidente della Regione, Nicola Zingaretti”. 
 
 
Il Progetto. ll piano recupera ad una nuova funzione i 22 ospedali chiusi e che ora versano in condizioni di totale abbandono, saranno di comunità, con moduli da 20 a 60 posti letto destinati prevalentemente alla gestione di persone anziane affette da patologie croniche e degenerative. Saranno gestiti dai medici di medicina generale. Ma questo è solo l'ultimo dei tre livelli che il progetto contempla.
Il primo è costituito da 500 studi di medici di famiglia, gli ambulatori di prossimità, che opereranno all'interno di una sede unica e disponibili per i cittadini 9 ore al giorno continuative;
il secondo livello è composto da 60 strutture aperte 12 ore al giorno sette giorni su sette. Vi opereranno a livello distrettuale medici di famiglia, pediatri di libera scelta, ma anche specialisti ospedalieri, personale infermieristico. I 22 ospedali restituiti al territorio saranno di comunità, con moduli da 20 a 60 posti letto . 
Il piano individua per ognuno dei tre tipi di struttura funzioni, dotazione tecnologica e diagnostica. E' una proposta organica che per la prima volta prevede anche costi certi. A regime questa rete costerà l'1,3% del budget regionale per la sanità cioè circa 150 milioni l'anno considerando in questa cifra anche quello che la Regione già paga per l'attuale sistema di medicina territoriale. 

25 Marzo 2013

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