Liguria. Salvatore (M5S): “Toti e Viale si dissocino dal modello sanitario lombardo”

Liguria. Salvatore (M5S): “Toti e Viale si dissocino dal modello sanitario lombardo”

Liguria. Salvatore (M5S): “Toti e Viale si dissocino dal modello sanitario lombardo”
La portavoce del MoVimento 5 Stelle in Regione Liguria interviene sullo scandalo che ha coinvolto il vicepresidente lombardo Mario Mantovani e l’assessore Massimo Garavaglia. "Chiediamo di rinunciare alla collaborazione con la Lombardia per riformare la sanità ligure".

"Ma il modello lombardo non era quello che – per dirla con Toti – la Liguria avrebbe dovuto prendere da esempio per rimettere in piedi la disastrata sanità ligure? Se queste sono le premesse del tanto sbandierato asse Liguria-Lombardia, c’è poco da stare sereni”. Ad affermarlo, commentando l’arresto del vicepresidente lombardo Mario Mantovani e le indagini a carico dell’assessore lombardo Massimo Garavaglia, è Alice Salvatore M5S, portavoce del MoVimento 5 Stelle in Regione Liguria.

Secondo Salvatore, il copione della Liguria “pare sia sempre lo stesso: aggiustare appalti, favorire l’imprenditore amico, appaltare cariche e incarichi. E, soprattutto, privatizzare a spese dei cittadini. Come abbiamo avuto la conferma, un anno fa, con la truffa da 28 milioni di euro dell’ospedale San Raffaele ai danni del Servizio Sanitario Nazionale”.


 


Salvatore punta quindi il dito contro il presidente della Liguria Toti, che "dal canto suo, ribadisce che 'la Regione Lombardia sta governando bene' e si rifugia dietro la foglia di fico del garantismo per giustificare il patto con Maroni con cui si spolpano i pazienti liguri, trapiantandoli in Lombardia" e sul "L'asse prosegue" dichiarato dall'assessore alla salute Sonia Viale, "esponente di un partito, la Lega, coinvolto dallo stesso scandalo con l’avviso di garanzia all’assessore Massimo Garavaglia", ricorda Salvatore.

Salvatore chiede al presidente della Regione Liguria, Giovanni Toti, e alla vice presidente e assessore alla Sanità, Sonia Viale, “un segnale discontinuità” e dunque di “dissociarsi da un modello sanitario, quello lombardo, che ha mostrato una volta di più il suo vero volto: nel migliore dei casi clientelare e affaristico; nel peggiore opaco e criminogeno”.
 

15 Ottobre 2015

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