Liste d’attesa. La Regione esclude le strutture sanitarie private dal finanziamento, è polemica 

Liste d’attesa. La Regione esclude le strutture sanitarie private dal finanziamento, è polemica 

Liste d’attesa. La Regione esclude le strutture sanitarie private dal finanziamento, è polemica 
Approvato l’accordo integrativo siglato con le rappresentanze sindacali che riconoscerà agli specialisti ambulatoriali impegnati nell’attività d’abbattimento delle liste d’attesa un compenso orario di 80 euro. Ma le strutture private convenzionate con il Ssn restano fuori dall’accordo. I MedNet: “Dall’11 luglio scorso la Regione non ha ancora risposto alla nostra richiesta di essere coinvolti nell’abbattimento delle Liste d’Attesa”. Cuccu porta la voce dell’associazione in Consiglio regionale chiedendo chiarimenti a Nieddu

Per la Regione la misura messa in atto sull’investimento di 8 milioni finalizzato a potenziare l’abbattimento delle liste d’attesa, rafforza la strategia. Ma lo stesso intervento della Regione genera però anche polemiche, perché esclude le strutture sanitarie private convenzionate con il Ssn, in prima linea durante la pandemia nel supportare i pazienti, ancor più durante la sospensione nell’emergenza sanitaria di determinate prestazioni ospedaliere, rallentate per via dei contagi, e che si trovano messe ora da una parte. “Le strutture sanitarie private convenzionate con il SSN – spiega a Quotidiano Sanità Mauro Piria, fisiatra e presidente dell’Associazione sindacale operatori sanitari MedNet – hanno comunicato al Presidente della regione Sardegna e all’assessore della Sanità la completa disponibilità a contribuire all’azzeramento delle liste d’attesa, considerato che le strutture accreditate hanno la possibilità, se la Regione le autorizza, di soddisfare tutto il fabbisogno in tutti i settori”.

“La Regione non ha ancora risposto alla nostra richiesta di essere coinvolti nell’abbattimento delle Liste d’Attesa – sottolinea il presidente di MedNet -, comunicata a più riprese dall’inizio dell’anno e formalizzata l’11 luglio scorso, tanto che, come è noto, si sono oramai accumulate con gravissimi ritardi nella erogazione agli utenti delle prestazioni di laboratorio di analisi, medicina fisica e riabilitativa, radiologia, risonanza magnetica e TAC, odontoiatria, cardiologia, neurologia, oculistica, dermatologia etc. Già in passato il settore pubblico, a corto di personale e impegnato a soddisfare le richieste interne dei presidi ospedalieri, aggravate dall’emergenza Covid, non ha potuto contribuire nemmeno alla riduzione delle liste d’attesa mentre le strutture private, quando sono state coinvolte (sia nel periodo COVID che, da ultimo, da settembre a dicembre del 2021),  hanno dimostrato di poter garantire importanti volumi di prestazioni. Solo che, purtroppo, a decorrere dal 1 gennaio 2022, sarebbe servita una nuova autorizzazione della Regione che non è mai arrivata, così venendo interrotta l’erogazione di prestazioni che aveva già ricevuto ampia soddisfazione nell’utenza”.

“La soluzione dei problemi della sanità in Sardegna – conclude Piria – non può non passare anche attraverso un maggior coinvolgimento delle strutture private che hanno gli stessi identici requisiti di accreditamento di quelle pubbliche e che porterebbero all’azzeramento delle liste d’attesa in tempi rapidi, in quanto sono abilitate a erogare consistenti volumi di tali prestazioni. Si confida che, qualora vi fosse un pronto riscontro, potrebbe essere recuperato il tempo trascorso, così garantendo le prestazioni a numerosi utenti che, allo stato, sono impossibilitati a riceverle se non a distanza di tempi lunghissimi e di certo incompatibili con le patologie e disabilità (spesso gravi) da cui sono affetti”.

La voce dell’associazione viene raccolta dalla Segretaria della commissione Salute Carla Cuccu (Idea Sardegna), che a sua volta indirizza un appello all’assessore Mario Nieddu: “Per abbattere drasticamente le liste d’attesa per le prestazioni sanitarie, peggiorate negli anni della pandemia, occorre il coinvolgimento di tutti gli operatori del settore. Per questo non riusciamo a capire come mai la Regione lasci fuori in questa fase le strutture sanitarie convenzionate”. 

“Volgo pertanto un appello alla Giunta e all’assessore Nieddu perché spieghino le motivazioni che finora abbiano impedito di raggiungere accordi condivisi con le strutture convenzionate, cosa impedisca, se esiste un ostacolo, di coinvolgerle nel piano di abbattimento delle liste d’attesa, tenuto conto di fatto che l’apporto degli erogatori privati rappresenta un’importante risorsa su tutto il territorio regionale e per questo sarebbe auspicabile una collaborazione proficua tra pubblico e privato nell’interesse ultimo delle persone che necessitano di cure”. 

Elisabetta Caredda

Elisabetta Caredda

14 Settembre 2022

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