Come promesso dopo le polemiche dello scorso novembre, la Regione Lazio ha ridefinito gli ambiti di garanzia per le prestazioni sanitarie approvando, a fine anno, una delibera che riduce anche i tempi di validità delle prescrizioni, con l’obiettivo di favorire un corretto accesso per i cittadini alle prestazioni di specialistica ambulatoriale.
In particolare, l’atto dell’esecutivo regionale stabilisce che, a partire dal 1° febbraio 2026, gli ambiti di garanzia – cioè l’area territoriale entro cui il Servizio Sanitario Regionale si impegna a fornire la prestazione nei tempi previsti – saranno formalmente riferiti in primo luogo alla ASL di residenza del paziente e, in seconda istanza, alle ASL limitrofe o facilmente raggiungibili secondo uno schema che divide la Regione in 6 aree: centro (Asl Roma 1, Asl Roma 2, Asl Roma 3), nord-ovest (Viterbo, Asl Roma 4, Asl Rm 1- Rm 2 e Rm3), nord este (Rieti, Asl Rm 1- Rm 2 e Rm3), sud-ovest (Frosinone, Asl Roma 5, Asl Rm 1- Rm 2 e Rm3), sud ovest (Latina, Asl Roma 6, Asl Rm 1- Rm 2 e Rm3).
L’obiettivo principale della deliberazione è ridefinire e migliorare il sistema di prescrizione, prenotazione ed erogazione delle prestazioni sanitarie nel Lazio per rendere più efficiente il governo delle liste d’attesa, ridurre i ritardi e limitarne le disomogeneità territoriali, garantendo tempi più certi e percorsi più chiari ai cittadini. A questo scopo viene ridefinita anche validità delle prescrizioni, che non sarà più uguale per tutte le prestazioni (180 giorni) ma calibrata in base all’urgenza clinica:
– 10 giorni per urgenze
– 20 giorni per priorità brevi
– 40 o 70 giorni per prestazioni differibili
– 130 giorni per prestazioni programmate
Questo nuovo sistema dovrebbe favorire l’accesso dei cittadini alle prestazioni secondo criteri di prossimità e nei tempi corretti in base all’urgenza. Ne è convinta anche l’assessore al Turismo, all’Ambiente, allo Sport, ai Cambiamenti climatici, alla Transizione energetica e alla Sostenibilità della Regione Lazio, Elena Palazzo, che in una nota sottolinea come “la riduzione degli ambiti di garanzia segna un cambio di passo netto nella gestione della sanità del Lazio. Dopo anni di immobilismo e disfunzioni, questa amministrazione sta affrontando con coraggio e concretezza uno dei nodi più critici per i cittadini: l’accesso alle cure”.
“Finalmente – argomento Palazzo – si restringe l’ambito di garanzia dando ai cittadini la certezza di prendere un appuntamento all’interno della propria Asl, senza costringerli a spostarsi in tutta la regione, in viaggi spesso complessi e disagevoli. Avvicinare i servizi sanitari ai territori di appartenenza significa assumersi la responsabilità di governare davvero il sistema, significa mettere al centro il diritto alla salute e l’organizzazione razionale di tutto il settore”.
Per l’assessore “il lavoro portato avanti dal presidente Francesco Rocca dimostra una visione chiara: regole certe, tempi definiti e una programmazione seria per una sanità di prossimità. È un’azione strutturale che si accompagna a un’altra importante rivoluzione che inciderà sulle liste d’attesa a partire da febbraio: quella per la riduzione della durata di validità delle ricette per visite ed esami medici, che saranno calibrate in base alle necessità. Quindi non più 180 giorni per tutti, ma da 10 a 130 giorni in base all’urgenza certificata dal medico: un modo per assicurare che le priorità indicate sulle ricette vengano realmente rispettate. Al presidente Francesco Rocca va il mio plauso per la determinazione con cui sta guidando la sanità del Lazio. I cambiamenti che sono in corso si devono a una Giunta, di cui mi onoro di far parte, che ha scelto di non rinviare più, di affrontare i problemi e di dare risposte concrete ai cittadini”, conclude l’assessore Elena Palazzo.
Anche per la presidente della Commissione Sanità e Politiche Sociali, Alessia Savo, la delibera della Giunta regionale sulla ridefinizione degli ambiti di garanzia rappresenta “un tassello essenziale della strategia regionale per il governo delle liste d’attesa: una riforma che mette ordine, responsabilizza tutti gli attori del sistema e restituisce ai cittadini la certezza di tempi più rapidi e percorsi più chiari”. La presidente sottolinea come il provvedimento introduca un insieme organico di misure che intervengono su ogni fase del percorso di accesso alle prestazioni: dalla prescrizione alla prenotazione, fino alla gestione territoriale dell’offerta.
Uno dei punti centrali, per Savo, riguarda la ridefinizione della validità delle prescrizioni: “Con la nuova disciplina, la durata della ricetta viene calibrata in base all’urgenza clinica: 10 giorni per le urgenze, 20 per le priorità brevi, 40 o 70 giorni per le prestazioni differibili e 130 giorni per quelle programmate. Questa scelta evita che ricette urgenti restino inutilizzate per mesi, distorcendo i dati e rallentando l’accesso alle prestazioni. È un modo per garantire che la priorità indicata dal medico sia rispettata davvero”.
Un altro elemento qualificante è la ridefinizione degli ambiti di garanzia: “Si supera così un modello troppo rigido – osserva la presidente – e si costruisce un sistema più flessibile, che permette al cittadino di accedere più rapidamente alla prestazione senza essere costretto a spostamenti eccessivi”.
Infine, Savo sottolinea l’importanza, nel provvedimento, di introdurre indicazioni puntuali per migliorare la corretta compilazione delle prescrizioni, la distinzione tra primo accesso e accessi successivi, e la configurazione delle agende di prenotazione, con l’obiettivo di rendere più trasparente e ordinato l’intero sistema. “Questa riforma – conclude la presidente Savo – non è un intervento isolato, ma parte di una strategia più ampia che stiamo portando avanti con determinazione, grazie al lavoro costante, determinato ed efficace del presidente Francesco Rocca e del governo regionale. Continueremo a monitorarne l’attuazione affinché i benefici siano concreti e diffusi su tutto il territorio regionale. Il nostro obiettivo è chiaro: garantire a ogni cittadino del Lazio un sistema sanitario più accessibile, più vicino e più efficiente”.
Per il Gruppo Pd in Consiglio regionale, invece, la nuova suddivisione degli ambiti di garanzia “non cambia la sostanza, come denunciato nelle scorse settimane. La nuova direttiva è chiara: se vuoi una visita devi essere pronto a fare anche oltre 100 chilometri. Inoltre viene introdotta una finestra temporale per prenotare maggiormente ristretta: 10 giorni per le urgenze e 20 per le visite brevi. E chi rifiuta un appuntamento offerto, anche se lontano, perde la priorità. Rocca e la destra certificano il loro fallimento sul tema della prossimità sanitaria. Governare le liste d’attesa non significa “pulirle” cancellando chi non può viaggiare. Se queste sono le premesse per il 2026, la destra non parte certamente bene”.
La delibera non convince neanche Alessio D’Amato, ex assessore alla Salute della Regione, con l’ex giunta di centrosinistra guidata da Nicola Zingaretti, consigliere regionale e responsabile nazionale welfare di Azione. Per D’Amato “la delibera dove si definiscono i nuovi ambiti di garanzia per il governo delle liste di attesa è un bluff e creerà solo disagi ai cittadini. Nella discussione del Bilancio tutte le opposizioni avevano sottoscritto un emendamento per definire l’ambito di garanzia il Distretto sanitario, che invece salta completamente. Si torna indietro alle macro aree, territori di oltre 1 milione di abitanti, anziché lavorare sui Distretti che sono l’ambito di prossimità ideale per evitare lunghi spostamenti. Questa nuova suddivisione non supera le difficoltà riscontrate da un unico ambito regionale e non porterà alcun beneficio per la riduzione delle tante rinunce causate dalla lontananza. Con la nuova suddivisione possono essere offerte prestazioni anche a cento chilometri di distanza, e per anziani e fragili non rimane che l’alternativa dell’abbandono del sistema pubblico per pagare direttamente le prestazioni”.
“Se si voleva affrontare seriamente il tema delle liste di attesa la soluzione doveva essere la prossimità e non costringere il paziente a rinunciare. Oggi il numero delle rinunce è abnorme e le prestazioni rese nei tempi rappresentano solo il 12 per cento del totale. Il Lazio è la Regione che negli ultimi due anni ha avuto il maggior incremento di spesa privata e di rinuncia alle prestazioni. Purtroppo, la cura Rocca porterà a un aumento delle disuguaglianze”, conclude D’Amato.