Nas Napoli. Favori al clan Contini all’ospedale San Giovanni Bosco: 4 arresti

Nas Napoli. Favori al clan Contini all’ospedale San Giovanni Bosco: 4 arresti

Nas Napoli. Favori al clan Contini all’ospedale San Giovanni Bosco: 4 arresti

Epilogo per le indagini avviate nel 2019. Contestati associazione mafiosa armata, corruzione ed estorsioni. Il clan avrebbe gestito senza autorizzazioni bar e distributori del nosocomio napoletano, imposto ricoveri irregolari e certificati falsi, organizzato truffe assicurative con medici compiacenti. Coinvolto un avvocato per concorso esterno.

Ospedale San Giovanni Bosco alle battute finali delle indagini avviate dai Nas nel 2029 e 2020: sgominate le presunte infiltrazioni della camorra nel presidio sanitario napoletano, dove il clan Contini avrebbe gestito bar, buvette e distributori automatici senza autorizzazioni, imposto estorsioni ai dirigenti e ottenuto ricoveri e certificati falsi. Coinvolto anche un avvocato.

Quattro le persone destinatarie di un’ordinanza di custodia cautelare in carcere emessa dal Gip del Tribunale di Napoli su richiesta della Direzione Distrettuale Antimafia, eseguita dai militari del Nucleo di Polizia Economico-Finanziaria della Guardia di Finanza e del Nucleo Investigativo del Comando Provinciale dei Carabinieri di Napoli. Il provvedimento è stato notificato a tre indagati, mentre per un quarto le operazioni risultano ancora in corso.

Gli indagati sono ritenuti gravemente indiziati, a vario titolo, dei reati di associazione di tipo mafioso aggravata dal carattere armato, corruzione, falsa testimonianza, false dichiarazioni all’autorità giudiziaria, falsità ideologica in atti pubblici, trasferimento fraudolento di valori, accesso abusivo a sistemi informatici, tentata estorsione, estorsione, usura, riciclaggio e autoriciclaggio.

Le indagini, avviate a seguito delle dichiarazioni di un collaboratore di giustizia, avrebbero documentato numerose e redditizie attività illecite riconducibili ad affiliati del clan Contini all’interno dell’ospedale San Giovanni Bosco, rese possibili – secondo l’accusa – dalla forza intimidatrice del sodalizio criminale.

In particolare, il clan avrebbe gestito di fatto i servizi di bar e buvette e i distributori automatici di snack e bevande presenti nel nosocomio, attraverso minacce ed estorsioni ai danni dei dirigenti della struttura, rapporti collusivi con pubblici ufficiali e intestazioni fittizie. Le attività sarebbero state esercitate in assenza delle necessarie autorizzazioni, senza il pagamento dei canoni di locazione dovuti all’ASL e con l’utilizzo abusivo delle utenze dell’ospedale, con un conseguente aggravio economico per le finanze dell’ente.

Le investigazioni avrebbero inoltre accertato che, tramite un’associazione operante nel settore delle ambulanze e con la complicità di personale sanitario e parasanitario, addetti alla vigilanza privata e dipendenti di altre ditte attive nell’ospedale – talvolta anche attraverso violenze e minacce – sarebbero stati garantiti favori illeciti a esponenti del clan e di consorterie collegate. Tra questi, ricoveri effettuati in violazione delle procedure di accesso, rilascio di certificazioni mediche false anche finalizzate a scarcerazioni illegittime e trasporto illecito di salme in ambulanza anziché attraverso i servizi funebri autorizzati.

Con il supporto di medici e professionisti compiacenti, gli indagati avrebbero inoltre organizzato, nell’interesse del clan Contini, truffe ai danni di compagnie assicurative mediante la simulazione di sinistri stradali, reclutando falsi testimoni retribuiti e predisponendo perizie mendaci.

Tra i destinatari della misura cautelare figura anche un avvocato indagato per concorso esterno in associazione mafiosa che, secondo l’ipotesi accusatoria, avrebbe messo stabilmente le proprie competenze professionali al servizio del clan, fungendo da canale di comunicazione con ambienti carcerari, in particolare per la gestione delle somme di denaro, le cosiddette “mesate”, destinate ai familiari degli affiliati.

Il professionista avrebbe inoltre fornito consulenze per il mantenimento e l’incremento delle ricchezze del sodalizio, contribuito alla realizzazione delle truffe assicurative reinvestendone i proventi nell’acquisto di immobili, autovetture e quadri d’autore e svolto un ruolo di intermediario con pubblici ufficiali infedeli per l’acquisizione di informazioni riservate, in un rapporto ritenuto di stretta e stabile compenetrazione con l’organizzazione criminale.

Il provvedimento, sottolinea una nota del Nas “costituisce una misura cautelare disposta nella fase delle indagini preliminari, avverso la quale sono ammessi mezzi di impugnazione e i cui destinatari sono persone sottoposte a indagini e, pertanto, da ritenersi presunte innocenti fino a sentenza definitiva”.

25 Febbraio 2026

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