Liste di attesa. Nel Lazio il 70% delle prestazioni erogate nei tempi previsti. Recuperato il 98,7% delle prestazioni saltate per il Covid

Liste di attesa. Nel Lazio il 70% delle prestazioni erogate nei tempi previsti. Recuperato il 98,7% delle prestazioni saltate per il Covid

Liste di attesa. Nel Lazio il 70% delle prestazioni erogate nei tempi previsti. Recuperato il 98,7% delle prestazioni saltate per il Covid
Il dati sono stati illustrati dai dirigenti regionali in commissione Salute, dove i consiglieri hanno però lamentato l’assenza di Zingaretti e D'Amato. Per le Pet in arrivo un piano per aumentare l'offerta. La Regione al lavoro anche per inserire nel Recup tutte le strutture accreditate. Sulle cartelle cliniche digitalizzate, “molte aziende hanno fatto decisi passi in avanti”.

Quattro domande diverse, sulla situazione delle liste di attesa, sulle Pet, sul personale con limitazioni e sulle cartelle cliniche digitali, al centro dell’audizione di ieri in commissione Sanità del Consiglio regionale del Lazio, presieduta da Rodolfo Lena.

Le audizioni sono state chieste da Massimiliano Maselli (FdI) che ha introdotto la seduta lamentando l’assenza di un interlocutore politico oltre ai dirigenti regionali, notazione condivisa anche da Giuseppe Simeone (FI) che ha chiesto “un’audizione con il presidente Nicola Zingaretti e l’assessore Alessio D’Amato”. Maselli è, poi, partito da liste di attesa e Pet: “La Giunta regionale – ha spiegato – più volte ha annunciato piani importanti, che non sono stati attuati, ci sono centinaia di migliaia di visite annullate durante la pandemia, strutture accreditate che addirittura non sono nell’agenda del Recup”. Secondo Simeone “Nonostante 4 piani straordinari, le liste di attesa sono sempre cresciute. Servono piani seri, aumentando l’orario di lavoro dei macchinari o stabilendo nuove convenzioni con i privati”.

Sui due temi ha risposto Monica Funiciello della direzione Salute: “Abbiamo il 70 per cento delle prestazioni che sono svolte entro i tempi previsti. Le prestazioni non erogate a causa della pandemia sono state quasi tutte recuperate, parliamo del 98,7 per cento del totale”, ha fatto sapere.

Per quanto riguarda le Pet, la nota di sintesi della commissione riferisce come Funiciello abbia spiegato che, “considerando la mobilità verso altre Regioni che abbiamo avuto nel biennio 2019-20, abbiamo attivato un piano per incrementare l’offerta di 7.500 prestazioni annue”.

“Stiamo lavorando, con due modalità differenti a seconda della compatibilità dei sistemi informatici, per inserire nel Recup tutte le strutture accreditate. E’ una situazione in continua evoluzione”, ha fatto sapere ancora Funiciello.

Sul terzo tema, quello del personale con limitazioni presente nelle aziende sanitarie, Maselli ha denunciato “punte addirittura oltre il 40 per cento, nel 2019, al policlinico Umberto I” e ha chiesto di cambiare “la modalità con cui vengono accertate le condizioni del lavoratore, affidando la valutazione a commissioni esterne alle aziende”.

Eleonora Alimenti per la direzione Salute, ha risposto che è in corso la raccolta dei dati dalle aziende sanitarie: “Al momento abbiamo solo dati disaggregati e non omogei, va considerato che la legge richiede la presenza di almeno l’8 per cento di personale con disabilità e che il dato complessivo delle limitazioni può ingannare, bisogna considerare che molte sono, ad esempio, prescrizioni temporanee dovute a infortuni o prescrizioni di lieve entità che riguardano l’utilizzo di dispositivi di protezione”, le parole di Alimenti riprese della sintesi della commissione

Sul tema è intervenuto anche il direttore regionale, Massimo Annicchiarico: “Dobbiamo partire dal presupposto – ha dichiarato – che la figura del medico competente nasce per tutelare i lavoratori, si può perfezionare il meccanismo, ma questo ruolo resta fondamentale. Bisogna anche cercare di intervenire a monte, sulla cosiddetta ergonomia del lavoro, in maniera da eliminare la causa che porta successivamente alle limitazioni”.

Quarto punto affrontato, quello della digitalizzazione della cartella clinica. Secondo Annicchiarico “il problema non è stato ancora risolto, ma molte aziende hanno fatto decisi passi in avanti per avere una documentazione che nasce digitale e che non deve essere scannerizzata successivamente. Va considerato che, al momento della dimissione del paziente, spesso la cartella non è completa. Consegnarla via mail è possibile, acquisendo preventivamente il consenso dell’interessato, visto che si tratta di dati sensibili, e usando la posta certificata. Questo è già realtà, lo ribadisco, in molte aziende, dobbiamo proseguire su questa strada”.

12 Aprile 2022

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