Lombardia. Caso camici, Fontana indagato per autoriciclaggio

Lombardia. Caso camici, Fontana indagato per autoriciclaggio

Lombardia. Caso camici, Fontana indagato per autoriciclaggio
Rogatoria in Svizzera sull’origine di 5,3 ml depositati su un conto del governatore lombardo. La questione rientra nell’indagine sull’affidamento diretto, in piena emergenza covid, di una fornitura di 75 mila camici e altri dpi, per oltre mezzo milione di euro, a Dama spa, società del cognato di Fontana di cui la moglie, Roberta Dini, detiene una quota. Da quel conto sarebbe infatti partito un bonifico di risarcimento al cognato dopo che l'accordo di fornitura è diventato donazione.

Una nuova bufera si abbatte sul presidente della Regione Lombardia, Attilio Fontana. Nell’ambito dell’indagine che vede già Fontana indagato per l’affidamento diretto di una fornitura di camici e dpi, per oltre mezzo milione di euro, alla società del cosgnato, di cui la moglie detiene una quota, è scaturito un nuovo filone di inchiesta riguardanti "5 milioni e 300 mila euro depositati su un conto Ubs a Lugano, prima gestiti attraverso due trust alle Bahamas, del presidente della Lombardia Attilio Fontana”, riferisce l’Ansa in un articolo di sintesi sulla vicenda.

Secondo quanto emerso, per cercare di risarcire il cognato per i mancati introiti, dopo che, a maggio, venne a galla il conflitto di interessi e la compravendita fu trasformata in donazione, “Fontana cercò di bonificargli 250mila euro provenienti dal suo conto a Lugano”. Un'operazione finita, spiega l’Ansa, nel mirino dell'antiriciclaggio della Banca d'Italia come sospetta e poi segnalata alla Gdf e alla Procura milanese. Da qui gli accertamenti nella seconda e parallela tranche d'indagine, anche attraverso l'Agenzia delle Entrate, e ieri l'avvio della rogatoria.

Gli approfondimenti, secondo l’Ansa, serviranno a “capire se davvero l'intera somma, scudata nel 2015, sia la generosa eredità lasciata dalla madre”. Il sospetto è che “parte di quella cifra sia frutto di un’evasione fiscale, anche con rimesse portate in Svizzera in contanti, ma che risulterebbe prescritta". Sotto osservazione di inquirenti e investigatori, in particolare, ci sarebbe il 2005, “anno in cui, in base agli accertamenti finora svolti e dei quali il Nucleo speciale di polizia valutaria della Gdf dà conto in un'informativa, il patrimonio su quel conto oltreconfine è passato da 2,5 a 4,3 milioni di euro. Un incremento al momento ritenuto anomalo, ma che per la difesa sarebbe effetto di un errore contabile”, conclude l’Ansa.

01 Aprile 2021

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