Lombardia. Una legge per cambiare i criteri di selezione dei manager Asl

Lombardia. Una legge per cambiare i criteri di selezione dei manager Asl

Lombardia. Una legge per cambiare i criteri di selezione dei manager Asl
E’ polemica sulla proposta di legge della Maggioranza che modifica i requisiti per poter essere nominato direttore generale di Asl e Ospedali. Per il Pd i nuovi criteri sono troppo elusivi. Replica la Lega: “La proposta va nella direzione giusta”. Voto in Consiglio regionale dopo Pasqua.

 
Requisiti e norme meno stringenti per la nomina dei direttori generali della sanità pubblica. E' quanto accadrà, come accusa il Pd del consiglio regionale della Lombardia, se verrà approvato subito dopo Pasqua, probabilmente nel Consiglio regionale del prossimo 17 aprile, il progetto di legge 144, noto anche come 'Modifiche ed integrazioni alla legge regionale 30 dicembre 2009, n. 33 (Testo unico delle leggi regionali in materia di sanità).
 
“Per diventare direttore generale sarà sufficiente aver conseguito un certificato di frequenza del corso di formazione in materia di sanità pubblica o un attestato di formazione manageriale entro 18 mesi dalla data della nomina – spiega il Pd lombardo – Ma solo chi è già stato inserito tra gli idonei si affretterà a fare il suddetto corso”. Il testo prevede infatti che “i direttori generali nominati sono tenuti a produrre, entro diciotto mesi dalla nomina, il certificato di frequenza del corso di formazione in materia di sanità pubblica e di organizzazione e gestione sanitaria o l’attestato di formazione manageriale in corso di validità”. Per i direttori sanitari sarà invece necessario il possesso della specializzazione 'preferibilmente' in una delle discipline dell'area della sanità pubblica o un titolo equipollente.
 
Inoltre, accusa il Pd, a differenza del progetto di legge da loro presentato lo scorso luglio, è stata eliminata “la necessità di dimostrare l'esperienza decennale in una struttura complessa al pari di quella dove si sarà nominati. Basterà invece una struttura semplice. Queste norme sono meno stringenti e propongono verifiche burocratiche e amministrative di corto respiro. La nostra intenzione era invece proprio quella di aprire una riflessione complessiva sul sistema delle nomine, completamente da rivedere, a nostro avviso, in Lombardia”.
In realtà, sulle nomine dei dg, la Giunta aveva introdotto, con una delibera del 2010, una stretta sui requisiti relativi al tipo di incarico svolto in precedenza per chi entrava a far parte dell’elenco idonei e aveva escluso, per la prima volta, chi aveva avuto una condanna, anche in via non definitiva per reati di concussione, corruzione e peculato. Ma il progetto di legge del Pd andava oltre proponendo criteri ancora più stringenti. Come quello di affidare la selezione dei nomi ad una commissione terza con i membri indicati dall’Università, Agenas e Istituto Superiore della Sanità e nominata dal Consiglio regionale, e di fissare un limite massimo di età 65 anni e di 2 mandati.
 
'Suggerimenti' riproposti sotto forma di emendamenti, poi bocciati la settimana scorsa dalla commissione Sanità del Consiglio regionale. Perché secondo la maggioranza il testo in discussione  è buono, a differenza degli emendamenti del Pd che “sono stupidi – commenta tranchant Stefano Galli della Lega Nord – in particolare quello del limite massimo d'età a 65 anni, che cozza con i 10 anni di esperienza in struttura complessa da loro richiesti. Se ad esempio io che lavoro in sanità vengo indicato a 55 anni a governare una struttura, quando raggiungerò i requisiti richiesti? A 65 anni appunto, età in cui si dovrebbe andare in pensione, secondo le volontà del Pd”. Quanto al poter presentare entro 18 mesi dalla nomina l'attestato di frequenza del corso di formazione in sanità pubblica o formazione generale, Galli precisa che “ciò non significa che verranno nominate persone inesperte. Valgono comunque i requisiti previsti dal decreto di riordino per le nomine dei direttori”.
 

06 Aprile 2012

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