Lombardia. Vergallo (Aaroi-Emac): “Positivo documento che regola attività medici e infermieri in ambulanza”

Lombardia. Vergallo (Aaroi-Emac): “Positivo documento che regola attività medici e infermieri in ambulanza”

Lombardia. Vergallo (Aaroi-Emac): “Positivo documento che regola attività medici e infermieri in ambulanza”
Le direttive fissate dall'Azienda regionale per l'emergenza-urgenza hanno sollevato polemiche. Ma Vergallo sottolinea: "Si tratta di un clamore di cui non comprendiamo le reali motivazioni", poiché il testo "richiama regole che appaiono adeguate e opportune".

Piena condivisione delle direttive contenute nel Documento 100/2014 dell’Azienda regionale per l’emergenza-urgenza (Areu) in Lombardia. E’ la posizione espressa dall’Aaroi Emac. “Si tratta di un documento – ha sottolineato il presidente nazionale Alessandro Vergallo – che non cessa di suscitare un clamore di cui l’associazione non comprende le reali motivazioni”.

Vergallo sottolinea che contro il documento emanato da Areu “si sono levate voci che si sono appellate in modo vario quanto stranamente collimante, nell’ordine, al ruolo prezioso del mondo del volontariato in sanità, alla legittimità giuridica del provvedimento, ad una altisonante difesa della deontologia professionale della categoria medica e di quella infermieristica, oltre a voler scongiurare nefaste conseguenze a danno dei cittadini”.

Tuttavia, osserva il presidente dell’Aaroi, il documento richiama regole di sistema che “appaiono adeguate. Anzi, quantomai opportune, a condizione di saper leggere e comprendere quanto chiaramente scritto”. Al contrario, “una sintetica analisi priva di pregiudizi non può far altro che prendere atto che tale documento non pone alcun divieto ai soccorritori qualificati di intervenire di volta in volta, in caso di necessità, secondo scienza e coscienza, oltre che sulla base delle proprie competenze professionali: semplicemente, precisa che “nel caso in cui tali figure vogliano effettuare una attività specifica che si discosti da quanto previsto per il soccorritore-esecutore, la responsabilità diretta nei confronti del paziente rimane in capo ai singoli soggetti”.

In ogni caso, Vergallo ricorda che il documento contestato “non autorizza tali soggetti a far valere la propria qualifica professionale nei confronti delle strutture operative di Areu e, a maggior ragione, per suo tramite nei confronti dell’utenza. Del resto, sarebbe ben strano il contrario”. In primo luogo, prosegue, “nessun ente ospedaliero autorizzerebbe un soggetto volontariamente resosi disponibile come barelliere ad operare nelle proprie strutture come medico o infermiere, anche se costui ne avesse la qualifica, e nessuno immaginerebbe di potersene stupire: qual è il vero motivo di tanto scandalo per l’Emergenza-Urgenza territoriale?”.

E, in secondo luogo, i medici e gli infermieri che lavorano per Areau “devono essere in possesso non solo del titolo professionale di medico o di infermiere, ma anche, necessariamente, di uno specifico percorso formativo che li qualifica ad operare in suo nome e per suo conto: quale logica mira a voler superare tale obbligo per chi svolge la sua attività in regime di volontariato, e – conclude Vergallo – soprattutto, a quale fine?”.
 

 

03 Settembre 2014

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