Milano. Riforma sanità, le proposte della Cisl. “Serve più attenzione alla medicina territoriale”

Milano. Riforma sanità, le proposte della Cisl. “Serve più attenzione alla medicina territoriale”

Milano. Riforma sanità, le proposte della Cisl. “Serve più attenzione alla medicina territoriale”
Una lettera al presidente Maroni per esprimere i propri dubbi sulla riforma e avanzare alcune proposte. A scriverla, il segretario generale della Cisl Milano Metropoli, Danilo Galvagni, che tra le altre cose osserva: “Cogliamo l'occasione per ristabilire un proficuo iter delle relazioni sindacali con la Regione".

La riforma lombarda della sanità non convince il segretario generale della Cisl Milano Metropoli, Danilo Galvagni, che d’intesa con la Cisl Medici, ha scritto una lettera al presidente della Regione Lombardia Roberto Maroni e alla Commissione Sanità per esprimere le proprie osservazioni su alcuni punti della riforma.

“La Riforma Sanitaria Lombarda – ricorda Galvagni – aveva tra i suoi fini anche quello di definire la sanità territoriale, dedicata principalmente a garantire la vicinanza delle cure ai pazienti cronici, ma anche ad alleggerire il carico di lavoro degli ospedali per le prestazioni di carattere non acuto”. Ma l’attuale testo della riforma non garantisce, secondo il segretario generale della Cisl Milano Metropoli, questi obiettivi.

Per Galvagni, infatti, “l'accorpamento dei poliambulatori milanesi con gli ospedali Bassini e di Sesto San Giovanni non pare idoneo alla realizzazione di una efficace risposta sanitaria territoriale milanese. Infatti i distretti ex ASL Milano con i MMG e i PLS sono distribuiti fra le ASST Niguarda, ASST Santi Paolo e Carlo e ASST Fatebenefratelli Sacco. Sarebbe più funzionale riunire le strutture poli-ambulatoriali specialistiche ed i distretti sotto un’unica ASST con un grade ospedale di riferimento, oppure piuttosto assegnare alle ASST Niguarda, Santi Paolo e Carlo e Fatebenefratelli Sacco oltre ai distretti già assegnati, i poliambulatori specialisti siti nella loro sfera di azione geografica”.

“Critica – secondo Galvagni – si presenta anche la realizzazione dell'ATS della città metropolitana per la vastità del territorio da gestire in funzione della ripartizione del personale amministrativo attualmente in servizio nelle ASL attualmente esistenti”.

Per il segretario generale della Cisl Milano Metropoli, inoltre, “i poliambulatorio Rugabella Expo era stato realizzato anche come progetto sperimentale territoriale milanese per una eventuale successiva diffusione sugli ambiti territoriali, qualora avesse ottenuto risultati positivi. Purtroppo ad un mese dalla chiusura di EXPO, nulla si sa del destino del poliambulatorio Rugabella, nonostante sia stato di ottimo supporto per i turisti e la popolazione milanese, in un periodo estivo, solitamente denso di disagi sanitari ospedalieri”.

Secondo Galvagni, “perplessità suscita la realizzazione della stabilizzazione del personale sanitario precario in quanto non se ne conoscono le modalità. Inoltre segnaliamo che il personale precario è composto da varie tipologie contrattuali ed il numero dei soggetti interessati ci pare superiore a quanto riferito dai dati regionali. Al riguardo saremmo grati se ci fossero forniti i dati a disposizione della Regione Lombardia con la suddivisione del personale in base alla tipologia di contratto. La problematica del precariato in funzione anche del ricambio generazionale – prosegue il segretario generale della Cisl Milano Metropoli – potrebbe essere superata da una moderna applicazione del contratto della medicina specialistica”. E “i nuovi giovani specialisti ambulatoriali potrebbero espletare parte del servizio presso gli ambulatori territoriali e parte presso i reparti ospedalieri. Qui svolgerebbero prestazioni di diagnostica e chirurgiche, per quelle branche che le prevedono. Ciò comporterebbe la possibilità di una gratificante crescita professionale per i medici e il superamento del blocco per i contratti della dipendenza, con un risparmio di spesa considerevole”.

Infine, secondo Galvagni, quella della riforma potrebbe essere “l'occasione per ristabilire un proficuo iter delle relazioni sindacali con la Regione Lombardia, che a cascata sarebbe trasmesso  alle strutture sanitarie periferiche”.

09 Ottobre 2015

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