Psichiatra uccisa nel 2013. Per i giudici “sicurezza piegata a budget”

Psichiatra uccisa nel 2013. Per i giudici “sicurezza piegata a budget”

Psichiatra uccisa nel 2013. Per i giudici “sicurezza piegata a budget”
Depositate le motivazioni della sentenza con la quale, lo scorso aprile, è stato condannato l'ex dg della Asl di Bari Domenico Colasanto per la morte di Paola Labriola, psichiatra uccisa a coltellate da un suo paziente in un centro di salute mentale di Bari. Per i giudici “vi è stata una sottovalutazione del rischio di aggressioni al personale” legata anche alla “impostazione economicistica delle funzioni della sanità, piegate alle esigenze del budget”.

"Vi è stata una sottovalutazione del rischio di aggressioni al personale, sia per l'adesione alle teorie basagliane contrarie alla militarizzazione dei Csm, sia per l'impostazione economicistica delle funzioni della sanità, piegate alle esigenze del budget, che denota la principale preoccupazione di molti manager pubblici della sanità, ossia l'equilibrio di bilancio, piuttosto che la tutela della salute e della sicurezza dei lavoratori”. Così i giudici del Tribunale di Bari hanno motivato la sentenza con la quale, nell'aprile scorso, è stato condannato l'ex dg della Asl di Bari Domenico Colasanto alla pena di 3 anni e 6 mesi di reclusione.

Secondo i giudici, il Dg non avrebbe garantito la sicurezza nel Centro di salute mentale di via Tenente Casale, nel quartiere Libertà di Bari, dove, il 4 settembre 2013, la psichiatra Paola Labriola è stata uccisa da un paziente con 57 coltellate.   

“La sottovalutazione del tema della sicurezza sul lavoro e la visione del criterio economico come guida principale dell'azione dei vertici dell'Asl – si legge in alcuni passaggi delle motivazioni della sentenza ripresi dall’Ansa   – ha determinato le scelte di Colasanto di non redigere il documento di valutazione dei rischi dei Centri di salute mentale e di non adottare adeguate misure prevenzionali, così creando le premesse per lasciare privo di adeguati presidi di sicurezza il Csm di via Casale, dove si è verificato il barbaro omicidio della dottoressa Labriola, che esercitava le sue funzioni con abnegazione in un Csm ad alto rischio di sicurezza”.

29 Ottobre 2021

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