Regional Summit. L’innovazione nella vaccinazione dell’adulto in Liguria

Regional Summit. L’innovazione nella vaccinazione dell’adulto in Liguria

Regional Summit. L’innovazione nella vaccinazione dell’adulto in Liguria
La nuova puntata di Regional Summit è dedicata alla vaccinazione nell’adulto in Liguria. Il nuovo vaccino contro l’Herpes Zoster potrà avere un impatto significativo nella seconda Regione più anziana d’Europa.
 

Il nuovo vaccino contro l’Herpes Zoster, oltre ad essere particolarmente efficace nella prevenzione della patologia, permette anche di evitare le sequele dolorose dell’infezione, in particolare la nevralgia posterpetica. E soprattutto permette la protezione della popolazione immunocompromessa. Tutto ciò è particolarmente rilevante nella seconda Regione più “anziana” d’Europa, la Liguria. Qui l’uso del nuovo vaccino per una malattia che colpisce prevalentemente gli anziani potrà avere un impatto significativo, con il contributo fondamentale dei Medici di Medicina Generale nella campagna vaccinale.

La vaccinazione dell’adulto in Liguria è stato il tema della nuova puntata di Regional Summit – il Format di Sics, Quotidiano Sanità e Popular Science dedicato ai grandi temi della medicina – realizzata con il contributo non condizionante di Gsk.

Sono intervenuti: Giovanni Toti, Presidente della Regione Liguria; Filippo Ansaldi, Direttore Generale di Alisa (Sistema Sanitario Regione Liguria); Angelo Schenone, Direttore UOC Clinica Neurologica IRCCS San Martino e Professore Ordinario in Neurologia Università di Genova e Andrea Stimamiglio, Segretario Regionale FIMMG.

“Come Regione Liguria siamo molto attenti alle vaccinazioni”, osserva Giovanni Toti, “l’anno scorso il numero di persone a cui è stato somministrato il vaccino anti-influenzale è quasi raddoppiato”. Il Presidente sottolinea come le vaccinazioni non siano fondamentali soltanto per la salute del singolo individuo, ma anche perché, liberando gli ospedali e la medicina del territorio, permettono che le risorse sanitarie vengano dedicate alle malattie che non possono essere prevenute.

I vantaggi del nuovo vaccino contro l’Herpes Zoster

Il nuovo vaccino ricombinante adiuvato contro l’Herpes Zoster da poco disponibile in Italia secondo Filippo Ansaldi è “particolarmente importante, perché oltre a garantire delle performance ottimali, con un’efficacia elevata che perdura nel tempo, ci permette di aprire la vaccinazione ai soggetti immunocompromessi”. Per il paziente non immunocompetente avere a disposizione un vaccino “vuol dire essere protetto da una malattia che può avere ripercussioni molto pesanti”.

L’Herpes Zoster non è altro che la riattivazione del virus della varicella (Varicella Zoster) il quale resta “nascosto” nelle cellule del sistema nervoso e può riattivarsi a causa di una diminuzione, anche transitoria, delle difese immunitarie, processo che si accentua naturalmente dopo i cinquant’anni. La malattia si manifesta come eruzione vescicolare e dolore. “All’inizio il dolore è nocicettivo”, spiega Angelo Schenone. “Il neurologo è coinvolto proprio perché c’è il dolore, ma il problema vero da questo punto di vista emerge quando l’infezione finisce e il dolore permane, cosa che succede nel 10, 15% dei pazienti.  Il dolore a questo punto non è più un sintomo, ma la malattia”. Questo dolore può rendere le persone più fragili meno autonome, provocare ansia e depressione. “Ben venga quindi un vaccino che previene l’eruzione cutanea ma, ancora più importante, il vaccino previene la comparsa del dolore e la sua cronicizzazione”.

Il ruolo dei Medici di Medicina Generale nella campagna di vaccinazione

“La chiave del successo delle vaccinazioni nell’adulto e nell’anziano sta nel rapporto con i Medici di Medicina Generale”, secondo Ansaldi. “Abbiamo davanti una grande riforma del Territorio, quindi oggi dobbiamo mirare a coperture elevate e domani a una riorganizzazione dell’offerta vaccinale”.

Andrea Stimamiglio concorda e sottolinea come il rapporto privilegiato, di fiducia, tra Medico di base e paziente e l’accesso all’anagrafe vaccinale permettano a questi specialisti di intervenire nelle campagne vaccinali: “ la regione Liguria ci ha dato acceso all’anagrafe vaccinale, in questo modo siamo a conoscenza della situazione vaccinale dei nostri pazienti. Da un punto di vista organizzativo è un grande passo avanti”.
Si potranno ottenere ulteriori benefici organizzativi e clinici con la “condivisione a livello distrettuale dei dati medici del paziente, sempre nel rispetto della privacy”.

Strategie di comunicazione per una campagna vaccinale efficace

La seconda parte dell’incontro è stata dedicata a un altro tema di rilievo: le strategie di comunicazione per una campagna vaccinale efficace. Sono intervenuti Jessica Nicolini, Portavoce del Presidente Regione Liguria; Tiziana Oberti, Giornalista Vice Direttore di Primocanale e Federico Mereta, Giornalista Scientifico.

Quello dei vaccini è un tema particolarmente delicato da trattare al livello di comunicazione, la trasmissione deve essere particolarmente attenta, come emerge in questi mesi di campagna vaccinale contro il Covid-19. I social media, spesso, non facilitano questo compito. “I social media tendono a rendere semplici delle situazioni complesse”, osserva Federico Mereta. “Un messaggio breve, da un titolo accattivante è più immediato e semplice da recepire rispetto a una riflessione, un percorso più articolato. I social hanno estremizzato la tendenza a volere una risposta rapida, semplice e in tempi rapidi”. Ma le risposte a volte non ci sono, e raramente sono semplici. “Anche imparare a comunicare questa incertezza è importante”.

D’altra parte, come sottolinea Jessica Nicolini, i social media possono anche essere utili, se usati con consapevolezza. “Permettono di arrivare a tantissime persone e di comunicare in tempo reale, e anche di rispondere alla disinformazione”. La Regione Liguria, oltre ad avere una sua pagina Facebook e una pagina Telegram “ha costruito una Task Force con tutti i comunicatori della sanità per far fronte alla disinformazione”.

Secondo Tiziana Oberti è anche fondamentale dare spazio ai dubbi e alle perplessità della popolazione, purché a questi dubbi rispondano esperti competenti che si basano su fatti e studi. “Bisogna ascoltare i dubbi, ma non amplificare la disinformazione. Perché le persone hanno voglia di capire, anche le più dubbiose o esitanti”.
C.d.F.

C.d.F.

02 Agosto 2021

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