Toscana. Suicidio in carcere, la Regione vara le iniziative per prevenirlo

Toscana. Suicidio in carcere, la Regione vara le iniziative per prevenirlo

Toscana. Suicidio in carcere, la Regione vara le iniziative per prevenirlo
Accoglienza qualificata per individuare gli indicatori di rischio, attenzione alle situazioni ambientali e logistiche che possano favorire suicidio e atti di autolesionismo. Queste le linee di indirizzo ispirate dal Comitato nazionale di bioetica e approvate di recente dalla Giunta.

Un’accoglienza qualificata e multiprofessionale, in grado di individuare i bisogni sanitari, sociali, psicologici e psichiatrici di ogni detenuto al suo arrivo in carcere. L’individuazione tempestiva degli indicatori di rischio. L’attenzione alle situazioni ambientali e logistiche che possano favorire suicidio e atti di autolesionismo. La stipula di appositi protocolli d’intesa tra le direzioni delle Asl e le direzioni degli istituti penitenziari. Sono queste le delle linee di indirizzo per la qualità della salute dei detenuti per il biennio 2011-2012, approvate di recente dalla Giunta. Il documento, elaborato da un apposito gruppo di lavoro, ispirandosi anche al documento prodotto sul tema dal Comitato Nazionale di Bioetica, sarà uno strumento condiviso tra Regione Toscana e Provveditorato Regionale dell’Amministrazione Penitenziaria (Prap) per mettere a punto tutti gli interventi necessari per individuare e trattare per tempo le situazioni di disagio e fragilità e prevenire il suicidio nelle carceri toscane.

“La privazione della libertà personale non deve portare alla perdita di altri diritti, tra cui quello alla salute – ha detto l’assessore al diritto alla Salute, Daniela Scaramuccia –. La salute è un diritto di tutti indistintamente. Tutti, che siano liberi cittadini o detenuti, sono uguali davanti alla malattia, e il trattamento penitenziario deve sempre assicurare il rispetto della dignità umana, senza alcuna discriminazione”. “Amministrazione penitenziaria e istituzioni sanitarie – ha proseguito – devono collaborare sempre più strettamente perché questo diritto sia garantito a tutti i detenuti, con il coinvolgimento della polizia penitenziaria, degli operatori dell’area educativa, e del personale sanitario”.

Le linee di indirizzo varate dalla Regione prevedono che in ogni presidio carcerario si realizzi un piano di accoglienza qualificato, con un’équipe multiprofessionale e la creazione di un percorso personalizzato per tutti i nuovi arrivati, in particolare per quei soggetti che risultano a rischio di suicidio. Che l’amministrazione penitenziaria e l’area sanitaria individuino congiuntamente percorsi di uscita dal carcere per i detenuti che risiedono nel territorio dove si trova l’istituto. L’accoglienza dei detenuti prevede un triage medico-infermieristico all’arrivo (anche con personale con esperienza di salute mentale), per individuare i bisogni sociali, psicologici e psichiatrici; nel caso emergano situazioni di rischio o particolare disagio, sarà necessaria anche una valutazione specialistica. Iniziative più specifiche – interventi psichiatrici e psicologici ambulatoriali, spazi riabilitativi, programmi personalizzati – dovranno essere poi concordate a livello territoriale, con protocolli tra gli istituti penitenziari e le aziende sanitarie in cui risiedono. Per il personale penitenziario e per quello sanitario saranno organizzati specifici progetti formativi.

Il suicidio in carcere, i dati italiani e quelli toscani

Il rischio di suicidio è più elevato per le persone in stato di detenzione, rispetto alla popolazione generale, con un rapporto 20 volte maggiore. Nelle carceri italiane nel 2009  il tasso di suicidi è stato di 116,5 su 100.000 detenuti; mentre il tasso registrato al di fuori del carcere è stato di 4,9 su 100.000 persone. Nel 2010, nelle carceri italiane i suicidi sono stati 55; 1.137 i tentati suicidi e 5.703 gli atti di autolesionismo.
La maggior parte dei suicidi in carcere avvengono nel primo periodo di detenzione: 61% dei casi riguarda reclusi da meno di un anno; 51,6% si verifica nei primi 6 mesi di reclusione; 17,2% nella prima settimana di reclusione. Il 62% dei decessi per suicidio in carcere riguarda utilizzatori problematici di sostanze.
Nel 2010 nelle carceri toscane sono stati accertati 2.342 “eventi critici”. Sono stati registrati 5 decessi per cause naturali, 6 suicidi, 168 tentati suicidi, 849 atti di autolesionismo e 638 scioperi della fame.

17 Ottobre 2011

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