Vaccini. In Lombardia un pediatra di famiglia su tre vaccina nel proprio studio

Vaccini. In Lombardia un pediatra di famiglia su tre vaccina nel proprio studio

Vaccini. In Lombardia un pediatra di famiglia su tre vaccina nel proprio studio
Il dato è stato presentato nel corso del congresso “Adolescente: focus vaccini. Il pediatra in prima linea per il nuovo piano regionale” promosso a Mlano dal Simpef-Sindacato medici pediatri di famiglia. Per il Simpef il pediatra di famiglia è “centrale” nelle strategie di prevenzione delle malattie trasmissibili e "sarebbe utile che tutti ne prendessero atto, anche perché sono le famiglie a chiederlo".

Oltre un terzo dei pediatri di famiglia lombardi ha l’abitudine di vaccinare nel proprio ambulatorio, sia nell’ambito di campagne pubbliche sia su richiesta dei genitori; questa attività è stata svolta per il 49% dal singolo pediatra e nel 51% dei casi in equipe tra pediatra, un altro medico o l’infermiere di studio. Inoltre, nella più recente esperienza regionale, il progetto di somministrazione negli ambulatori pediatrici del vaccino antimeningococco-b, attivato da Regione Lombardia dall’estate dello scorso anno per far fronte a liste d’attesa anche superiori ai 24 mesi, oltre la metà dei pediatri di famiglia lombardi che hanno aderito all’iniziativa, lo ha fatto da un lato per “convinzione personale sull’importanza che sia il pediatra la figura professionale deputata a vaccinare i più piccoli”, dall’altro per “vicariare un’esigenza non adempiuta dai Centri vaccinali”. Sono alcuni dei dati riassunti da Massimiliano Dozzi, Consigliere Simpef-Sindacato medici pediatri di famiglia, e presentati al congresso Adolescente: focus vaccini. Il pediatra in prima linea per il nuovo piano regionale, che si è svolto a Milano nel weekend.

“Si è trattato di un incontro tra pediatri di famiglia, esperti del settore, decisori pubblici, tecnici di assessorato e aziende sanitarie che aveva l’obiettivo di confrontarsi sulle rispettive visioni di un problema di strettissima attualità – ha spiegato Rinaldo Missaglia, Segretario nazionale Simpef. Ciò non solo perché di obbligo vaccinale o meno si discute quotidianamente nell’arena politica da ben oltre un anno o perché nel cosiddetto ‘contratto di governo’ è prevista una revisione della legge sull’obbligatorietà attualmente in vigore, ma soprattutto perché si tratta di una questione reale e sentita. Non passa giorno che non emergano, dalle cronache casi anche mortali di malattie prevenibili con la vaccinazione”.

“I numeri che abbiamo presentato – ha sottolineato Missaglia – testimoniano due cose: primo, il pediatra di famiglia crede fermamente nel proprio ruolo di referente naturale dei genitori per la tutela sanitaria dei piccoli assistiti e nella sua ‘centralità’ per le strategie di prevenzione delle malattie trasmissibili, sarebbe utile che tutti ne prendessero atto, anche perché sono le famiglie, con l’elevata soddisfazione che esprimono, a chiederlo; secondo, la rete dei pediatri di famiglia lombardi si dimostra reattiva e pronta a questo compito”.

L’impegno a “sostenere l'implementazione dei programmi vaccinali in base alle indicazioni regionali e in stretto raccordo con le Aziende socio-sanitarie territoriali, i pediatri di famiglia, i medici di medicina generale” è stato garantito da Marino Faccini, Responsabile del servizio profilassi malattie infettive e vaccinazioni dell’ATS Milano. “I risultati raggiunti in termini di recupero delle coperture vaccinali rappresentano un valore da mantenere e potenziare grazie al lavoro di rete di tutti gli attori del sistema vaccinale”, ha aggiunto.

Il convegno è stato anche l’occasione per fare il punto sulle novità in tema di vaccinazioni nell'adolescente e nel giovane adulto, in particolare per quanto riguarda la vaccinazione anti-meningococcica e quella contro l’HPV. “Gli adolescenti rappresentano un gruppo di persone che, per relazioni sociali, sessuali, sport e scuola, è particolarmente a rischio nei confronti di infezioni gravi come quelle causate dai meningococchi e dal papilloma virus – ha detto Silvia Ricci, Immunologia Pediatrica AOU Meyer, Firenze -. La cosa più importante è continuare a studiare con le giuste metodiche di laboratorio i microrganismi, in particolare i meningococchi, perché questi cambiano, si ‘baciano’ frequentemente – forse tanto quanto gli adolescenti – e si passano pezzetti genici strategici che aumentano la loro virulenza e quindi la loro pericolosità”.

Ad oggi “l'innovazione scientifica ha reso disponibili diversi preparati vaccinali efficaci, sicuri, ben tollerati nei confronti dei tipi di meningococco che causano maggiormente malattie invasive in Italia e nel mondo. È auspicabile che le fasce d'età più a rischio possano accedere sempre più alle vaccinazioni”, ha aggiunto Andrea Orsi, Dipartimento di scienze della salute, Università degli studi di Genova.

L’estensione della vaccinazione per l’HPV ai maschi, che “rappresenta un momento importante per la prevenzione di patologie con carico sociale e sanitario rilevante” è stata invece consigliata da Vincenzo Baldo, epidemiologo del  Dipartimento di scienze cardiologiche toraciche e vascolari, Unità operativa di igiene e sanità pubblica dell'Università di Padova. Baldo ha richiamato, inoltre, all’importanza delle reti di collaborazione tra professionisti e al fatto che per poter applicare il nuovo Piano vaccini, e raggiungere gli obiettivi indicati, si devono necessariamente coinvolgere attivamente le specifiche e diverse competenze presenti nei territori.

“Poiché la prevenzione si incardina in un’età quale quella adolescenziale, che rischia di risultare nell’organizzazione del sistema sanitario attuale un abitante la ‘terra di nessuno’, sarebbe necessaria l’estensione dell’età di competenza della pediatria di libera scelta fino alla maggiore età. Inoltre, occorrerebbe che le competenti Direzioni generali delle Regioni tornassero ad essere attente all’ascolto di chi conosce la realtà assistenziale pediatrica e considerassero i loro rappresentanti un valido supporto all’efficientamento del sistema. Infine, bisogna investire, non solo economicamente, nell’organizzazione dell’attività del pediatra di famiglia, che non può prescindere prioritariamente dalla messa a regime del servizio di supporto del personale amministrativo e/o infermieristico negli studi”, è la ricetta conclusiva del Segretario Simpef Missaglia.

12 Giugno 2018

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