Allergie. Graminacee responsabili del 70% dei casi in Italia

Allergie. Graminacee responsabili del 70% dei casi in Italia

Allergie. Graminacee responsabili del 70% dei casi in Italia
Queste piante, molto diffuse nel nostro paese, rappresentano una delle principali cause di allergia. In alcuni casi, un’arma per combattere la patologia e i potenziali problemi conseguenti (tra cui anche l’asma) è l’immunoterapia specifica, “l’unico trattamento che agisce contro le cause e non solo contro i sintomi”, spiega il presidente della SIAAIC Giorgio W. Canonica. Ecco come funziona

La maggior parte delle reazioni allergiche nel nostro paese sono causate dai pollini delle graminacee, che ‘colpiscono’ oltre due terzi del totale delle persone allergiche. In certi casi, però, nelle mani del paziente, uno strumento utile può essere determinato dall'immunoterapia specifica, come illustra la Società Italiana Allergologia Asma e Immunologia Clinica (SIAAIC).

In generale, questo è il periodo in cui l’attacco allergico è più forte e diffuso, dato che la stagione primaverile e l’impennata delle temperature la fioritura ha raggiunto il suo massimo.
I pollini si diffondono in ‘nuvole’ attraverso il vento, in un meccanismo di gruppo legato alla produzione di massa – e in generale una spiga può produrre da sola in media sette milioni di granuli di pollini.
Inoltre, sul territorio italiano, le graminacee sono ampiamente diffuse e diversificate, contando circa 9.500 specie diverse: tra queste, riso, frumento e mais, elementi importanti della dieta. I sintomi dell’allergia variano molto da paziente a paziente e possono portare a svariate conseguenze, tra cui in certi casi anche sinusiti, disturbi del sonno e sviluppo di asma.
 
Per combattere l'allergia e le conseguenze che ne possono derivare, l’Organizzazione Mondiale della Sanità riconosce da oltre 10 anni l'immunoterapia specifica, più comunemente e impropriamente chiamata ‘vaccino’, suggerendone l’utilizzo.
Questa possibilità rappresenta “l’unico trattamento in grado di portare alla remissione o alla guarigione dell’allergia, dato che agisce sulle cause dell’allergia, e non solo sui sintomi, e di modificarne la storia naturale”, spiega il Professor Giorgio Walter Canonica, Direttore della Clinica di Malattie dell’Apparato Respiratorio e Allergologia Di.M.I. IRCCS San Martino Genova, e Presidente Società Italiana Allergologia Asma e Immunologia Clinica (SIAAIC). “L’Immunoterapia Specifica, consiste nella ripetuta somministrazione di estratti allergenici ad individui sensibilizzati con lo scopo di ridurne la risposta immunologica e clinica. La decisione di sottoporre un paziente a questo tipo di terapia deve essere preceduta da una attenta valutazione, sia della condizione clinica, sia del ruolo degli agenti allergologici scatenanti. La fase iniziale della terapia prevede la somministrazione di dosi scalari, progressivamente crescenti, fino a raggiungere un dosaggio di mantenimento che viene ripetuto ad intervalli regolari nel tempo”.
E non è tutto. Infatti, “numerosi studi scientifici”, continua il Prof. Canonica, “dimostrano come l’Immunoterapia Specifica sia in grado di prevenire nuove sensibilizzazioni ad allergeni differenti e riduca la possibilità di sviluppare asma nei pazienti con rinite allergica causata da allergeni inalanti, inclusi i pollini”.

In questi giorni, a Copenhagen, durante l’European Academy of Allergy and Clinical Immunology 2014, si sta discutendo della sicurezza e dell’efficacia dell’Immunoterapia Specifica nella modalità di somministrazione sublinguale. Un tema recentemente trattato nel position paper “Sublingual immunotherapy: World Allergy Organization position paper 2013 update: questo documento, spiega il Professor Canonica, coordinatore della stesura delle due edizioni dei paper, ha tracciato le linee guida del settore, basandosi sul modello delle raccomandazioni dell'Organizzazione Mondiale della Sanità (OMS).

“Inoltre L’FDA, Agenzia Regolatoria del Farmaco degli Stati Uniti, ha recentemente approvato la terapia sublinguale, allineandosi a quanto già fatto dall’EMA (European Medicines Agency)”, conclude il Professore. “Questa notizia, oltre a portare ulteriore  rilevanza ed ufficialità alla terapia,  aprirà le porte ad un maggiore  impiego terapeutico della terapia”.

11 Giugno 2014

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