Antibioticoresistenza. Per i medici ambientali serve una cabina di regia nazionale

Antibioticoresistenza. Per i medici ambientali serve una cabina di regia nazionale

Antibioticoresistenza. Per i medici ambientali serve una cabina di regia nazionale
Il Presidente della Società Italiana di Medicina Ambientale: “Intervenire in ambito zootecnico per capillare controllo veterinari in prescrizione e somministrazione farmaci. Maggiori sforzi anche nella lotta mirata a infezioni in ambiente ospedaliero”.

“Con oltre 3.000 principi attivi presenti nell’ambiente (dalle acque di falda e superficiali, fino ai suoli e alle catene alimentari), l’antibiotico-resistenza sta diventando un problema così importante che molto presto potrebbe portare alla perdita delle conquiste che abbiamo ottenuto nella lotta alle malattie infettive dal dopoguerra ad oggi (basti pensare alle forme di tubercolosi estremamente resistenti che non sappiamo quasi più come trattare)”. È quanto dichiara in una nota il prof. Alessandro Miani, presidente della Società Italiana di Medicina Ambientale (SIMA).
 
“Ma non solo: proviamo a immaginare cosa succederebbe se dovessimo bloccare le attività chirurgiche per indisponibilità di terapie antibiotiche. Questa allarmante prospettiva deriva dal fatto che sono pochissime le nuove molecole antimicrobiche in fase di sviluppo o di sperimentazione clinica nel mondo, mentre aumentano le resistenze dei batteri agli antibiotici utilizzati fino ad oggi – prosegue -. In sintonia con il piano d'azione della strategia One Health dell’Unione europea – che mira a collegare le dimensioni della salute umana, ambientale e animale – SIMA chiede di considerare nel loro complesso tutte le cause dell'antibiotico-resistenza per riuscire ad incidere sui punti critici. In particolare, è necessario affrontare il nodo cruciale dell’enorme uso di antibiotici negli allevamenti intensivi dal pollame agli animali di grandi taglia, che viene spesso minimizzato ma è  invece responsabile di resistenze agli antimicrobici riscontrabili sia nei tessuti animali che nelle deiezioni disperse in ambiente o infilanti la falda”.
 
“Intervenire in ambito zootecnico con un capillare controllo dei veterinari nella prescrizione e somministrazione di antibiotici è dunque indifferibile almeno quanto continuare a stimolare i medici e i pazienti a riservare l’assunzione di queste preziose armi antibatteriche ai casi realmente necessari. Infine, maggiori sforzi vanno profusi nella lotta mirata e proporzionata alle infezioni in ambiente ospedaliero – sottolinea ancora Miani -, dove vanno selezionandosi sempre più spesso ceppi così resistenti da mettere in alcuni casi a rischio la stessa vita dei pazienti. È quindi necessario coinvolgere la comunità medica attiva negli ospedali e negli ambulatori territoriali (e attraverso questi ultimi anche i pazienti) a prendere sempre più consapevolezza del problema, ma soprattutto attivare una cabina di regia nazionale con articolazioni regionali con l’inclusione dei veterinari a partire dagli ordini professionali e dai servizi dei dipartimenti di prevenzione delle Asl”.

22 Novembre 2019

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