Intossicazioni acute. Allarme dei pediatri: in Italia su 60mila casi, un terzo sono bambini. Farmaci responsabili nel 45% dei casi

Intossicazioni acute. Allarme dei pediatri: in Italia su 60mila casi, un terzo sono bambini. Farmaci responsabili nel 45% dei casi

Intossicazioni acute. Allarme dei pediatri: in Italia su 60mila casi, un terzo sono bambini. Farmaci responsabili nel 45% dei casi
L’“avvelenamento” nell’88% dei casi avviene in ambito domestico, il 92% è accidentale. Nella prima infanzia la causa principale di intossicazione acuta è legata alla somministrazione non corretta di farmaci (sovradosaggio e l’interazione). Occhio anche ai prodotti per l’igiene domestica (26% delle intossicazioni acute). “Conservate i prodotti potenzialmente tossici, anche farmaci, fuori dalla portata dei bambini”, mette in guardia la Società Italiana di Medicina di Emergenza ed Urgenza Pediatrica.

In Italia sono circa 60.000 i casi di intossicazioni acute registrati nell’ultimo anno, 19.500 dei quali bambini e adolescenti fino a 17 anni. Questi i dati allarmanti presentati in occasione del Congresso della Società Italiana di Medicina di Emergenza ed Urgenza Pediatrica (Simeup) – Sezione Umbria che da oggi al 30 marzo vedrà riuniti a Perugia i massimi esperti di pediatria con l’obiettivo di discutere di importanti aspetti legati alle patologie emergenti del bambino.

“Nel nostro Paese – spiega la Simeup Umbria in una nota – le intossicazioni acute in età pediatrica rappresentano oltre il 40% dei casi di avvelenamento segnalati ai Centri Anti Veleno (CAV) e costituiscono il 3% dei ricoveri ospedalieri e il 7% dei ricoveri d’urgenza, con un tasso di mortalità che oscilla tra 0,1% e 0,3%”.

Principali responsabili del 45% delle intossicazioni acute sono i farmaci. A seguire prodotti per l’igiene domestica (26%), pesticidi (7%), alimenti (4,7%), prodotti industriali (3%), piante (2,3%).

Nausea, vomito, tachicardia, cefalea e, nei casi più gravi, perdita di coscienza e convulsioni. Questi i principali sintomi delle intossicazioni acute che possono manifestarsi immediatamente dopo l’ingestione/inalazione oppure presentarsi anche dopo 12-48 ore. Nell’88% dei casi l’ambito domestico è il luogo principale in cui avviene l’intossicazione e il 92% si verifica in maniera accidentale.

“Davanti a un sospetto di avvelenamento è indispensabile individuare la tipologia della sostanza tossica ingerita e consultare immediatamente il pediatra o recarsi tempestivamente in un Pronto Soccorso – commenta la Prof.ssa Susanna Esposito, Coordinatore Scientifico del Congresso Simeup Umbria e Professore Ordinario di Pediatria all’Università degli Studi di Perugia -. È altrettanto opportuno ricordare di non indurre il vomito in caso di ingestione schiumogena o caustica. Nel caso in cui vi fosse un contatto cutaneo è necessario rimuovere gli indumenti contaminati e lavare accuratamente la cute, senza strofinare con acqua corrente, mentre nel caso di contatto con gli occhi è opportuno un lavaggio prolungato a palpebre aperte con acqua a getto continuo. Si tratta di misure generali di primo soccorso pre-ospedaliero che possono rivelarsi importantissime. Fondamentale, poi, portare con sé il contenitore della sostanza responsabile e accertarsi della quantità ingerita e del tempo trascorso dall'assunzione.”

Nel lattante e nella prima infanzia la causa principale di intossicazione acuta è da attribuirsi alla non corretta somministrazione di farmaci: “il sovradosaggio e l’interazione tra più principi attivi possono portare ad intossicazione”, spiega la Simeup Umbria.

“Il bambino acutamente intossicato, soprattutto nei primissimi anni di vita, può presentare un quadro clinico molto diverso rispetto all’adulto – evidenzia Franca Davanzo, Direttore S.C. Centro Antiveleni Dipartimento Emergenza Urgenza – E.A.S. Ospedale Niguarda di Milano -. Questo in rapporto all’immaturità anatomo-funzionale degli organi bersaglio. La conoscenza di tali specificità è essenziale per il pediatra e per l’infermiere chiamati al primo intervento e alla successiva assistenza del bambino intossicato, sul territorio o in Ospedale. Solo dopo i 5-6 anni di età, soprattutto per quanto riguarda le alterazioni dello stato di coscienza, la risposta clinica all’insulto tossico diventa simile a quella dell’adulto”.

La Simuep Umbria evidenza come le intossicazioni acute in età pediatrica si registrino soprattutto in fasce orarie in cui i genitori sono impegnati nella preparazione dei pasti e conseguentemente meno attenti alla sorveglianza dei bambini.

“Nella maggior parte dei casi, gli avvelenamenti accidentali potrebbero essere evitati seguendo delle precise regole”, avverte la Società Italiana di Medicina di Emergenza ed Urgenza Pediatrica:
•    Conservare i prodotti potenzialmente tossici, anche farmaci, fuori dalla portata dei bambini
•    Non travasare questi prodotti in recipiente ad uso alimentare
•    Non mixare prodotti diversi per l’igiene domestica, ad esempio acidi con candeggina
•    Non somministrare farmaci senza prescrizione medica e attenersi scrupolosamente al foglietto illustrativo
•    Conservare i farmaci nella loro confezione originale e non lasciarli incustoditi
•    Non ingerire bacche o parti di piante
•    Non raccogliere funghi se non si è particolarmente esperti e tanto meno ingerirli
•    Verificare il corretto funzionamento degli impianti di riscaldamento per contrastare il rischio di intossicazione da monossido di carbonio

28 Marzo 2019

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