Messo a punto dal Mit un chip wireless per l’assunzione automatizzata di farmaci  

Messo a punto dal Mit un chip wireless per l’assunzione automatizzata di farmaci  

Messo a punto dal Mit un chip wireless per l’assunzione automatizzata di farmaci  
Inserito sotto pelle, può essere ‘caricato’ con più farmaci contemporaneamente e può rilasciarli automaticamente in un momento prestabilito oppure a comando, tramite un innesco via radio. Non è fantascienza ma realtà e l'ha realizzato il Massachusetts Institute of Technology.

Da quando 15 anni fa si pensò che sarebbe stato possibile realizzare un chip wireless impiantabile nel corpo e capace di trasportare i farmaci nell’organismo, i ricercatori del Massachusetts Institute of Technology sono impegnati nel tentativo di svilupparlo. Tentativo che potrebbe oggi essere stato coronato da successo: in un lavoro pubblicato su Science Translational Medicine, gli scienziati hanno infatti dichiarato di essere riusciti a somministrare tramite un dispositivo di questo tipo la dose giornaliera di medicine a 7 pazienti malate di osteoporosi.
 
Il farmaco usato si chiama teriparatide, e viene di solito somministrato tramite iniezione.Il risultato rappresenta il primo test dell’apparecchio con esito positivo, che stocca al suo interno fino a 20 dosi di medicinale e non sembra presentare effetti collaterali. Per l’impianto è necessario un intervento in anestesia locale della durata di mezz’ora, e il dispositivo rimane nel corpo del paziente per circa quatrro mesi.
Le riserve di farmaco contenute nel chip sono incapsulate in un sottile strato di platino e titanio, che si scioglie quando percorso da una piccolissima scarica elettrica, rilasciando la cura. Poiché l’apparecchio è programmabile la liberazione del medicinale nell’organismo può essere sia fissata inizialmente che innescata da piccola distanza con un telecomando che comunica su una frequenza radio particolare, chiamata Medical Implant Communication Service (MICS). “È come avere una farmacia in un chip”, ha spiegato Robert Langer, del Koch Institute del MIT. “Il rilascio è tramite controllo remoto, può essere effettutato più volte a intervalli regolari e si possono usare più farmaci diversi contemporaneamente”.
Nello studio, i ricercatori hanno testato il chip su sette donne affette da osteoporosi, dimostrando che i tassi di formazione ossea nelle pazienti a cui era stato impiantato l’apparecchio erano simili a quelli trattati con il metodo tradizionale.
 
L’azienda MicroCHIP che ha prodotto il dispositivo sta già lavorando ad una nuova versione, capace di immagazzinare un numero maggiore di dosi di farmaco e che possa essere controllato da telecomandi che funzionano a distanze più grandi.
Ma secondo i ricercatori questo apparecchio potrebbe non essere utile solo nel caso di osteoporosi, ma anche per tutte quelle malattie che possono richiedere una somministrazione pianificata nel tempo o in alcuni casi tempestiva, come cancro e sclerosi multipla, o diabete di tipo 1. “I pazienti che presentano malattie croniche o che devono effettuare terapie del dolore, o infine che hanno bisogno di iniezioni giornaliere o ancor più frequenti potrebbero beneficiare moltissimo di questo chip”, ha spiegato Robert Farra, primo autore dello studio e presidente di MicroCHIPS.
“Per quest’ultimo tipo di patologie, in particolare, i pazienti possono trovarsi in difficoltà a dover fare numerose iniezioni, soprattutto se devono farle da soli”, ha aggiunto Michael Cima, ricercatore del MIT. “Ma il nostro dispositivo risolve definitivamente il problema e in futuro potrebbe portare a regimi farmacologici totalmente automatizzati, per cui il paziente non dovrà neanche preoccuparsi di ricordare di prendere le proprie medicine”.
Laura Berardi

19 Febbraio 2012

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