Artrite psoriasica. Un nuovo percorso virtuoso per il paziente, un nuovo paradigma terapeutico per il clinico

Artrite psoriasica. Un nuovo percorso virtuoso per il paziente, un nuovo paradigma terapeutico per il clinico

Artrite psoriasica. Un nuovo percorso virtuoso per il paziente, un nuovo paradigma terapeutico per il clinico
È una patologia che colpisce circa 250mila persone in Italia, con importanti ricadute sulla qualità di vita dei pazienti e sui costi diretti e indiretti per i loro trattamenti, che coinvolge la pelle e l’apparato muscolo-scheletrico. L’artrite psoriasica è stata al centro di un incontro supportato da Celgene all'interno del 52° Congresso nazionale della Società italiana di reumatologia (Sir) conclusosi lo scorso 328 novemre a Rimini.

È una patologia che colpisce circa 250mila persone in Italia, con importanti ricadute sulla qualità di vita dei pazienti e sui costi diretti e indiretti per i loro trattamenti, che coinvolge la pelle e l’apparato muscolo-scheletrico. L’artrite psoriasica è stata al centro di un incontro supportato da Celgene all'interno del 52° Congresso nazionale della Società italiana di reumatologia (Sir), che si è tenuto dal 25 al 28 novembre al Palazzo dei Congressi di Rimini.
 
All'incontro hanno partecipato il presidente della SIR, Ignazio Olivieri, responsabile del Dipartimento di Reumatologia dell'Azienda Ospedaliera regionale San Carlo di Potenza, Giampiero Girolomoni, presidente della Sidemast (Società italiana di Dermatologia medica, chirurgica, estetica e delle malattie sessualmente trasmesse), direttore di Dermatologia e Venereologia alla Scuola di Medicina e Chirurgia dell'Università di Verona e Luca Degli Esposti, amministratore di Clicon srl-Health economics & outcome research di Ravenna.

Nel suo intervento introduttivo, Olivieri ha acceso i riflettori sul concetto terapeutico “chiave” per affrontare questa patologia: la multidisciplinarietà. “Oggi non parliamo più di artrite psoriasica – ha detto Olivieri – ma di malattia psoriasica, ovvero di una patologia che può colpire la cute e le unghie da un lato e l'apparato muscolo scheletrico, le articolazioni, le inserzioni e le guaine tendinee dall'altro". Dermatologi e reumatologi, quindi, devono collaborare quanto più possibile, anche perché l’armamentario terapeutico si è arricchito di farmaci che agiscono sia sulla componente dermatologica della malattia, sia su quella reumatologica”.

La collaborazione fra dermatologo e reumatologo deve partire prestissimo: tanto più precoce è la diagnosi, tanto maggiori saranno le possibilità di istituire un piano terapeutico efficace. “Nell' 80% dei casi – ha aggiunto Olivieri – le manifestazioni cutanee precedono quelle articolari. Per cui il dermatologo si trova in una posizione privilegiata per indirizzare il paziente verso il reumatologo. Una collaborazione tra specialisti che diventa ancora più importante nella fase terapeutica".
 
“L'artrite nella stragrande maggioranza dei casi compare a distanza di tempo dalla comparsa della psoriasi – ha aggiunto Girolomoni – Quindi il paziente tipico è un paziente giovane che ha la psoriasi e che, a distanza di sette, otto o dieci anni, inizia a sviluppare dolori articolari, gonfiori ai tendini e alle articolazioni. Ed è il dermatologo che segue questo paziente a dover cogliere le fasi iniziali della malattia e poi indirizzarlo allo specialista reumatologo".
Dall'inizio degli anni Duemila la terapia ha fatto passi da gigante: dai primi farmaci biologici anti-Tnf, che bloccano le interleuchine-12,-23 e-17, si è arrivati a una terapia di nuova concezione, Apremilast, presentato proprio al congresso.
 
Apremilast non è un farmaco biologico, ma agisce bloccando la fosfodiesterasi, un enzima che sta alla base della catena infiammatoria. Presenta il grande vantaggio di poter essere somministrato per via orale. Anche nell’ottica di una gestione farmaco-economica efficace e sostenibile, la diagnosi precoce è fondamentale. Come ha sottolineato Degli Esposti, amministratore di Clicon srl – Health economics & outcome research, l’artrite psoriasica ha costi diretti e indiretti non indifferenti, anche legati al fatto che questa patologia è gravata da un aumento del rischio cardiovascolare e da una frequenza maggiore di malattia metabolica (ipertensione, obesità, e diabete).
 
A margine dei lavori Gianni de Crescenzo, direttore medico di Celgene Italia, ha spiegato come l'azienda, già molto impegnata nell'ematologia e nell'oncologia, con Apremilast si stia aprendo all'immunologia. “Per noi è un prodotto molto importante perché va a coprire uno spazio terapeutico che intercorre dal momento in cui non possono essere utilizzati, o falliscono i primi farmaci come i Dmard o i topici, al momento in cui bisogna utilizzare farmaci biologici. Un bisogno terapeutico fino a oggi non coperto”. 

02 Dicembre 2015

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