Balbuzie. È anche “colpa” del metabolismo del cervello

Balbuzie. È anche “colpa” del metabolismo del cervello

Balbuzie. È anche “colpa” del metabolismo del cervello
La spettroscopia con risonanza magnetica evidenzia cambiamenti metabolici diffusi nelle strutture del cervello associate con la balbuzie, comprese quelle coinvolte nella produzione linguistica ed emozionale. È quanto emerge da uno studio statunitense pubblicato da JAMA Psychiatry.

(Reuters Health) – La spettroscopia con risonanza magnetica evidenzia cambiamenti metabolici diffusi nelle strutture del cervello associate con la balbuzie, comprese quelle coinvolte nella produzione linguistica ed emozionale. È quanto emerge da uno studio statunitense pubblicato da JAMA Psychiatry.
 
“Clinicamente, la balbuzie è un danno focale. Tuttavia, in linea con altri studi di neuroimaging, questo ha rivelato effetti della balbuzie su neurometaboliti in tutto il cervello”, ha detto Joseph O’Neill, dell’University of California, principale autore dello studio. “Gli studi di neuroimaging hanno riportato effetti della balbuzie nella corticale e nelle regioni subcortical.”.
 
Lo studio
Per chiarire ulteriormente la neurofisiologia della balbuzie, O’Neill e colleghi hanno usato la spettroscopia per esaminare la ratio tra l’N-acetil-aspartato e il N-acetil-aspartilglutammato (NAA), la creatina (Cr) e i composti colinici (CHO) in queste regioni del cervello. Nello studio sono stati esaminati 22 bambini e adolescenti con balbuzie e 25 controlli senza balbuzie. Inoltre sono stati inclusi 20 adulti con balbuzie e 27 controlli adulti senza balbuzie. La ratio NAA:Cr è risultata più bassa nei pazienti con babuzie nella parte destra della corteccia frontale e in quella inferiore frontale della sostanza bianca. Quella Cho:Cr è invece risultata più alta nella corteccia temporale superiore bilaterale e nella sostanza bianca temporale superiore nel talamo. “Questa indagine suggerisce che i disturbi neuronali o il metabolismo della membrana contribuiscono alla patogenesi della balbuzie”, ha concluso O’Neill.
 
Fonte: JAMA Psychiatry 2016
 
David Douglas
 
(Versione italiana di Quotidiano Sanità/Popular Science) 

David Douglas

30 Novembre 2016

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