Cancro al pancreas. La causa in un particolare complesso proteico

Cancro al pancreas. La causa in un particolare complesso proteico

Cancro al pancreas. La causa in un particolare complesso proteico
All’Università di Stanford sono riusciti a fare quest’incredibile scoperta solo grazie alle più recenti tecniche di analisi genomica: non è una singola mutazione a generare uno dei più terribili tumori dell’uomo, ma alterazioni nelle diverse parti del complesso proteico SWI/SNF.

Molte scoperte negli ultimi anni sono state possibili solo grazie a importanti avanzamenti tecnologici. Ultima in ordine di tempo quella frutto di una ricerca dell’Università di Stanford: variazioni in un complesso proteico, conosciuto perché responsabile dell’espressione del Dna, giocherebbero un ruolo centrale nello sviluppo del cancro al pancreas, uno tra i tumori più terribili, che spesso non viene riconosciuto in tempo e per questo ha una sopravvivenza media piuttosto bassa. Lo studio http://med.stanford.edu/ism/2012/january/pollack.html è stato pubblicato su Pnas.

Lo studio
I ricercatori hanno scoperto che almeno una delle subunità proteiche che formano il complesso SWI/SNF (acronimo per SWItch/Sucrose NonFermentable, un composto formato da numerose proteine, prodotto dei due geni SWI e SNF) risultava cancellata, mutata o spostata in un terzo degli adenocarcinomi considerati dal team di ricerca. Il ruolo di questo complesso proteico non era stato mai scoperto proprio perché queste variazioni risultano sparse sulle sue cinque complesse subunità. In altre parole, se un paziente presentava una mutazione su un pezzetto del complesso, un altro poteva presentarla su un’altra subunità. Ognuna di queste variazioni, presa singolarmente, risultava essere rara.
Per arrivare a questa scoperta, che potrebbe avere importanti applicazioni nella lotta al tumore, gli scienziati hanno usato una tecnica innovativa chiamata array comparative genomic hybridization (CGH), capace di individuare le differenze tra le cellule epiteliali sane e quelle cancerogene. La tecnica si basa sulla capacità di ogni sequenza di Dna di trovare e legarsi alla sequenza formata dai nucleotidi complementari. Controllando a quali sequenze si legasse il Dna di ogni subunità, i ricercatori sono stati capaci di controllare se ci fossero parti ripetute, cancellate o modificate in regioni specifiche del genoma.
I tessuti cancerosi analizzati sono stati 70. Ognuna delle diverse alterazioni era presente in percentuali che potevano variare dal 5 al 10 per cento. Ma complessivamente più di un terzo dei tessuti controllati presentava almeno un esempio di sequenze cancellate, spostate o cambiate in una delle cinque subunità.

Le applicazioni
I ricercatori però, hanno anche osservato che se si ristabiliva la corretta espressione di questi pezzetti mancanti o difettosi, in laboratorio si poteva rallentare la crescita del tumore e farne entrare le cellule in stato di senescenza, in modo dunque che queste non si riproducessero più in maniera incontrollata. “Abbiamo imparato come alterare questo particolare complesso proteico possa modificare la progressione della malattia”, ha spiegato Jonathan Pollack, docente di Patologia alla scuola di medicina di Stanford. “L’effetto più grande si ha cambiando l’espressione dei geni associati a queste proteine”, ha spiegato.
Ad oggi infatti gli scienziati stanno cercando di definire nello specifico quali siano i geni importanti per la crescita del cancro al pancreas, cercando di scoprire quali siano quelli che portano alla sovraespressione delle subunità del complesso SWI/SNF.

Laura Berardi

11 Gennaio 2012

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