Cancro. Cure personalizzate. Mantovani (Federico II): “Con la crisi sono la soluzione, non il problema”

Cancro. Cure personalizzate. Mantovani (Federico II): “Con la crisi sono la soluzione, non il problema”

Cancro. Cure personalizzate. Mantovani (Federico II): “Con la crisi sono la soluzione, non il problema”
Massimizza gli outcome, migliora la qualità della vita dei pazienti, evita rischi inutili e fa risparmiare: quella delle cure oncologiche personalizzate sembra essere proprio un esempio di ricerca che fa bene sia ai pazienti che al sistema sanitario. Intervista ad uno dei massimi esperti mondiali di Farmacoeconomia.

“Selezionare i pazienti in base alla probabilità, nota a priori, che hanno di rispondere alla terapia, equivale sia a trattare solo chi è destinato a beneficiare dalla terapia stessa, sia ad evitare di trattare chi non ne beneficerebbe, ma ne avrebbe solo gli eventi avversi”.
 
Insomma, secondo Lorenzo Mantovani, docente all’Università Federico II di Napoli ed esperto mondiale di Farmacoeconomia, le cure personalizzate non solo sono il futuro della ricerca, ma potrebbero portare benefici anche dal punto di vista economico. Oltre che da quello medico, soprattutto in campo oncologico. Questo ed altro ci ha spiegato il ricercatore, che abbiamo contattato proprio per parlare di personalizzazione della terapia.
 
In un periodo di crisi come quello che stiamo attraversando, tutti campi di ricerca devono purtroppo fare i conti con tagli e ristrettezze. In Italia, in particolare, nell’ultimo periodo sono stati chiusi interi centri di ricerca, e la sanità ha sofferto riduzioni al bilancio inimmaginabili.
Assolutamente legittimo, ma anche semplice, dire che la ricerca non va tagliata, ma come si fa quando i soldi non ci sono o si vogliono investire in altro? La risposta è semplice: si punta su quello che darà il massimo risultato con la minima spesa.
In oncologia, secondo Mantovani, questo vuol dire puntare sulle cure personalizzate. “Significa concertare le risorse su chi risponderà a una terapia specifica, evitando di perderle su chi invece non lo farà, e magari potrebbe rispondere ad una terapia differente”, ci ha spiegato. “A livello di popolazione, la personalizzazione della terapia significa da una parte massimizzare outcome e qualità di vita e dall’altra evitare rischi inutili per i pazienti, per i quali un dato trattamento potrebbe rivelarsi solo dannoso. Ma non solo. Mettere in piedi un sistema di cura personalizzata vuol dire usare le risorse là dove produrranno il massimo di salute”.
Insomma, una situazione che porta benefici a tutti, sia ai pazienti che al sistema sanitario. “In altre parole significa migliorare il rapporto rischio beneficio delle terapia e, contemporaneamente, il rapporto costo beneficio. Gli economisti definiscono questa situazione un'ottimo paretiano”, ha continuato.
 
“Dunque le cure personalizzate non sono il problema, piuttosto sono la soluzione: trattare con una terapia che può costare 10, 20, 30 mila euro solo chi è destinato a ricevere i benefici è un modo efficiente per ottimizzare l'uso delle risorse sotto il profilo clinico, sotto il profilo economico, sotto il profilo della sostenibilità del sistema sanitario stesso”, ha aggiunto Mantovani. “Investire 100 o 200 Euro per identificare, selezionare i pazienti e personalizzare la terapia, costa molto meno che trattare tutti, ora che sappiamo che magari solo il 40% o il 50% o il 60% dei pazienti sono destinati ad averne benefici, e gli altri solo i rischi ed i costi”.
Insomma, secondo il ricercatore non ci sono dubbi su quale sia la strada da percorrere, in particolare in questo periodo di crisi. “La personalizzazione della terapia sembra l'unica o almeno la migliore strada percorribile. Clinicamente, eticamente, economicamente, finanziariamente”, ha concluso. Aggiungendo però una piccola precisazione, forse proprio ad indicare che tagliare i fondi alla ricerca – anche quando la nazione vive un periodo di ristrettezze – non è forse l’idea migliore. “La personalizzazione non è figlia del caso” ci ha detto con fermezza. “Per poter predire chi risponderà e chi no ad una terapia e per poter validare i test o gli algoritmi che consentono di predire, occorrono investimenti rilevanti in questo tipo di ricerca”.
 
Laura Berardi

30 Luglio 2012

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