Tumore al colon e test Kras. Un esempio di personalizzazione in oncologia
L’importanza del ruolo del test era stata ribadita anche nell’ambito del congresso ASCO 2012, che si è svolto a giugno a Chicago: in quell’occasione, alcuni dei più importanti esponenti clinici italiani avevano presentato i risultati di uno studio che ha coinvolto 108 oncologi e patologi su tutto il territorio nazionale. Il gruppo di studio ha sottolineato l’importanza di anticipare il test KRAS alla diagnosi di tumore nei pazienti considerati ad alto rischio di successivo sviluppo di metastasi.
In particolare gli scienziati hanno sottolineato come disporre del risultato del test KRAS con tempi troppo lunghi rappresenta un forte limite per la scelta della terapia, mentre spesso i tempi di attesa dei risultati sono ben oltre quelli accettabili di 10-15 giorni (in alcuni casi si arriva addirittura a 30 giorni), soprattutto in alcune zone del nostro paese, limitando quindi le opzioni terapeutiche disponibili. Ricevere i risultati del test KRAS tempestivamente garantisce invece al paziente la terapia più appropriata ed efficace per ottenere il maggior beneficio clinico e secondo gli esperti per questo il test dovrebbe essere esteso non solo ai pazienti già in fase metastatica ma anche a quelli ad alto rischio per facilitare l’accesso alle terapie. “Anticipare il test alla diagnosi di tumore nei pazienti ad alto rischio di metastasi, oltre ad apportare maggiori benefici al paziente, è sostenibile per il servizio sanitario nazionale anche in termini di rapporto costo-efficacia. Abbiamo dimostrato che utilizzare le terapie personalizzate, anche anticipando il test alla diagnosi, comporta un costo per QALY (quality adjusted life year, anni di vita guadagnati ponderati per la qualità) ben al di sotto della soglia di spesa comunemente accettata sia dal servizio sanitario nazionale che dalla comunità scientifica internazionale”, aveva commentato allora Lorenzo Mantovani, ricercatore del Centro Interdipartimentale di Farmacoeconomia e Farmacoutilizzazione dell’Università degli Studi di Napoli Federico II. Lo studio ha portato avanti la valutazione anche dal punto di vista farmacoeconomico.
30 Luglio 2012
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