Cannabis in gravidanza. Ricerca su Jama lancia allarme: “Raddoppia rischio parto pretermine”

Cannabis in gravidanza. Ricerca su Jama lancia allarme: “Raddoppia rischio parto pretermine”

Cannabis in gravidanza. Ricerca su Jama lancia allarme: “Raddoppia rischio parto pretermine”
Le statistiche nordamericane evidenziano un importante aumento di utilizzo della cannabis in gravidanza dall’inizio del secolo; un dato sicuramente favorito anche dalla percezione generale di una sostanziale innocuità della cannabis, che viene consigliata da alcuni come rimedio contro la nausea gravidica. Ma uno studio canadese lancia l’allarme: tra le utilizzatrici, raddoppia il rischio di parto pretermine

Sono sempre più numerose le donne nord americane che durante la gravidanza si concedono qualche ‘spinello’. Un’abitudine solo in apparenza innocua, stando ai recenti risultati di una ricerca pubblicata su JAMA. La cannabis in gravidanza sembra infatti aumentare il rischio di nascita pretermine e peggiora complessivamente gli esiti perinatali e neonatali (anche se, sempre dalla stessa ricerca sembra rilevarsi un blando effetto protettivo della cannabis su preeclampsia e diabete gestazionale).
 
L’epidemiologia dello ‘spinello ‘in gravidanza.In una lettera pubblicata su JAMA, Nora Volkow del National Institute on Drug Abuse di Bethesda (Usa) ha riportato la sua analisi dei dati relativi a donne di età compresa tra i 12 e i 44 anni, che avevano preso parte alla National Surveys on Drug Use and Health (NSDUH) tra il 2002 e il 2017. Sia tra le donne in gravidanza (4.400), che tra le altre (133.900), l’uso di marijuana è apparso in netto aumento; in particolare la percentuale delle donne in gravidanza che hanno ammesso di aver usato la cannabis nel mese precedente è passata dal 3,4% del 2002 al 7% del 2017. Il ricorso alla cannabis è risultato più frequente nel primo trimestre che in quelli successivi.
 
La prevalenza dell’uso di marijuana è invece addirittura triplicata tra le donne che ammettevano di farne uso su base quotidiana o quasi, passando dallo 0,9% al 3,4%; anche in questo caso è soprattutto nel primo trimestre che si fa sentire l’aumento di prevalenza (dall’1,8% al 5,3%).
Infine, solo lo 0,5% delle donne intervistate ha riferito di aver assunto cannabis dietro prescrizione medica nel corso del mese precedente, nel periodo tra il 2013 e il 2017.
 
I danni della cannabis in gravidanza. Lo studio di Daniel Corsi e colleghi dell’Ottawa Hospital Research Institute in Ontaio (Canada), pubblicato sullo stesso numero di JAMA, si è focalizzato invece sui danni indotti dall’uso della cannabis in gravidanza. A farne le spese sarebbe soprattutto il nascituro. I ricercatori hanno analizzato dati relativi ai nati vivi e ai nati morti in Ontario dal mese di aprile 2012 al dicembre 2017. Questo studio di coorte ha preso in considerazione 661.617 gravidanze e 9.427 utilizzatrici di cannabis auto-riferite. Tra le utilizzatrici di cannabis in gravidanza, il tasso di parto pretermine è stato del 12%, contro il 6% delle non utilizzatrici.
 
L’uso di marijuana in gravidanza  insomma verosimilmente non è sicuro – sottolinea Michael Silverstein della Boston University School of Medicine, autore di un editoriale di accompagnamento – ma la sua prevalenza è in aumento (forse anche grazie ad una maggior accettabilità sociale e al fatto che sia stata legalizzata in alcuni stati). I numeri che scaturiscono dalle ricerche pubblicate e la sua potenziale pericolosità – continuano gli editorialisti – possono rappresentare dunque un problema di salute pubblica. All’elevata prevalenza, fa riscontro anche l’errata percezione di una sua sostanziale innocuità, al punto che la cannabis viene addirittura da alcuni consigliata come rimedio per la nausea mattutina, nonostante di giorno in giorno si accumulino le prove della sua dannosità.
 
Maria Rita Montebelli

Maria Rita Montebelli

24 Giugno 2019

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