Cardiochirurgia. “Dopo 40 mesi, maggiore rischio mortalità con valvole trans-catetere”. Lo studio italiano al Congresso europeo

Cardiochirurgia. “Dopo 40 mesi, maggiore rischio mortalità con valvole trans-catetere”. Lo studio italiano al Congresso europeo

Cardiochirurgia. “Dopo 40 mesi, maggiore rischio mortalità con valvole trans-catetere”. Lo studio italiano al Congresso europeo
Presentato al Congresso europeo di Lisbona uno studio effettuato da un pool cardiochirurghi su pazienti affetti da stenosi aortica. Barili: “Risultati a lungo termine nettamente in favore di intervento chirurgico”. Gerosa: “Riconosciuta validità nostra azione scientifica con mission salute cittadini. Introduzione nuove tecnologie richiede valutazione continua e puntuale risultati” Parolari: “Da scelte terapeutiche anche ricadute economiche importanti su Ssn”

Uno studio italiano, che ha analizzato i dati di più di 6.000 pazienti, è stato presentato oggi al 33° Congresso annuale della società europea di cardiochirurgia, in corso di svolgimento a Lisbona, alla presenza di più di 4.000 cardiochirurghi provenienti da tutto il mondo. “La ricerca – si legge in una nota – ha riletto criticamente i risultati ottimistici di recenti studi che confrontavano i risultati di due diversi trattamenti nella cura della stenosi valvolare aortica, la patologia degenerativa più frequente. È stato possibile evidenziare come la nuova tecnica trans-catetere (TAVI), rispetto all’impianto di una valvola con intervento cardiochirurgico tradizionale (SAVR), è associata a un maggior rischio di mortalità a distanza, che risulta particolarmente evidente dopo i tre anni, 40 mesi per la precisione. Rischio che, se associato a pazienti con una lunga aspettativa di vita (tendenzialmente tra i 60 e i 75 anni di età), potrebbe fare davvero la differenza. In negativo”.
 
Gli studi prospettici randomizzati hanno mostrato nel breve termine buoni risultati Inizialmente nei pazienti ad alto rischio, e successivamente anche in quelli a rischio minore. Poco o nulla in realtà si sapeva in merito ai risultati a lungo termine. Questo ha comportato una costante espansione di tale tecnica ai casi con pazienti sempre più giovani e dal minore rischio di coesistenza di patologie diverse nello stesso individuo.
 
“La diffusione sperimentata negli ultimi anni non è supportata da evidenze scientifiche incontrovertibili, che dimostrino risultati a lungo termine paragonabili a quelli già dimostrati per la procedura classica chirurgica”, inquadra Fabio Barili, componente della Fondazione Cuore Domani, onlus della Società italiana di chirurgia cardiaca (SICCH), primo autore della ricerca presentata oggi nella capitale portoghese. “Il nostro studio, mediante sofisticati strumenti metodologici matematico-statistici – continua – è stato concepito con l’obiettivo di raccogliere tutta la documentazione scientifica di confronto sulle due opzioni terapeutiche. Abbiamo così dimostrato che non esistono, al momento, evidenze che possano giustificare l’adozione della nuova tecnica trans-catetere in maniera così ampia come sperimentato ai giorni nostri.  Se è vero che l’essere sottoposti al nuovo approccio meno invasivo rappresenta nei primi mesi un fattore protettivo, i risultati a lungo termine – già dopo poco più di tre anni – sono nettamente in favore dell’intervento chirurgico classico, che garantisce una maggiore sopravvivenza”.
 
“La ricerca presentata oggi – evidenzia Gino Gerosa, presidente della SICCH – testimonia ancora una volta l’importanza e la solidità della ricerca scientifica portata avanti dai nostri cardiochirurgi. Un lavoro che sta già ottenendo un generale apprezzamento nell’ambito della comunità internazionale, e che rappresenta un valido aiuto per garantire i più elevati standard di sicurezza nella cura delle malattie cardiovascolari, nella fattispecie nella lotta contro la stenosi valvolare aortica. Il tutto, va rimarcato, con un unico obiettivo comune: la salute dei cittadini, da sempre la nostra ‘mission’. L’introduzione delle nuove tecnologie richiede una valutazione continua e puntuale dei risultati. La nostra Società ritiene questo essere un suo preciso e irrinunciabile dovere morale nei confronti dei pazienti e del Sistema sanitario nazionale”.
 
“In quanto clinici, tutto il nostro lavoro è stato guidato dall’unico scopo di dare un contributo obiettivo che possa essere dirimente sulla definizione della migliore opzione terapeutica per il singolo paziente. Consci che, a livello comunitario, tali scelte terapeutiche – sottolinea dal canto suo Alessandro Parolari, presidente di ‘Cuore Domani’ – hanno una ricaduta economica in termini di razionalizzazione dell’utilizzo delle risorse, ahimè limitate, allocate ai Sistemi sanitari nazionali. La scelta della migliore opzione terapeutica di fatto ottimizza l’impiego delle risorse economiche”. “Non c'è dubbio che il risultato da noi ottenuto sia soggetto a quelle che potranno essere le nuove evidenze scientifiche che, inevitabilmente, andranno a modificare ulteriormente la pratica clinica. In questo nostro mondo, in continua evoluzione, che chiamiamo medicina abbiamo l’obbligo di tenere sotto costante monitoraggio i risultati dei nostri interventi”, conclude Parolari.

05 Ottobre 2019

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