Contraccezione. Le donne preferiscono la pillola ma usano il preservativo

Contraccezione. Le donne preferiscono la pillola ma usano il preservativo

Contraccezione. Le donne preferiscono la pillola ma usano il preservativo
Il 73% della donne con buoni livelli di istruzione preferirebbe usare la pillola come metodo contraccettivo. Ma solo il 36,7% lo fa. Colpa anche della scarsa praticità di assunzione (32,8%) e del timore di effetti collaterali (28,1%) e di impatto sulla salute (21,6%). Appello per migliorare l'informazione.

Il 78,3% delle donne italiane ha una buona opinione della pillola anticoncezionale, ma sono poche quelle che la usano. Questo perché la vorrebbero più naturale (55,9%), più facile da utilizzare (42%) e con meno effetti collaterali (72,2%). E così, anche se il 73% la preferirebbe al preservativo, solo il 36,7% la sceglie come contraccettivo. Al contrario, il preservativo conquista solo il 14,1% delle preferenze, ma è il metodo di contraccezione utilizzato da oltre il 48% delle donne.

Sono i dati dell’indagine Doxa condotta su mille donne tra i 18 e i 50, con un buon livello di istruzione e inserimento sociale, presentata oggi al Senato nell’ambito di un convegno sulla contraccezione dedicato, in particolare, alla presentazione di un nuovo contraccettivo orale realizzato con un estrogeno naturale identico a quello prodotto dal corpo femminile. “Abbiamo scelto il campione affinché fosse in grado di restituirci risposte sulla base di un certo livello critico", ha spiegato Massimo Sumberesi, direttore generale Doxa Marketing Advice, introducendo i dati.

Tra gli "svantaggi" che tengono lontane le donne alla pillola c’è il fatto che non protegga da malattie a trasmissione sessuale (62,5%), che faccia ingrassare (47%), che sia scomoda perché occorre ricordarsi di prenderla tutti i giorni (32,8%). Ma a preoccupare le donne c’è anche l’impatto sulla salute (21,6%) e gli effetti collaterali del farmaco (28,1%). Ancora forte, inoltre, sono i tabù e i pregiudizi. Tanto che il 14% di quella quota pari al 22% di intervistate che non sono favorevoli alla pillola, si dicono contrarie nonostante non l’abbiano mai provata. “E’ evidente quindi – ha osservato Sumberesi – che si tratta di una posizione ideologicamente a sfavore, ma non supportata da alcuna esperienza negativa con la pillola”.

Insomma, un mix di motivi che fa sì che l’Italia, oggi, sia fanalino di coda in Europa quanto a diffusione della pillola contraccettiva. Secondo i dati sulla popolazione generale, soltanto il 14,2% delle italiane la usa contro il 17,2% delle spagnole, il 28% delle britanniche, il 40% delle olandesi, il 41,5% delle francesi e il 52,6% delle tedesche.

“Le donne italiane – ha affermato Rossella Nappi, professore associato della sezione di Clinica ostetrica e ginecologia del San Matteo di Pavia, Università di Pavia – hanno ancora molti timori nel manipolare il proprio corpo, modificando, attraverso la pillola, il normale ritmo biologico. Ma non sempre ciò che è chimico è negativo e i farmaci, oggi, sono riusciti ad ottenere vantaggi sia fisici che psicologici con un impatto sul corpo ridotto”. L’estrogeno naturale, ha sottolineato l’esperta, “è particolarmente apprezzato perché non viene avvertito come estraneo”.

Si parla, hanno sottolineato i relatori, non solo di evitare gravidanze, ma di avere cura della propria salute, a partire da quella riproduttiva. “Oltre a controllare alcune patologie e a prevenire l’insorgere di altre, la contraccezione – ha affermato Andrea Genazzani, direttore della cattedra di Ostetricia e Ginecologia all’Università di Pisa – protegge determinati fattori della fertilità, come dimostra anche il fatto che negli Usa, proprio grazie alla maggiore diffusione delle terapie contraccettive, si registrano tassi di successo più alti rispetto ai processi di Procreazione medicalmente assistita”.

Per questo “è importante continuare a fare ricerca in questo settore, anche se poco redditizio, visto il basso volume dei consumi”, ha sottolineato Giorgio Foresti, Ad Teva Italia, azienda che detiene i diritti esclusivi di commercializzazione del nuovo farmaco in Italia, Francia, Belgio e Spagna.

Ma l’informazione alle donne, in questo ambito, deve essere “seria e non simile al gossip come spesso avviene”, ha osservato il presidente della Commissione Igiene e Sanità del Senato, Antonio Tomassini, riferendosi ai dati che mostrano come le donne, oggi, ottengano informazioni sulla contraccezione soprattutto attraverso il passa parola tra amiche, colleghe, forum o blog. Al punto che si assiste a una vera e propria “contraddizione”, come ha rilevato Sumberesi. “Il 55,9% delle donne che abbiamo intervistato riconosce l’importanza del ruolo del ginecologo, tuttavia solo nel 29,7% dei casi il ginecologo ha un impatto sulle scelte della donna”.

L’obiettivo, insomma, è migliorare l’accesso della popolazione a un’informazione qualificata e, di conseguenza, ai servizi e ai farmaci. I farmaci contraccettivi infatti, per Tomassini, hanno “un'utilità sociale” ed “ecco perché sono qui a presentare una nuova pillola in veste di presidente di una commissione parlamentare”. Per Tomassini occorre quindi potenziare l’informazione, soprattutto tra “gli adolescenti, ma anche tra gli immigrati e quelle aree grigie di esclusione sociale”. Oltre ai ginecologi, secondo Tomassini, “un ruolo chiave in questo processo possono averlo i medici di medicina generale”.

Al Parlamento, invece, il compito di “esortare e verificare che il ministero della Salute, il ministero dell’Istruzione e le Regioni promuovano campagne informative sulla sessualità e la contraccezione”, ha affermato Franca Biondelli, componente della Commissione Igiene e Sanità del Senato. Ma per Biondelli “anche i genitori devono iniziare a parlare di più con i propri figli. Almeno il 60% delle ragazze non parla di sessualità e contraccezione con le proprie madri. E se è per questo che il ruolo delle istituzioni è necessario – ha concluso Biondelli –, è anche vero che i genitori non dovrebbero delegare a nessuno il compito di informare e parlare con i loro figli”.
 

13 Marzo 2012

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