Coronavirus. Non svanirà con l’arrivo dell’estate. Pericolo per fumatori e pazienti Bpco

Coronavirus. Non svanirà con l’arrivo dell’estate. Pericolo per fumatori e pazienti Bpco

Coronavirus. Non svanirà con l’arrivo dell’estate. Pericolo per fumatori e pazienti Bpco
L’European Respiratory Journal pubblica tre studi sulla pandemia. Due sono cinesi e si basano sui dati aggiornati al 30 gennaio. Il primo ha confrontato i dati dei pazienti con quelli climatici di 224 città della Cina, giungendo alla conclusione che il clima caldo non influenza il trend epidemico. Il secondo ha preso in esame la gestione sanitaria della pandemia nella provincia di Hubei; infine il terzo (Usa) ha messo in evidenza il ruolo dell’enzima Ace-2 nella prevalenza dell’infezione nei polmoni dei fumatori e dei pazienti con Bpco

(Reuters Health) – Il Covid-19 non svanirà con l’arrivo dell’estate nell’emisfero settentrionale. È questo il messaggio che emerge da uno studio condotto da ricercatori cinesi. Lo studio ha analizzato i tassi di infezione e i modelli climatici in tutta la Cina, evidenziando come il nuovo coronavirus non sia scoraggiato dalle temperature più calde, dai giorni più lunghi e dalla maggiore quantità di luce ultravioletta che ne deriva. Il lavoro è stato pubblicato dall’European Respiratory Journal.
 
Yao Ye e colleghi, dell’Università di Fudan a Shanghai, hanno confrontato i dati dei pazienti con quelli meteorologici di 224 città della Cina. “Non abbiamo trovato associazioni significative con umidità relativa, temperatura massima e temperatura minima. Questo ci porta a considerare che la temperatura ambientale non abbia un impatto significativo sulla capacità di trasmissione di SARS-CoV-2”.

Un altro studio cinese – pubblicato sempre dall’European Respiratory Journal – ha illustrato come l’infezione da Covid-19 diventi più grave quando una regione è impreparata, o perché i medici sono lenti a riconoscere la nuova minaccia o perché il sistema sanitario è sopraffatto dagli eventi.
Nella provincia di Hubei, cui appartiene la città di Wuhan, epicentro della pandemia, il tasso di casi gravi è stato del 19,2%; fuori della provincia questa percentuale è stata dell’11,0%.

I tassi di mortalità sono stati del 3,48% a Hubei e dello 0,22% altrove, secondo i dati raccolti fino al 31 gennaio. “Ci sono stati casi più gravi e risultati peggiori per i pazienti Covid-19 trattati nella provincia di Hubei, che potrebbero essere attribuiti al tempo passato tra l’insorgenza dei sintomi e l’ospedalizzazione nell’area epicentro dell’epidemia”, osserva il team di ricercatori, guidato da Wen-hau Liang della Guangzhou Medicine University.
 
“Dopo l’ondata di casi nel mese di gennaio, gli ospedali della provincia di Hubei sono stati pesantemente sovraccaricati e hanno gestito un aumento enorme del numero di pazienti. Queste carenze hanno probabilmente portato a un ritardo nella diagnosi e nel trattamento dei pazienti, che ha ulteriormente contribuito al peggioramento dello stato generale al momento del ricovero e a un aumento del rischio di morte”.

Il team di Liang ha anche osservato un diverso schema dei sintomi all’interno e all’esterno della provincia. Tra i pazienti di Hubei, i tassi erano più alti del 15% per l’affaticamento, del 22% per la tosse, del 31% per mialgia o artralgia e 3,5 volte più alti per mancanza di respiro rispetto a chi stava al di fuori della provincia. La mancanza di respiro è stata inizialmente segnalata nel 36,3% dei casi di Hubei contro solo il 10,2% altrove.
Il motivo del diverso schema non è chiaro, sebbene nella provincia di Hubei i pazienti avessero in media 5 anni in più e presentassero un tasso di comorbidità superiore del 67%, con tassi del 32,9% contro il 19,7% al di fuori della provincia.

Probabilmente avevano anche più sintomi, più anomalie radiologiche e un tempo di attesa più lungo – altri 1,2 giorni – tra l’inizio dei sintomi e il ricovero in ospedale. “I nostri risultati indicano che la carenza temporanea della capacità sanitaria nell’epicentro dell’epidemia, così come la storia della trasmissione, ha provocato un gran numero di casi gravi o decessi nella provincia di Hubei – ha detto il team di Liang – Questo studio evidenzia la necessità di sostegno urgente e vigoroso delle risorse sanitarie e maggiore consapevolezza del pubblico durante le prime fasi di un focolaio di Covid-19 o malattie simili”.

Il terzo studio


Infine, l’European Respiratory Journal  ha pubblicato un terzo studio che mostra come i polmoni dei fumatori e delle persone con malattia polmonare ostruttiva cronica (Bpco) sembrino ospitare alti livelli di un enzima che li può rendere più vulnerabili al Covid-19.

L’enzima, Ace-2, è la “porta” che il coronavirus usa per entrare nelle cellule che rivestono il polmone. Questi risultati “in parte possono spiegare l’aumento del rischio di gravi Covid-19 in queste popolazioni e evidenziano l’importanza della cessazione del fumo per questi individui e una maggiore sorveglianza di questi sottogruppi a rischio per la prevenzione e la diagnosi rapida di questa malattia potenzialmente mortale”, osservano i ricercatori, guidati da Janice Leung del Center for Heart Lung Innovation presso l’Università della British Columbia.

Fonte: The European Respiratory Journal

Gene Emery

(Versione italiana Quotidiano Sanità/Popular Science)

Gene Emery

09 Aprile 2020

© Riproduzione riservata

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