Cuore. Un ricovero su quattro si può evitare. Gise: “Risparmi per 4 mld con una migliore gestione territoriale”

Cuore. Un ricovero su quattro si può evitare. Gise: “Risparmi per 4 mld con una migliore gestione territoriale”

Cuore. Un ricovero su quattro si può evitare. Gise: “Risparmi per 4 mld con una migliore gestione territoriale”

Nonostante la spesa pro capite per il cardiovascolare in Italia sia superiore alla media europea (726 euro contro 636), la rete rimane disomogenea e in sofferenza: differenze regionali, uso ancora limitato della telemedicina, scarsa integrazione fra ospedale, Pdta non uniformi

Un ricovero su quattro per cause cardiovascolari potrebbe essere evitato con una gestione territoriale più efficace e con una maggiore continuità assistenziale dopo la fase acuta. Considerando che i ricoveri ogni anno sono circa 1 milione, si parla di 250 mila ricoveri in meno. Se calcoliamo un costo di circa 16 miliardi che vengono assorbiti ogni anno dai ricoveri, in particolare per scompenso cardiaco e fibrillazione atriale, si parla di 4 miliardi di risparmi reali. Risulta quindi fondamentale migliorare l’organizzazione soprattutto nell’ambito dell’area interventistica, dove l’Italia dispone di punte di eccellenza, ma l’accesso tempestivo alle procedure salvavita continua a variare da Regione a Regione. Le malattie cardiovascolari restano inoltre la prima causa di morte in Italia, sono responsabili di oltre il 30% dei decessi, il loro peso economico è stimato in circa 20 miliardi di euro l’anno tra costi sanitari e perdita di produttività. Inoltre, nel nostro Paese il 41% della popolazione adulta (18-69 anni) presenta almeno tre fattori di rischio cardiovascolare.

In questo scenario il Gise, la società scientifica di riferimento per la cardiologia interventistica, mette a disposizione una proposta basata su tre linee di azione: 

1) consolidare e aggiornare le reti tempo-dipendenti per le patologie acute, oggi decisive nel ridurre mortalità e disabilità;

2) garantire continuità assistenziale e monitoraggio nei pazienti trattati con procedure interventistiche, integrando telemedicina e follow-up strutturato;

3) utilizzare in modo sistematico i dati di esito e i registri nazionali per orientare risorse, organizzazione e investimenti sulle tecnologie davvero efficaci.

“La cardiologia interventistica italiana ha dimostrato negli ultimi vent’anni che la tempestività salva la vita – spiega il presidente GISE, Alfredo Marchese –. Le reti per lo STEMI, l’infarto miocardico acuto più grave, hanno ridotto mortalità e invalidità in larga parte del Paese. Ora serve un salto di qualità: serve estendere a tutto il territorio nazionale esperienze di rete anche sullo shock cardiogeno e altre emergenze cardiovascolari come quella della embolia polmonare o della dissezione aortica ancora limitate a poche realtà locali o qualche regione d’Italia. Inoltre, il numero dei pazienti cronici è in aumento, così come l’età media delle persone che arrivano in pronto soccorso con patologie avanzate. Proponiamo per questo un rafforzamento nazionale delle reti interventistiche, con tempi standardizzati, criteri omogenei di accesso, disponibilità di equipe h24 e integrazione con il 118. Ridurre le differenze tra Regioni non è più un obiettivo teorico: è una necessità clinica”.

“La sopravvivenza dopo una procedura interventistica non dipende solo dalla qualità dell’atto tecnico, ma dalla gestione del dopo – aggiunge Marchese –. Molti pazienti vengono ricoverati di nuovo entro pochi mesi, spesso per mancanza di un follow-up coordinato tra centro ospedaliero che esegue la procedura invasiva, cardiologia del territorio, medici di medicina generale, farmacie e Case di Comunità. Annoso è ancora il problema della scarsa aderenza terapeutica o insufficiente coordinamento tra i diversi livelli di assistenza. Chiediamo l’adozione di PDTA nazionali che includano telemonitoraggio, controlli programmati e criteri chiari per la gestione condivisa del rischio. Allo stesso tempo, mettiamo a disposizione la nostra esperienza sui registri di esito: misurare i risultati clinici permette di indirizzare in modo efficace l’uso delle tecnologie, migliorare la qualità delle cure e garantire maggiore equità ai cittadini”, conclude il presidente Gise.

18 Dicembre 2025

© Riproduzione riservata

Linfoma diffuso a grandi cellule B: disponibile in Italia la combinazione glofitamab + GemOx a durata fissa
Linfoma diffuso a grandi cellule B: disponibile in Italia la combinazione glofitamab + GemOx a durata fissa

Da oggi è disponibile e rimborsata in Italia la prima combinazione dell'anticorpo bispecifico CD20xCD3 glofitamab con gemcitabina e oxaliplatino (GemOx), una nuova opzione terapeutica a durata fissa per i pazienti con...

Tumore al polmone non a piccole cellule con mutazione HER2: trastuzumab deruxtecan migliora la sopravvivenza libera da progressione come trattamento di prima linea
Tumore al polmone non a piccole cellule con mutazione HER2: trastuzumab deruxtecan migliora la sopravvivenza libera da progressione come trattamento di prima linea

Trastuzumab deruxtecan ha prodotto un miglioramento statisticamente significativo e clinicamente rilevante della sopravvivenza libera da progressione (PFS) rispetto allo standard di cura (chemioterapia con doppietta platino-pemetrexed più pembrolizumab) come trattamento di...

Gravi intossicazioni nei migranti a Lampedusa, la causa è un additivo dei carburanti delle imbarcazioni. La scoperta del Centro Antiveleni Maugeri
Gravi intossicazioni nei migranti a Lampedusa, la causa è un additivo dei carburanti delle imbarcazioni. La scoperta del Centro Antiveleni Maugeri

È stato pubblicato sul New England Journal of Medicine lo studio con cui il Centro Antiveleni Maugeri Pavia - CNIT ha identificato la causa di una serie di gravi intossicazioni...

Mobilità attiva. Iss: “Migliora la salute”. In Italia 4 adulti su 10 si spostano a piedi e uno su 10 in bicicletta, ma l’abitudine è in calo
Mobilità attiva. Iss: “Migliora la salute”. In Italia 4 adulti su 10 si spostano a piedi e uno su 10 in bicicletta, ma l’abitudine è in calo

Quasi quattro adulti su dieci in Italia si spostano abitualmente a piedi e uno su dieci utilizza la bicicletta per andare al lavoro, a scuola o per gli spostamenti quotidiani....