Depressione resistente ai farmaci, a Chieti primo trattamento sperimentale con Psilocibina

Depressione resistente ai farmaci, a Chieti primo trattamento sperimentale con Psilocibina

Depressione resistente ai farmaci, a Chieti primo trattamento sperimentale con Psilocibina

La paziente, 63 anni, è “la prima in Italia a essere trattata con Psilocibina” spiega la Asl. Il disegno dello studio è randomizzato e in doppio cieco: né i pazienti né i clinici sono a conoscenza del fatto che venga somministrato il composto attivo dei cosiddetti funghi psichedelici o un placebo.

“E’ donna e ha 63 anni la prima paziente in Italia a essere trattata con Psilocibina”. La somministrazione è avvenuta ieri mattina presso la Clinica Psichiatrica dell’Ospedale S.S. Annunziata di Chieti nell’ambito di una sperimentazione clinica per il trattamento della depressione resistente, condotta dall’équipe di Giovanni Martinotti, Direttore dell’Unità operativa.

La donna, spiega la Asl in una nota, ha assunto una compressa contenente il principale principio attivo dei cosiddetti funghi psichedelici. La procedura si è svolta regolarmente e, al momento, non sono state rilevate particolari criticità cliniche. La paziente è attualmente sotto osservazione, come previsto dal protocollo sperimentale.

Il disegno dello studio è randomizzato e in doppio cieco: né i pazienti né i clinici sono a conoscenza del fatto che venga somministrato il composto attivo o un placebo. La paziente potrebbe dunque aver ricevuto psilocibina oppure una compressa placebo, condizione necessaria a garantire la solidità scientifica dei risultati.

Il protocollo prevede una seconda somministrazione dello stesso trattamento farmacologico a distanza di tre settimane, seguita da un attento follow-up clinico per valutare l’evoluzione dei sintomi depressivi nel tempo.

La sperimentazione è rivolta esclusivamente a pazienti affetti da depressione resistente ai farmaci, una condizione clinica complessa che non risponde adeguatamente alle terapie antidepressive convenzionali.

“Questo primo trattamento – sottolinea Martinotti, Professore Ordinario all’Università “D’Annunzio” – rappresenta un passaggio storico per la ricerca clinica italiana nel campo delle neuroscienze e della psichiatria, che apre nuove prospettive per lo studio di approcci terapeutici innovativi nei disturbi dell’umore”.

Un elemento distintivo dello studio è l’integrazione con la stimolazione magnetica transcranica (TMS), una tecnica di brain stimulation non invasiva. Tutti i pazienti arruolati ricevono un trattamento con TMS: chi assume il placebo farmacologico riceve una TMS attiva, mentre chi assume la psilocibina riceve una stimolazione magnetica sham (placebo). In questo modo, entrambi i gruppi hanno accesso a un intervento potenzialmente efficace, garantendo al contempo l’equilibrio etico e metodologico della ricerca.

05 Febbraio 2026

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