Distrofia di Duchenne: una scoperta italiana apre la strada ad una terapia per le fasi precoci

Distrofia di Duchenne: una scoperta italiana apre la strada ad una terapia per le fasi precoci

Distrofia di Duchenne: una scoperta italiana apre la strada ad una terapia per le fasi precoci
Individuati da un gruppo di ricerca italo-americano, coordinato da Pier Lorenzo Puri, gli attori del circuito molecolare che controlla la progressione della distrofia di Duchenne. L’importante ricerca è stata pubblicata sulla rivista ‘Genes and development’.

Nelle fasi iniziali della distrofia muscolare di Duchenne, quando i pazienti conservano ancora l’attività motoria, una popolazione particolare di cellule, dette ‘progenitori fibro-adipogenici’ stimola una rigenerazione compensatoria dei muscoli distrofici; con la progressione della malattia tuttavia, queste cellule perdono la loro spinta ‘rigenerativa’ e cominciano a indurre la formazione di cicatrici fibrotiche e la deposizione di grasso che vanno a sostituirsi alle fibre muscolari contrattili, provocando così la progressiva perdita della capacità motoria dei pazienti.
 
Un gruppo di ricercatori italo-americani, operanti presso la Fondazione Santa Lucia di Roma, lo European Institute of Oncology di Milano e il Sanford-Burnham Medical Reserch Institute di San Diego (California, Usa) e coordinato dal professor Pier Lorenzo Puri, ha individuato l’interruttore che trasforma queste cellule da ‘alleate’ dei muscoli, a loro ‘nemiche’. Si tratta dell’istone deacetilasi un enzima alterato in questa patologia che, agendo a livello dei geni dei progenitori fibro-adipogenici, li trasforma da stimolatori della rigenerazione muscolare a induttori di tessuto cicatriziale e adiposo. La buona notizia è che sugli animali di laboratorio i ricercatori sono riusciti a bloccare questo ‘interruttore’ con gli inibitori delle istone deacetilasi (HDAC), farmaci che funzionano tuttavia solo negli stadi iniziali della malattia, perché nel corso della sua evoluzione, i progenitori fibro-adipogenici diventano resistenti alla loro azione. Il givinostat, un inibitore delle HDAC è al momento in sperimentazione su pazienti affetti da distrofia muscolare di Duchenne; lo studio è mirato a valutare nei ragazzi affetti da questa patologia, la capacità pro-rigenerativa del farmaco, osservata nel modello murino di distrofia muscolare di Duchenne.
 
La ricerca, pubblicata su Genes and development,  è stata finanziata da EPIGEN European Community’s Seventh Framework Programme FP7-Health-2009 ENDOSTEM 241140, Muscular Dystrophy Association (MDA), NIH/National Institute of Arthritis and Musculoskelatal and Skin Diseases e gode del prezioso supporto di Parent Project Italia (www.parentproject.it), un’associazione di genitori di bambini affetti da distrofia muscolare Duchenne e Becker, nata in Italia nel 1996, con il fine di migliorare la qualità della vita dei bambini e dei ragazzi affetti da tale patologia.
La distrofia muscolare di Duchenne/Becker è una malattia genetica rara (colpisce 1 su 3.500 bambini nati vivi) causata dall’assenza della proteina distrofina; i ragazzi colpiti, quasi tutti maschi, presentano una progressiva riduzione della forza muscolare, fino a rendere impossibile la deambulazione autonoma (in genere tra i 9 e i 14 anni); negli anni successivi vengono colpiti dalla malattia anche il cuore e i muscoli respiratori e questo rende necessario il riscorso alla ventilazione assistita. I costanti progressi della ricerca e dei trattamenti hanno portato a raddoppiare l’aspettativa di vita di questi pazienti negli ultimi decenni.
 
Maria Rita Montebelli

Maria Rita Montebelli

23 Aprile 2014

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