Ebola. Insufficienza renale per chi sopravvive

Ebola. Insufficienza renale per chi sopravvive

Ebola. Insufficienza renale per chi sopravvive
L’insufficienza renale potrebbe rappresentare la più importante causa di morte in chi sopravvive al virus Ebola. Uno studio condotto in Guinea tra i sopravvissuti al focolaio che ha interessato il Paese africano ha seguito per 22 mesi i pazienti dimessi dagli ospedali locali, scoprendo, fra l’altro, che il tasso di mortalità era ancora più alto tra coloro che avevano avuto degenze prolungate

(Reuters Health) – Secondo uno studio pubblicato da Lancet, chi sopravvive all’infezione da virus Ebola è esposto a un rischio notevolmente più elevato di decesso – probabilmente per gravi danni ai reni – entro un anno dalla dimissione dall’ospedale.
 
I ricercatori – guidati da Ibrahima Socé Fall, esperto OMS di emergenze legate alle infezioni – hanno seguito oltre 1.100 persone ancora in vita dopo aver contratto il virus Ebola in Guinea, scoprendo che i loro tassi di mortalità a un anno dalla dimissione dall’ospedale erano fino a cinque volte più elevati di quelli previsti nella popolazione guineana generale. I tassi di decesso erano ancora più alti tra coloro che avevano avuto degenze prolungate.
Durante il periodo di follow-up della durata media di 22 mesi, sono stati segnalati 59 decessi, di cui 37 attribuiti a insufficienza renale, sulla base dei racconti da parte dei familiari dei sintomi manifestati dai loro parenti defunti.

Non è stato possibile stabilire la causa o la data esatta del decesso per molti pazienti, hanno dichiarato i ricercatori, poiché vi erano pochi documenti clinici o autopsie disponibili. Tuttavia, alcuni case-study su pazienti con Ebola hanno riscontrato che il virus può essere rilevato nell’urina e che alcuni soggetti sviluppano una lesione renale acuta.

“Sebbene le evidenze sulla causa del decesso fossero deboli per la maggior parte dei pazienti, l’insufficienza renale è una causa biologicamente plausibile di decesso nei sopravvissuti al virus Ebola”, osserva Mory Keita, medico ed epidemiologo guineano che attualmente collabora con l’OMS per contribuire a controllare il focolaio di Ebola in Congo.

Secondo i ricercatori, i risultati di questo studio sottolineano l’urgenza di condurre un maggior numero di ricerche sugli effetti a lungo termine dell’infezione da Ebola, soprattutto perché il numero di sopravvissuti al virus è aumentato notevolmente con le due grandi epidemie degli ultimi cinque anni.
Nella Repubblica Democratica del Congo è ancora attivo il focolaio individuato nell’agosto del 2018. Si è diffuso infettando quasi 3.000 persone finora e uccidendone i due terzi.

L’epidemia di Ebola durata dal 2013 al 2016 in Africa occidentale è stata la più grande e mortale di sempre, uccidendo oltre 11.300 persone tra le 28.000 infette.
 

Fonte: Reuters Health News

 
(Versione Italiana Quotidiano Sanità/Popular Science)

06 Settembre 2019

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