Epilessia. Nature fa il punto su meccanismi neurobiologici e pre-clinici con due ricercatori italiani

Epilessia. Nature fa il punto su meccanismi neurobiologici e pre-clinici con due ricercatori italiani

Epilessia. Nature fa il punto su meccanismi neurobiologici e pre-clinici con due ricercatori italiani
Secondo i due ricercatori, Marco de Curtis del Carlo Besta e Annamaria Vezzani del Mario Negri, il 70% dei pazienti con epilessia può essere curato con i farmaci e con la chirurgia, e può duque guarire. Purtroppo, però, un terzo dei pazienti non risponde ai trattamenti disponibili

Nature Reviews Disease Primer ha fatto il punto della situazione relativamente alle epilessie e alle sue cure, rivolgendosi a Marco de Curtis, Direttore della Unità di Epilettologia Clinica e Sperimentale, Fondazione Irccs Istituto Neurologico “Carlo Besta” e ad Annamaria Vezzani, Direttore del Laboratorio di Neurologia Sperimentale presso il Dipartimento di Neuroscienze dell’Irccs Istituto di Ricerche Farmacologiche “Mario Negri”, entrambi tra i massimi esperti internazionali dei meccanismi neurobiologici e pre-clinici delle epilessie, integrati alle conoscenze cliniche e diagnostiche.

L’epilessia rappresenta una delle più comuni malattie neurologiche croniche che affligge circa 65 milioni di persone sul pianeta in tutte le aree geografiche, le classi sociali e le fasce d’età. Annualmente viene diagnosticato un nuovo paziente ogni 150 individui. L’alta prevalenza di questa malattia è dovuta al fatto che le crisi epilettiche possono manifestarsi in molte e diverse malattie acquisite, infettive, genetiche e tumorali.

“È quindi più corretto parlare di epilessie al plurale – afferma de Curtis – ed è cruciale riuscire a capire quale malattia è causa del tipo di epilessia per impostare il trattamento più corretto ed efficace. Per fare questo sono stati sviluppati percorsi diagnostici ben definiti che utilizzano i dati clinici del paziente ed i risultati di esami strumentali”. Questi protocolli sono discussi e condivisi durante riunioni delle società scientifiche epilettologiche nazionali ed internazionali che sono molto attive e ben coordinate tra loro.

“Il 70% dei pazienti con epilessia – aggiunge Vezzani – può essere curato con i farmaci e con la chirurgia, e può guarire. Purtroppo, un terzo dei pazienti non risponde ai trattamenti disponibili. La presenza delle crisi epilettiche e dei disturbi associati (le cosiddette co-morbidità) influenzano in modo negativo la qualità di vita lavorativa, sociale e relazionale di questi pazienti.  Si calcola che in Lombardia i pazienti non trattabili siano circa 150.000 e si ritiene che i costi diretti (sanitari) ed indiretti di gestione della loro malattia rappresenti un terzo del carico sociale e sanitario delle malattie neurologiche”.

“Il numero di nuovi casi di epilessia – continua Vezzani – è di 61,4 per 100.000 abitanti. Applicando questa stima al territorio nazionale italiano, i nuovi casi di epilessia attesi ogni anno sono circa 36.000. La prevalenza dell’epilessia attiva è di 7,6 casi per 1.000. In Italia sono pertanto 450.000 i pazienti con epilessia attiva. Circa un terzo di questi pazienti non sono curati dalla terapia farmacologica (150.000) e sono quindi definiti farmacoresistenti.”.

“Un terzo dei pazienti farmacoresistenti (50.000 in Italia) – conclude de Curtis – potrebbe essere trattato con la rimozione chirurgica della zona epilettogena. Attualmente vengono operati in Italia per chirurgia dell’epilessia circa 300 pazienti all’anno. I pazienti arrivano all’intervento chirurgico in media dopo 20-25 anni di malattia. Se correttamente identificati ed indirizzati potrebbero essere guariti molto prima di quando avviene oggi. E questo determinerebbe un notevole ed ovvio vantaggio per i pazienti ed i loro familiari, ma anche per i costi sanitari che la gestione di un paziente cronicamente epilettico comportano”.

I costi diretti sanitari per anno di un paziente con epilessia sono circa 5mila euro suddivisi in 50% per il costo dei farmaci antiepilettici ed il 30% per i costi di ricovero. Si ritiene che il costo sanitario per curare l'epilessia in Europa sia di 15.5 miliardi di euro. I costi indiretti (assenze da lavoro, sottooccupazione, utilizzo di servizi sociali, etc) sono 3 volte superiori. Tre anni dopo la chirurgia dell'epilessia i costi sanitari e sociali dei pazienti sono ridotti ad un quarto e sono azzerati dopo 6-7 anni.

26 Giugno 2018

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