ESHRE 2026, non più un singolo tentativo: la PMA diventa un percorso sempre più personalizzato

ESHRE 2026, non più un singolo tentativo: la PMA diventa un percorso sempre più personalizzato

ESHRE 2026, non più un singolo tentativo: la PMA diventa un percorso sempre più personalizzato

“Il successo della PMA non può essere letto solo come esito del singolo ciclo”, spiega Alberto Vaiarelli, coordinatore Medico Scientifico del centro Genera Roma e co-coordinatore del Master in Biologia e Biotecnologia della riproduzione, dalla Ricerca alla Clinica dell’Università di Pavia, “Dobbiamo considerare il percorso nel suo insieme

Non conta solo il risultato del singolo trattamento, ma l’intero percorso della coppia. È il cambio di paradigma per la PMA “certificato” da tre studi italiani presentati all’Annual Meeting dell’European Society of Human Reproduction and Embryology (ESHRE) 2026, che si conclude oggi a Londra.

La rinuncia prima ancora di iniziare

Una revisione sistematica condotta da Federica Battista, Università di Pavia e ginecologa del Centro Genera di Roma, ha analizzato 55 studi pubblicati tra il 1984 e il 2025.

La revisione analizza il cosiddetto non-conversion rate, cioè il mancato avvio del trattamento dopo la prima consulenza clinica, che riguarda il 23% dei pazienti che afferiscono a strutture private e il 12% di quelli che si rivolgono al pubblico.

Un fenomeno sul quale pesano diversi fattori, tra cui la prognosi clinica, i ripetuti insuccessi, l’età materna, il carico psicologico, gli aspetti economici e organizzativi. Per questo, secondo gli autori, la continuità delle cure deve diventare un indicatore centrale nella valutazione dell’efficacia della PMA.

“Il successo della PMA non può essere letto solo come esito del singolo ciclo”, spiega Alberto Vaiarelli, coordinatore Medico Scientifico del centro Genera Roma e co-coordinatore del Master in Biologia e Biotecnologia della riproduzione, dalla Ricerca alla Clinica dell’Università di Pavia, “Dobbiamo considerare il percorso nel suo insieme: quante coppie arrivano davvero al trattamento, quante riescono a proseguire dopo un insuccesso, quanti ovociti abbiamo a disposizione e quale potenziale biologico hanno. È questa integrazione tra dati clinici e accompagnamento della coppia che può rendere il counselling realmente personalizzato”.

Il profilo della coppia, fattore determinante di successo

Quanto pesa il potenziale biologico di una coppia sulle possibilità di avere un figlio?

Uno studio guidato dalla ginecologa Erika Pittana, dottoranda del Dipartimento di Biomedicina e Prevenzione dell’Università di Roma Tor Vergata, di IVIRMA Global Research Alliance e ginecologa del centro Genera di Roma, ha analizzato 6.507 coppie sottoposte fino a sei tentativi di fecondazione in vitro entro tre anni, tra il 2010 e il 2020.

I risultati mostrano che ogni ovocita maturo recuperato in più è associato a un aumento del 5,4% delle possibilità di ottenere almeno un nato vivo e del 6,5% di ottenere due nati vivi entro tre anni. È il concetto di family-building: valutare il successo della PMA non sul singolo trattamento, ma sull’intero progetto riproduttivo della coppia.

Il terzo studio, presentato da Pasquale Petrone, ginecologo presso il centro IVI di Roma e parte della IVIRMA Global Research Alliance, ha analizzato 5.793 coppie e 37.514 ovociti maturi raccolti tra il 2010 e il 2020, valutando la probabilità stimata che un singolo ovocita maturo contribuisca a un nato vivo.

Il valore medio osservato è pari al 7,7%, ma cambia in base al profilo clinico della coppia: ogni anno in più di età materna è associato a una riduzione dello0,9%, mentre la presenza di un grave fattore maschile comporta un’ulteriore riduzione del 2%.

Secondo gli autori, questi risultati rafforzano l’importanza di strategie sempre più personalizzate, efficienti nei tempi e orientate alla continuità del percorso. Nei casi selezionati, percorsi più rapidi e strategie multiciclo, come la doppia stimolazione ovarica nello stesso ciclo (la DuoStim), potrebbero aiutare a ridurre il carico complessivo del trattamento. Servono però ulteriori studi prospettici per valutarne l’impatto sul tasso di abbandono.

“Parlare di PMA oggi significa uscire dalla logica del ‘dentro o fuori’ al primo tentativo”, conclude Vaiarelli, “Ogni coppia ha una storia clinica diversa, una diversa riserva ovarica, un diverso potenziale biologico e anche una diversa capacità di sostenere il percorso. Per questo la medicina della riproduzione deve essere sempre più predittiva, personalizzata che tenga conto anche del carico emotivo e per questo capace di accompagnare le persone nel tempo”.

M.L.

08 Luglio 2026

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