Farmaci. Industria italiana prima al mondo per crescita dell’export. Ma la crisi resta

Farmaci. Industria italiana prima al mondo per crescita dell’export. Ma la crisi resta

Farmaci. Industria italiana prima al mondo per crescita dell’export. Ma la crisi resta
Solo nel 2013 l'export è cresciuto del 14%, del 64% negli ultimi 5 anni rispetto al +29% della farmaceutica nell’Ue. I dati presentati oggi da Farmindustria. Che ribadisce però l'allarme sul calo di occupazione, studi clinici e investimenti. Il ritardo dei pagamenti della P.A. blocca 3,5 miliardi che le aziende potrebbero reinvestire. LE SLIDE.

“Un valore manifatturiero di eccellenza, ai primi posti in Italia per innovazione, competitività e Ricerca”. E’ così che Farmindustria descrive l’industria farmaceutica che opera in Italia, evidenziando che “nella classifica europea, per valore assoluto della produzione, è seconda subito dopo la Germania”. Posizione che ricopre anche per numero di aziende che svolgono attività innovativa (81%). L’industria farmaceutica per Farmindustria “è quindi tra i settori su cui puntare per ripartire. Basti pensare che, secondo dati Istat e Banca d’Italia, la produttività del settore è la più alta in Italia tra i settori manifatturieri e dal 2000 quella che è cresciuta di più, a tassi anche superiori a quelli della media europea”.

Risultati raggiunti integralmente grazie all’export che negli ultimi 5 anni è aumentato del 64%, rispetto al +7% della media manifatturiera e al +29% della farmaceutica nell’Ue. Solo nel 2013 è cresciuto del 14% mentre il totale manifatturiero era pari a 0%. I medicinali in Italia sono al quarto posto (nel 1991 erano al 53° e nel 2001 al 12°) per valore esportato tra 119 settori, preceduti solo da quelli della meccanica. “Dal 2010 al 2013 l’Italia è il Paese che ha realizzato il più forte incremento al mondo dell’export di farmaci, un dato ulteriormente rafforzato dai siti di eccellenza presenti in Italia per la produzione di vaccini”.

L’occasione per Farmindustria di fare il punto sulle condizioni di salute dell’industria farmaceutica in Italia è stato l’incontro promosso a Latina, presso lo stabilimento della Janssen, nell’ambito del tour itinerante per l’Italia dal titolo “Produzione di Valore. L'industria del farmaco: un patrimonio che l'Italia non può perdere” e che ha già toccato Sesto Fiorentino, Bologna, Parma e Monza.

174 fabbriche; 62 mila addetti (90% laureati o diplomati); 6 mila addetti alla Ricerca e Sviluppo, per il 53% donne; 27 miliardi di produzione (72% destinato all’export); 2,4 miliardi di investimenti (1,2 in R&S e 1,2 in produzione). Valori cui si sommano quelli delle aziende – fortemente high tech – dell’indotto: 60 mila addetti, 14 miliardi di fatturato e una qualità che consente loro di essere leader mondiali, con un’esportazione fino al 95% del fatturato. Questi i numeri che caratterizzano il settore in Italia.

Ma se dall’export arrivano buone notizie, per le imprese del farmaco italiane non mancano neanche i segnali di rischio. “In Italia la spesa farmaceutica pubblica è inferiore, in termini procapite, del 25% rispetto agli altri grandi Paesi europei. La farmaceutica pubblica –  il 15% del totale della spesa sanitaria – è ormai da anni sotto controllo mentre non si può dire la stessa cosa delle voci che costituiscono il restante 85%. E inoltre paga il 36% dei tagli alla Sanità previsti per il 2011-2017 dalle manovre degli ultimi 3 anni”, sottolinea Farmindustria.

Anche l’occupazione è in calo (dal 2006 di 13 mila addetti), così come si riducono gli studi clinici in Italia (-21% in 4 anni). Segnali che, per Farmindustria, “mostrano come più che negli altri grandi Paesi europei vi sia la necessità di scelte urgenti per rendere più attrattivo il Sistema Paese ed evitare che produzione e Ricerca si spostino altrove”.

E segnali negativi arrivano anche dal trend dei nuovi investimenti, in calo dopo un decennio di crescita; dai tempi per l’accesso all’innovazione che sono lunghi (un farmaco nuovo impiega circa due anni per essere a disposizione del paziente); dai tempi di pagamento della P.A. ancora troppo lunghi e “che – denuncia Farmindustria – bloccano risorse per circa 3,5 miliardi che le aziende potrebbero reinvestire in produzione e ricerca”.

04 Aprile 2014

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