Farmaci oppiacei. I farmacologi: “Non demonizzarli, sono sicuri ed efficaci nel dolore oncologico

Farmaci oppiacei. I farmacologi: “Non demonizzarli, sono sicuri ed efficaci nel dolore oncologico

Farmaci oppiacei. I farmacologi: “Non demonizzarli, sono sicuri ed efficaci nel dolore oncologico
Raramente l’uso di oppiacei interferisce in modo negativo con la gestione dei pazienti oncologici. Overdose e dipendenza sono principalmente da correlare all’uso non-medico. Il ricorso a questi farmaci nel dolore cronico non oncologico è invece ancora oggetto di discussione. Preoccupano intanto i dati sull’abuso che vengono dagli Stati Uniti. La Società Italiana di Farmacologia pubblica sul tema un nuovo Position Paper.

Dati allarmanti provengono dagli Stati Uniti d’America dove si sta assistendo a una vera e propria epidemia legata ad abuso e overdose da farmaci oppiacei prescritti per il controllo del dolore cronico non oncologico. Negli USA il fenomeno è presente in quasi tutte le fasce d’età e il tasso di mortalità più alto, in entrambi i sessi, si registra tra i 45 e i 54 anni.
 
Attualmente più del 3% della popolazione adulta negli Stati Uniti riceve una terapia cronica con questi farmaci. Del fenomeno se n’è occupata recentemente sul Corriere della Sera anche Milena Gabanelli.
 
Ma per la Società italiana di farmacologia, che vi ha dedicato un Position Paper intitolato “Trattamento del dolore cronico in Italia. Appropriatezza terapeutica con oppiacei e timore di addiction: situazione italiana vs USA”, va chiarito prima di tutto quale ruolo abbia l’utilizzo non-medico di questi farmaci, e quindi l’abuso, il misuso e la diversione.
 
Con il termine “misuso”, spiegano i farmacologi, si intende qualsiasi uso del farmaco al di fuori della prescrizione medica, mentre con quello di “diversione” si intende l’approvvigionamento non approvato di un farmaco tramite scambio, condivisione/cessione o vendita illecita.
 
La Sif fa poi notare che l’uso degli oppiacei nella gestione del dolore associato alla malattia neoplastica avanzata è ampiamente condiviso e accettato a livello internazionale. Da un punto di vista clinico, raramente l’uso degli oppiacei interferisce in modo negativo con la gestione dei pazienti oncologici nel loro complesso. Mentre l’uso degli oppioidi nel dolore cronico non oncologico è ancora oggi oggetto di discussione.
 
Soltanto inquadrando il ricorso all’utilizzo non medico degli oppiacei – scrive ancora la Sif – è possibile rendere compiutamente conto di quanto la dipendenza e le morti da overdose riguardino il paziente con dolore cronico appropriatamente diagnosticato, e non piuttosto una fascia di soggetti che hanno sfruttato la facile prescrizione e dispensazione di oppiacei, a scopo ricreazionale.
 
A tale proposito – specificano i coordinatori del documento Patrizia Romualdi (Università di Bologna), Alessandro Mugelli (Università di Firenze) e Guido Mannaioni (Università di Firenze) – è opportuno ricordare che nel 2014 più di 10 milioni di americani hanno dichiarato di avere fatto uso illecito di oppiacei da prescrizione.
 
Inoltre, sempre secondo Sif, è interessante sottolineare che se il numero di soggetti che annualmente passano dall’assunzione di oppiacei da prescrizione all’eroina sia basso, l’80% di 125.000 consumatori abituali di eroina ha dichiarato di avere iniziato con l’uso di oppiacei da prescrizione. È quindi probabile che l’epidemia di morti da overdose e i fenomeni di dipendenza e abuso siano principalmente correlati all’uso non-medico degli oppiacei, mentre il reale rischio nel paziente con dolore cronico rimane chiaramente da definire e i dati preclinici non lo supportano.
 
Benché l’utilizzo di analgesici oppiacei in Italia sia di gran lunga inferiore al Nord Europa e agli USA, per i farmacologi grande attenzione deve essere posta nell’evitare il rischio di abuso, pur garantendo a tutti i pazienti con dolore il diritto all’accesso alle cure come previsto dalla legge 38/2010.

17 Aprile 2018

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