Focus sul “Norovirus”. Il virus intestinale ancora senza cura. Ogni anno 220mila morti nel mondo

Focus sul “Norovirus”. Il virus intestinale ancora senza cura. Ogni anno 220mila morti nel mondo

Focus sul “Norovirus”. Il virus intestinale ancora senza cura. Ogni anno 220mila morti nel mondo
Unica arma resta la prevenzione per tenere a bada questo virus che è la principale causa di gastro-enterite epidemica in tutto il mondo. Ogni anno colpisce circa 700 milioni di persone nel mondo, provoca quasi 220 mila morti e genera 4,2 miliardi di costi sanitari. In attesa che si renda disponibile un vaccino, l’unica protezione è stare alla larga dagli ‘untori’, lavarsi molto di frequente le mani e disinfettare tutte le superfici contaminate con la candeggina.

E’ l’incubo dei crocieristi, ma anche delle case di riposo e delle comunità affollate in generale. È il norovirus, un virus intestinale contagiosissimo che determina vere e proprie epidemie di gastroenterite; si stima che ogni anno colpisca 685 milioni di persone nel mondo. Negli USA causa 20 milioni di gastroenteriti acute, 70 mila ricoveri e 800 morti l’anno. Il virus può essere infatti anche mortale, soprattutto nelle età estreme della vita (bambini e grandi anziani) per i rischi di disidratazione, ma anche di enterocolite necrotizzante o di riacutizzazione di morbo di Crohn, con tutte le conseguenze che ne derivano.
 
Un gruppo di ricercatori della Washington University School of Medicine e colleghi della University of Michigan Medical School hanno deciso di fare il punto delle conoscenze su questo virus in una review pubblicata su Trends in Molecular Medicine.
 
Le persone colpite possono continuare ad eliminare il norovirus per mesi. Grazie al fatto di essere piuttosto resistente ai disinfettanti e per il suo breve periodo di incubazione (poco più di un giorno), il norovirus è estremamente contagioso. Si trasmette per via oro-fecale e provoca una sintomatologia caratterizzata da crampi addominali, nausea, vomito e diarrea che dura in genere pochi giorni (tipicamente a 1 a 4). Ma anche dopo la risoluzione clinica, le persone colpite possono continuare ad eliminare norovirus nell’ambiente per mesi; se poi l’ospite è un paziente immunocompromesso, l’eliminazione del virus può proseguire per anni.
 
Lavarsi di frequente le mani. Il norovirus ama la folla e si diffonde facilmente se le persone mangiano o bevono alimenti contaminati (come nei buffet o nelle mense), toccano superfici infette e vengono a diretto contatto con uno ‘spargitore’ di norovirus. “Vista l’elevata contagiosità di questo virus – afferma Megan Baldridge della Washington University School of Medicine di St. Louis – è molto importante lavarsi di frequente le mani. Se e quando compaiono i sintomi, è importante anche evitare di preparare da mangiare per gli altri e fare molta attenzione a pulire tutte le superfici contaminate, utilizzando la candeggina”.
 
Alcuni sono più suscettibili di altri all’infezione da norovirus. Questo virus appartienea lla famiglia dei Caliciviridae, virus dal capside icosaedrico, a RNA a singolo filamento. Ne esistono almeno sei genogruppi, che possono dare diverse infezioni nel corso della vita. Le persone reagiscono con sintomi diversi a queste infezioni, a seconda del loro ‘assetto’ genetico. I soggetti in buona salute possono contrarre i virus e presentare per qualche giorno sintomi spiacevoli, destinati poi a sparire senza lasciare traccia. Nei soggetti immunocompromessi invece il virus può dar luogo a infezioni croniche debilitanti che possono arrecare danni anche importanti.
 
Il norovirus può scatenare altri disturbi intestinali. Alcuni studi suggeriscono che il norovirus può scatenare anche altre patologie intestinali, come la sindrome dell’intestino irritabile o le malattie infiammatorie intestinali. In alcuni casi il virus è in grado di alterare la flora batterica intestinale, favorendo la comparsa di altre infezioni.
 
Alla ricerca di un vaccino. Non esiste ancora un vaccino contro il norovirus ma si cominciano a intravvedere nuove strategie terapeutiche. Recenti studi condotti sui topi hanno consentito di comprendere che alcuni fattori biologici possono rallentare o uccidere il virus. Attualmente, si sta lavorando ad un vaccino vivo e attenuato.
 
Maria Rita Montebelli

Maria Rita Montebelli

25 Novembre 2016

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