Fumo. Sif: “Rinunciare a un aumento significativo del prezzo, è una scelta sbagliata per la salute pubblica”

Fumo. Sif: “Rinunciare a un aumento significativo del prezzo, è una scelta sbagliata per la salute pubblica”

Fumo. Sif: “Rinunciare a un aumento significativo del prezzo, è una scelta sbagliata per la salute pubblica”

La tassazione del tabacco non è una semplice operazione economica: per ridurre realmente i consumi, prevenire la dipendenza e proteggere soprattutto i più giovani, servono aumenti consistenti, strutturali e periodici del prezzo delle sigarette.

La Società Italiana di Farmacologia – Sif esprime forte preoccupazione di fronte all’ipotesi che il Governo rinunci a un aumento significativo della tassazione sui prodotti del tabacco.

Il dibattito politico e, spesso anche il racconto giornalistico, di questi giorni sembra considerare l’incremento del prezzo delle sigarette principalmente come uno strumento per reperire risorse economiche e finanziare. È un’impostazione che la Sif considera profondamente sbagliata.

La tassazione del tabacco non deve essere una misura occasionale di bilancio, da introdurre o ritirare in funzione delle necessità finanziarie del momento. È innanzitutto uno strumento di prevenzione e di tutela della salute pubblica, che deve avere l’obiettivo esplicito di ridurre il numero dei fumatori, impedire l’avvicinamento dei più giovani alla nicotina e diminuire il peso delle patologie correlate al fumo sul Servizio Sanitario Nazionale.

L’Organizzazione Mondiale della Sanità raccomanda aumenti significativi e periodici delle imposte sul tabacco, affinché questi prodotti non diventino progressivamente più accessibili rispetto al reddito dei cittadini. La stessa Oms considera l’aumento della tassazione uno degli strumenti più efficaci per diminuire i consumi, salvare vite e ridurre i costi sostenuti dai sistemi sanitari.

Le esperienze internazionali indicano con chiarezza la direzione da seguire. In Francia, l’aumento di due euro del prezzo del pacchetto tra il 2016 e il 2019 è stato accompagnato da una riduzione del 17% dei consumi nello stesso periodo. Nel Regno Unito, le accise sui prodotti del tabacco vengono aggiornate regolarmente e sono state aumentate anche oltre il tasso d’inflazione. Anche l’Australia ha adottato nel tempo incrementi consistenti e ripetuti delle accise, a partire dall’aumento del 25% del 2010 e attraverso successive maggiorazioni annuali.

Aumenti limitati a pochi centesimi, o comunque inferiori a un euro per pacchetto, rischiano di non modificare in modo sostanziale i comportamenti dei consumatori. Per produrre un reale effetto di dissuasione è necessario un incremento deciso, uniforme e significativo del prezzo delle sigarette e di tutti i prodotti da fumo e da inalazione di nicotina, compresi il tabacco riscaldato e le sigarette elettroniche.

Per questa ragione la Sif ha aderito e sostiene convintamente la campagna “5 euro contro il fumo”, promossa da Aiom, Fondazione Aiom, Fondazione Airc per la ricerca sul cancro e Fondazione Umberto Veronesi Ets. La proposta di aumentare di cinque euro il prezzo dei prodotti contenenti tabacco o nicotina indica la prospettiva che le istituzioni italiane dovrebbero adottare: utilizzare la leva fiscale in modo deciso per ridurre i consumi e tutelare concretamente la salute pubblica.

“Non possiamo continuare a considerare il prezzo delle sigarette come una semplice voce fiscale da utilizzare per far quadrare temporaneamente i conti pubblici – dichiara Armando Genazzani, presidente della Società Italiana di Farmacologia -. Il fumo provoca dipendenza, malattie e morti evitabili. Di fronte a queste conseguenze non sono accettabili esitazioni, compromessi, opportunismi politici e aumenti puramente simbolici. Francia, Regno Unito e Australia hanno dimostrato che sul tabagismo si interviene con politiche strutturali, continuative e riconoscibili. Anche l’Italia deve assumersi questa responsabilità”.

28 Luglio 2026

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