Geni placenta possono rivelare il rischio di schizofrenia nel neonato

Geni placenta possono rivelare il rischio di schizofrenia nel neonato

Geni placenta possono rivelare il rischio di schizofrenia nel neonato
Una ricerca statunitense ha voluto fare luce sulla presenza di determinati geni placentari e lo sviluppo di schizofrenia. Il team di ricercatori ha scoperto che e i disturbi dello sviluppo basati sui loci placentari sono associati negativamente allo sviluppo cognitivo a uno e a due anni e che questa associazione è più evidente tra i maschi.

(Reuters Health) – Il punteggio genomico dei geni correlati alla schizofrenia rilevati nella placenta è in grado di predire le dimensioni del cervello di un bambino alla nascita e il tasso di sviluppo cognitivo. In questo modo, si potrebbe prevedere un probabile sviluppo della schizofrenia.
 
A questa conclusione è giunto un gruppo di ricercatori guidati da Daniel Weinberger, del Lieber Institute for Brain Development di Baltimora (USA). Lo studio è stato pubblicato da PNAS.

In un lavoro precedente, lo stesso team aveva identificato un’interazione tra i punteggi di rischio genomico per la schizofrenia (GRSs – genomic risk scores for schizophrenia) e le complicanze nella prima infanzia (ELCs – early-life complications). Nel nuovo studio il gruppo ha valutato se i GRS frazionati e i disturbi dello sviluppo basati sui loci placentari (PlacGRSs) sono collegati a sviluppo neurologico in fase precoce, in individui con una storia di ELC.

Il team ha scoperto che i PlacGRS sono negativamente associati al volume cerebrale neonatale, sia in gravidanze singole che multiple. Nelle singole, i PlacGRS sono associati negativamente sia allo sviluppo cognitivo a un anno che, meno fortemente, a due anni, quando i punteggi cognitivi diventano più sensibili ad altri fattori. Ulteriori analisi hanno poi mostrato che le associazioni negative sono più forti nei maschi.

“È presto per prevedere un’azione clinica sulla base di questi risultati, ma questi studi possono portare a una comprensione più precisa dei geni più importanti – spiega Weinberger – Potrebbe essere finalmente possibile identificare gravidanze e neonati ad alto rischio e avviare controlli approfonditi e possibili interventi. Un obiettivo, al momento, ambizioso”.

Fonte: PNAS

Marilynn Larkin

(Versione italiana Quotidiano Sanità/Popular Science)

Marilynn Larkin

16 Febbraio 2021

© Riproduzione riservata

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