Il consumo di carni rosse, peggio se processate, si associa ad un aumentato rischio di mortalità. Lo studio di Harvard

Il consumo di carni rosse, peggio se processate, si associa ad un aumentato rischio di mortalità. Lo studio di Harvard

Il consumo di carni rosse, peggio se processate, si associa ad un aumentato rischio di mortalità. Lo studio di Harvard
Il rischio di morte aumenta del 10% in chi consuma carni rosse e fino al 13% nei consumatori di carni processate, come wurstel, salsicce, bacon, affettati. Lo rivela uno studio osservazionale con un lungo follow up condotto dai ricercatori della Harvard T.H. Chan School of Public Health su oltre 53 mila donne e quasi 28 mila uomini. Gli autori suggeriscono di sostituire le carni rosse, come fonte di proteine, con alternative più salutari, quali pesce, uova, latticini, cereali integrali e vegetali. Trattandosi di uno studio osservazionale non è possibile parlare di rapporto di causalità, ma questo studio conferma quanto già rilevato da altre ricerche.

E’ noto da tempo che il consumo di carni rosse risultata associato ad un aumentato rischio di diabete di tipo 2, di malattie cardiovascolari, di alcune forme di tumore (come il cancro del colon retto) e in definitiva dunque ad una ridotta aspettativa di vita. Il rischio aumenta se si consumano carni rosse processate (es. bacon, hot dog, salsicce). Alcuni studi hanno associato il consumo delle carni processate anche ad un aumentato rischio di BPCO (forse per un’aumentata formazione di composti dell’ossigeno ad aumentata attività ossidante o ROS), scompenso cardiaco, ipertensione, malattie neurodegenerative (es. demenza, per l’alto contenuto di grassi saturi e trans e il basso contenuto di grassi polinsaturi che possono rendere disfunzionante la barriera emato-encefalica e favorire l’aumento dell’aggregazione beta-amilode). Associazioni queste evidenziate da studi osservazionali, con tutti i limiti di questa tipologia di studi, ma che hanno tuttavia anche una loro plausibilità biologica, visto che le carni rosse e processate sono ricche di grassi pro-aterosclerotici (i grassi saturi), cancerogeni potenziali (es. idrocarburi aromatici policiclici e ammine eterocicliche), sodio e conservanti. Le carni processate hanno un potenziale cancerogeno maggiore delle carni rosse non processate forse per i loro contenuto di composti con gruppo  NO (N nitroso).
 
Per andare dunque a confermare l’esistenza di un’associazione tra variazioni nel consumo di carni rosse e mortalità, totale e per cause specifiche, nei due sessi, un gruppo di ricercatori del Dipartimento di Nutrizione della Harvard T.H. Chan School of Public Health (Boston, Usa) è andato ad esaminare due grandi coorti di 53.553 donne (appartenenti al Nurses’ Health Study) e di 27.916 uomini (dell’Health Professionals Follow-up Study) per le quali erano disponibili ripetute valutazioni relative a dieta e fattori di stile di vita.
Endpoint principale dello studio, pubbicato su BMJ, era la mortalità, confermata dai registri delle statistiche, dall’indice di mortalità nazionale o riferita dalle famiglie e dal sistema postale.
 
Durante un follow-up pari a 1,2 milioni di anni-persona, sono stati registrati 14.019 decessi; 8.426 di questi si sono avuti nel Nurses’ Health Study (1.774 per malattie cardiovascolari, 3.183 per cancro, 939 per malattie neurodegenerative, 751 per patologie respiratorie, 1824 per altre cause), 5.593 nell’Health Professionals Follow-up Study. Un aumentato consumo di carni rosse per otto anni è risultato associato ad un più elevato rischio di mortalità negli otto anni nei successivi, tanto negli uomini che nelle donne.
 
Un aumentato consumo di almeno mezza porzione di carni rosse al giorno è risultato associato ad un rischio di mortalità maggiorato del 10% (l’aumento di rischio di mortalità per le carni processate è risultato del 13%, mentre per le carni rosse non processate l’aumento di rischio si attestava sul 9%).
 
L’aumentato rischio di mortalità relativo ad un maggior consumo di carni rosse risultava evidente sempre in tutti i sottogruppi definiti dall’età, dal grado di attività fisica, dalla qualità della dieta, dall’abitudine tabagica, dal consumo di alcolici.
 
Una riduzione del consumo di carni rosse, processate e non, pari ad almeno mezza porzione al giorno, non ha prodotto per contro una riduzione del rischio di mortalità. Ma una riduzione del consumo di carni rosse, compensata da un contemporaneo aumento di consumo di frutta a guscio, pesce, pollo senza pelle, latticini, uova, cereali integrali o vegetali nell’arco di otto anni, risultava associata ad una riduzione del rischio di morte nell’arco dei successivi otto anni.
“Questi risultati – commentano gli autori dello studio – suggeriscono dunque che un cambiamento delle fonti di proteine alimentari e un aumentato consumo di cibi di origine vegetale (vegetali e cereali integrali) può migliorare la longevità”.
 
Maria Rita Montebelli

Maria Rita Montebelli

18 Giugno 2019

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