Immagini per la diagnostica più accurate grazie a un progetto di ricerca dell’Università di Pisa

Immagini per la diagnostica più accurate grazie a un progetto di ricerca dell’Università di Pisa

Immagini per la diagnostica più accurate grazie a un progetto di ricerca dell’Università di Pisa
Lo studio, che riguarda la tecnologia della PET, è stato finanziato con oltre un milione di euro nell’ambito di Horizon 2020. I ricercatori lavoreranno allo sviluppo di un prototipo di rivelatore che possa essere utilizzato come elemento fondante per le future generazioni di scanner PET, che potrebbero offrire prestazioni fino a 100 volte superiori agli attuali.

È stato finanziato con oltre un milione di euro UTOFPET, il progetto coordinato dall’Università di Pisa il cui obiettivo è sviluppare nuove tecnologie nel campo della sensoristica fotonica per rivelatori PET, che consentano di ottenere immagini più nitide con minori dati a disposizione. La PET, tomografia a emissione di positroni, è la tecnologia che, nell’ambito della ricerca clinica, aiuta a rivelare il funzionamento e il metabolismo di organi e tessuti.

Combinando tecnologie fotoniche innovative (come i sensori MultiDigital-Silicon Photomultipliers (MD-SiPM), i cristalli fotonici e sistemi di acquisizione dati intelligenti), i ricercatori lavoreranno allo sviluppo di un prototipo di rivelatore che possa essere utilizzato come elemento fondante per le future generazioni di scanner PET, che potrebbero offrire prestazioni fino a 100 volte superiori agli attuali.

"I dispositivi MD-SiPM sono generalmente più complessi da usare dei comuni sensori utilizzati nei rivelatori PET e richiedono architetture di acquisizione dati più avanzate di quelle convenzionali, ma sono anche molto più precisi – spiega Nicola Belcari, docente di Fisica dell’Ateneo pisano e coordinatore di UTOFPET – L’utilizzo sinergico con i cristalli fotonici, ovvero sottili strati nanostrutturati di un materiale otticamente trasparente ad alto indice di rifrazione, richiede competenze multidisciplinari negli ambiti della simulazione di sensoristica fotonica, della progettazione di rivelatori ed integrazione, sia hardware che software di sistemi di imaging PET".
 
Per questo, nel progetto UTOFPET, sono state coinvolti partner internazionali sia accademici (Universiteit Gent e École polytechnique fédérale de Lausanne) che industriali (AGE Scientific di Capezzano Pianore (LU) e la Molecube NV (Gent)) con competenze altamente complementari.

“La tecnologia sviluppata in questo progetto consentirà il raggiungimento della risoluzione spaziale e della sensibilità richiesta dalle attuali e future applicazioni nel campo dell’imaging molecolare – conclude Nicola Belcari – mantenendo al contempo un favorevole rapporto costo-beneficio”.
 
UTOFPET, che durerà 36 mesi, è stato finanziato complessivamente con 1.119.500 euro dal consorzio Photonic Based Sensing (PhotonicSensing) del programma ERA-NET Cofund – Horizon 2020.

16 Marzo 2018

© Riproduzione riservata

Prurito. Dermatologi: “Riconoscerlo come malattia e campanello d’allarme di condizioni sistemiche”
Prurito. Dermatologi: “Riconoscerlo come malattia e campanello d’allarme di condizioni sistemiche”

Fastidioso, persistente, talvolta insopportabile: il prurito è uno dei sintomi più diffusi nella popolazione generale e, nelle forme croniche, può incidere sulla qualità della vita in modo paragonabile al dolore...

Come migliorare le prestazioni degli atleti attraverso il riposo
Come migliorare le prestazioni degli atleti attraverso il riposo

La gestione del riposo notturno rappresenta una componente critica nel recupero dell'atleta, con implicazioni dirette sulla salute sistemica e sulla performance. Una recente indagine pubblicata sulla rivista International Journal of...

COVID-19: nello studio COMPARE il vaccino proteico di Sanofi riduce gli effetti avversi
COVID-19: nello studio COMPARE il vaccino proteico di Sanofi riduce gli effetti avversi

In tutti gli endpoint predefiniti dello studio COMPARE, il vaccino anti-COVID-19 a base proteica non mRNA di Sanofi (NVX-CoV2705 ) ha mostrato una reattogenicità sistemica significativamente inferiore rispetto al vaccino...

Trisomia 21, anche una reazione autoimmune dietro la Sindrome di Down. Lo Studio della Cattolica
Trisomia 21, anche una reazione autoimmune dietro la Sindrome di Down. Lo Studio della Cattolica

La Sindrome di Down potrebbe dipendere in alcuni casi anche da una reazione autoimmune – in cui gli anticorpi materni attaccano la membrana che riveste l’ovocita – e questo meccanismo...