Inibitori di CDK4/6: efficaci non solo nel tumore della mammella, ma anche in una rara forma dell’ovaio e in alcuni tumori polmonari non a piccole cellule

Inibitori di CDK4/6: efficaci non solo nel tumore della mammella, ma anche in una rara forma dell’ovaio e in alcuni tumori polmonari non a piccole cellule

Inibitori di CDK4/6: efficaci non solo nel tumore della mammella, ma anche in una rara forma dell’ovaio e in alcuni tumori polmonari non a piccole cellule
Gli inibitori di CDK4/6, farmaci di nuova generazione per il tumore della mammella ormono-sensibile, sono efficaci anche in una rara forma di tumore ovarico, detto SCCOHT e nei tumori polmonari ‘non a piccole cellule’ caratterizzati da deficit del gene SMARCA4. A breve gli studi sull’uomo, che potrebbero portare ad una nuova speranza di terapia per questi pazienti. La scoperta viene dalla McGill University ed è pubblicata su Nature Communications.

Un farmaco attualmente utilizzato nella terapia ormonale del cancro della mammella potrebbe rivelarsi efficace anche in altri due tipi di tumore, uno molto raro e uno molto comune. Lo rivelano due studi pubblicati oggi su Nature Communications a firma di ricercatori della McGill University.
 
Inibitori di CDK4/6 efficaci contro una rara forma di tumore ovarico
Tutto nasce da una ricerca del 2014, con la quale  William Foulkes del dipartimento di medicina della Mc Gill University dimostrava come il carcinoma dell’ovaio a piccole cellule, di tipo ipercalcemico (SCCOHT), una forma rara che colpisce soprattutto le giovani donne, era causato dalla perdita di un singolo gene, lo SMARCA4.
 
Partendo da questo risultato, il dottor Sidong Huang, professore associato presso il dipartimento di biochimica della McGill, con il suo team, sono riusciti a scoprire che i tumori caratterizzati da deficit del gene SMARCA4 erano sensibili ai farmaci inibitori delle chinasi ciclina dipendenti 4/6 (CDK4/6).
 
“Gli inibitori di CDK4/6 sono utilizzati in clinica ormai da qualche anno – commenta Foulkes – e questo significa che ne conosciamo bene funzionamento e profilo di sicurezza”. “Nel caso dello SCCOHT – prosegue Huang – ad essere particolarmente interessante è il fatto che le pazienti possono trarre beneficio da farmaci già sul mercato. Vista la rarità di questo tumore, è infatti improbabile che verranno mai sviluppati farmaci ad hoc. Inoltre, le pazienti possono trarre beneficio dall’immunità anti-tumorale scatenata dagli inibitori di CDK4/6, come recentemente dimostrato per altre forme tumorali, oltre che dalla inibizione diretta sul tumore, esercitata da questi farmaci”.
 
Inibitori di CDK4/6 efficaci contro il tumore polmonare non a piccole cellule (NSCLC)
“Il 10% dei tumori polmonari non a piccole cellule – spiega Yibo Xue, dottorando del gruppo di Huang – presentano anch’essi un deficit del gene SMARCA4.” Studi condotti sia in vitro su cellule tumorali umane,  che in vivo su modello animale, dimostrano che  gli inibitori di CDK4/6 sono efficaci nelle forme di NSCLC con deficit del gene SMARCA4.
 
“Il fatto che questi farmaci funzionino così bene in questo contesto  – ammette Foulkes – è stata un po’ una sorpresa. Forse funzionano perché la proteina contro la quale sono diretti, pur essendo presente a livelli bassissimi nel tumore, appena sufficienti a tenere in vita il tumore, è comunque sensibile all’inibizione”.  
 
“Un dato in netto contrasto con l’iniziale utilizzo di questi farmaci nel trattamento del tumore della mammella – commenta Huang –  che spesso esprime elevati livelli di questa stessa proteina. I risultati delle nostre ricerche potrebbero preludere ad un ampliamento delle indicazioni per gli inibitori di CDK 4/6.”
 
Di certo ad oggi nessuno è in grado di spiegare con precisione come mai questi farmaci funzionino in tumori così diversi dal contesto nel quale sono stati inizialmente pensati. E comunque funzionano. Questo è quello che conta da un punto di vista clinico. Per le speculazioni accademiche ci sarà tempo.
 
“Il prossimo passo – annuncia Huang – consisterà nel vedere se questi farmaci funzioneranno nei pazienti con SCCOHT o in quelli con NSCLC con deficit di SMARCA4 e nell’individuare altri possibili  target terapeutici da inibire in combinazione con gli inibitori di CDK4/6 per evitare possibili fenomeni di resistenza.”
 
Maria Rita Montebelli

Maria Rita Montebelli

04 Febbraio 2019

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