Insonnia e rischio cardiovascolare, una relazione “simpatica”

Insonnia e rischio cardiovascolare, una relazione “simpatica”

Insonnia e rischio cardiovascolare, una relazione “simpatica”
Un’alterazione della funzione simpatica e una forte reattività neuronale allo stress correlano insonnia ad aumento del rischio cardiovascolare. È quanto emerge da uno studio condotto da un gruppo di ricercatori dell’Università di Chicago

(Reuters Health) – Un gruppo di ricercatori americani avrebbe identificato il meccanismo che collega l’insonnia cronica all’aumento del rischio di soffrire di eventi cardiovascolari. Secondo gli studiosi l’alterazione della funzione simpatica baroriflessa e l’aumentata reattività neuronale allo stress sono associate all’insonnia cronica. E proprio questi due meccanismi potrebbero essere alla base dell’aumentato rischio cardiovascolare delle persone che ne soffrono. L’ipotesi è stata avanzata nell’ambito di una ricerca coordinata da Jason Carter, dell’Università di Chicago, pubblicata da Sleep.

Lo studio
I ricercatori hanno valutato il flusso neuronale simpatico, la sensibilità del sistema baroriflesso e la reattività del sistema cardiovascolare allo stress su 13 individui con insonnia cronica, messe a confronto con 15 persone sane. Tra i due gruppi, la pressione sanguigna a riposo, la frequenza cardiaca e l’attività dei muscoli simpatici non differivano in maniera significativa, mentre la sensibilità del sistema baroriflesso iniziale è stata significativamente più bassa nei soggetti con insonnia. Allo stesso tempo, la reattività sistolica della pressione arteriosa allo stress sarebbe stata più elevata nei soggetti che soffrivano di insonnia, rispetto ai controlli, così come la risposta muscolare all’attività nel nervo simpatico allo stress.

I commenti
“I nostri risultati, insieme alle evidenze epidemiologiche, supportano l’idea che l’insonnia cronica sia un disturbo psicofisiologico associato a un elevato rischio cardiovascolare”, dicono gli autori. “Studi futuri potrebbero considerare l’ipotesi di valutare la terapia cognitivo-comportamentale per il trattamento dell’insonnia e/o una terapia farmacologica sulla regolazione simpatica del sistema nervoso e cardiovascolare, nei pazienti con insonnia cronica”.

Fonte: Sleep

Will Boggs

(Versione italiana Quotidiano Sanità/Popular Science)

Will Boggs

16 Aprile 2018

© Riproduzione riservata

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