“L’emergenza Hiv rischia di vanificare anni di progressi”. L’Onu lancia l’allarme sui tagli ai fondi e la criminalizzazione delle minoranze

“L’emergenza Hiv rischia di vanificare anni di progressi”. L’Onu lancia l’allarme sui tagli ai fondi e la criminalizzazione delle minoranze

“L’emergenza Hiv rischia di vanificare anni di progressi”. L’Onu lancia l’allarme sui tagli ai fondi e la criminalizzazione delle minoranze

L'Unaids denuncia un crollo dei fondi globali (-23%) e un aumento della criminalizzazione delle minoranze, che rischiano di vanificare anni di progressi: test in calo del 22%, PrEP giù del 38% e servizi comunitari decimati. Entro il 2030 si può ancora porre fine all'Aids.

Un “momento pericoloso” minaccia di vanificare anni di progressi nella lotta all’AIDS. È il severo avvertimento lanciato dall’agenzia Onu UNAIDS, che denuncia una tempesta perfetta fatta di tagli agli aiuti esteri, criminalizzazione delle popolazioni più vulnerabili e cronico sottofinanziamento della prevenzione.

“Non c’è dubbio che questo sia il più grave momento di crisi per la risposta all’HIV da quando il mondo si è unito per combattere questa malattia”, ha dichiarato Winnie Byanyima, direttrice esecutiva di UNAIDS. I numeri parlano chiaro: ogni settimana, 3.000 ragazze adolescenti e giovani donne nell’Africa subsahariana contraggono il virus, un segnale inequivocabile del fallimento globale nel raggiungere le popolazioni più esposte.

Il rapporto “Global AIDS brief – United to end AIDS” traccia un quadro drammatico. Gli aiuti globali allo sviluppo sono crollati del 23% nel 2025, il calo più marcato mai registrato. Le conseguenze sui programmi HIV sono state devastanti: i test si sono ridotti del 22% nei contesti ad alta incidenza tra il 2024 e il 2025, mentre i finanziamenti per i preservativi sono stati tagliati di oltre il 90% in alcuni casi. L’assunzione della PrEP, il farmaco giornaliero per prevenire l’HIV, è crollata del 38% tra il 2024 e il 2025.

Il rapporto evidenzia anche un pericoloso arretramento dei diritti umani. Nel 2025, due paesi hanno introdotto per la prima volta leggi che criminalizzano l’attività sessuale tra persone dello stesso sesso, e un paese ha inasprito le pene nel 2026. È la prima volta, da quando UNAIDS monitora questi trend, che si registra un aumento della criminalizzazione delle popolazioni marginalizzate.

La prevenzione, già sottofinanziata (solo l’11% della spesa totale per l’HIV nel 2024), si sta ulteriormente riducendo senza alcun segnale che i fondi nazionali possano colmare il vuoto. E tutto questo avviene proprio mentre nuove e rivoluzionarie tecnologie di prevenzione a lunga durata d’azione si affacciano sul mercato.

Uno studio condotto su 79 organizzazioni comunitarie in 47 paesi di tre continenti (Asia Pacifico, America Latina e Africa) ha rilevato una riduzione del 50% dei servizi di supporto per le persone con HIV, un crollo dell’82% dei servizi per le lavoratrici del sesso e una riduzione dell’85% per gli uomini che hanno rapporti sessuali con altri uomini. “Quando le comunità perdono i finanziamenti, l’intera risposta alla malattia perde efficacia, fiducia e portata”, denuncia il rapporto.

Negli ultimi 25 anni, la risposta all’HIV è stata la più grande storia di successo della salute globale: i decessi per AIDS sono diminuiti del 56% (da 1,3 milioni nel 2010 a 570.000 nel 2025), le nuove infezioni si sono ridotte del 43% (a 1,2 milioni) e il 78% delle 40,9 milioni di persone che vivono con l’HIV sono oggi in terapia. Ma questo successo è fragile: quasi 9 milioni di persone non ricevono cure e, in un contesto di riduzione dei finanziamenti esterni, anche i progressi terapeutici sono estremamente precari.

“Abbiamo le conoscenze e gli strumenti per porre fine all’AIDS”, ha sottolineato Byanyima. “La domanda ora è politica: investiremo o ci ritireremo?”.

In occasione della Riunione di alto livello dell’Assemblea Generale delle Nazioni Unite sull’HIV/AIDS del 22 e 23 giugno, i paesi membri adotteranno una nuova dichiarazione politica con l’obiettivo di porre fine all’AIDS entro i prossimi cinque anni. Il nuovo documento fisserà obiettivi ambiziosi per il 2030, tra cui raggiungere 40 milioni di persone con la terapia antiretrovirale, garantire a 20 milioni l’accesso ai farmaci preventivi e assicurare che tutti i servizi siano erogati senza stigma e discriminazione.

“Se seguiremo la strategia globale dell’AIDS e se gli Stati membri si impegneranno ad adottare una dichiarazione politica forte – ha concluso Byanyima – possiamo ancora porre fine all’AIDS entro il 2030. Se falliremo, rischiamo di vanificare decenni di progressi faticosamente conquistati”.

15 Giugno 2026

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