La vitamina E negli oli alimentari. Ecco quelli “buoni” e quelli a rischio

La vitamina E negli oli alimentari. Ecco quelli “buoni” e quelli a rischio

La vitamina E negli oli alimentari. Ecco quelli “buoni” e quelli a rischio
Uno studio della Northwestern University suggerisce che le due diverse forme di vitamina E contenute negli oli alimentari potrebbero favorire le patologie infiammatorie polmonari (gamma-tocoferolo) o al contrario avere un effetto protettivo (alfa-tocoferolo). Sul banco degli imputati, olio di colza, di mais e i soia; promossi invece l’olio d’oliva e quello di semi di girasole.

Dopo l’onore degli altari e la polvere della sconfitta, la vitamina E, quella alimentare in questo caso, torna a far parlare di sé. E lo fa dagli Usa dove si è di recente tenuto il congresso mondiale di biologia su ossidanti e antiossidanti (OCC 2014).
 
Un ampio studio della Northwestern Medicine, ha messo in correlazione l’impiego di alcuni oli alimentari, ricchi di vitamina E e considerati fino ad oggi salutari, quali quello di colza (canola), di soia e di mais, con l’aumentata incidenza di patologie infiammatorie polmonari e forse dell’asma.
 
Questa ricerca dimostra essenzialmente che, parlando di vitamina E, non è tutto oro quel che luccica.  Più in particolare, gli effetti salutari o dannosi per i polmoni dipenderebbero dalla conformazione della vitamina E. La forma detta gamma-tocoferolo presente appunto negli oli di soia, colza e mais sarebbe quella nemica dei polmoni; al contrario, l'alfa-tocoferolo, presente nell’olio di oliva e in quello di semi di girasole, avrebbe effetti protettivi per la salute. L’autrice senior dello studio, Joan Cook-Mills, professore associato di medicina, allergologia e immunologica allaNorthwestern University Feinberg School of Medicine, azzarda anche una cifra relativa alle presunte ‘vittime’ di oli a base di gamma-tocoferolo: potrebbero essere ben 4,5 milioni gli americani con problemi di ridotta funzionalità polmonare, causati dal consumo alimentare di vitamina E ‘gamma’.
 
La prevalenza dell’asma è aumentata del 40% negli Usa nel corso degli ultimi 40 anni (nel 2010 la patologia interessava l’8,4% della popolazione) e a questo punto, c’è chi comincia a mettere in correlazione questa epidemia, con le mutate abitudini alimentari dell’americano medio, passato da lardo e burro, a olio di colza, soia e mais, in quanto considerati più salutari per il cuore. Ampliando l’orizzonte e andando a studiare i tassi d’asma negli altri Paesi, la Cook-Mills ha evidenziato che questa patologia è meno incidente nelle nazioni con elevati consumi di olio di oliva e di semi di girasole.
 
E a riprova di questo, la stessa Cook-Mills sottolinea che le concentrazioni medie di gamma-tocoferolo nel plasma degli americani, superano di almeno quattro volte quelle presenti nel sangue degli europei e dei Paesi scandinavi, abituali consumatori di vitamina E ‘alfa’, sotto forma di olio d’oliva e di semi di girasole.
 
Partendo dai suoi studi su animali di laboratorio, nei quali la ricercatrice americana aveva dimostrato che la somministrazione di alfa-tocoferolo fosse in grado di ridurre l’infiammazione polmonare e di preservare la funzionalità polmonare, al contrario del gamma-tocoferolo che al contrario aumentava l’infiammazione e l’iperresponsività delle vie aeree, la Cook-Mills ha preso in esame i dati dello studio CARDIA (Coronary Artery Risk Development in Young Adults Study), condotto su 4.526 soggetti. Andando ad esaminare i test di funzionalità respiratoria dei partecipanti al trial, condotti in quattro diversi momenti della vita, in un arco temporale di vent’anni, e confrontandoli con le loro concentrazioni plasmatiche di alfa e gamma-tocoferolo, dosate in tre occasioni, nello spazio di 15 anni, la Cook-Mills ha evidenziato che un elevato livello di gamma-tocoferolo plasmatico (10 µmol/L), si associava ad una riduzione del 10-17% della funzionalità respiratoria. La stessa autrice, in uno studio del 2012 aveva individuato la protein-chinasi C-alfa, come il meccanismo attraverso il quale il gamma-tocoferolo esercita la sua azione pro-infiammatoria sui polmoni. Mentre l’alfa-tocoferolo neutralizza questa proteina infiammatoria, la forma ‘gamma’ ne potenzia le proprietà pro-infiammatorie.
 
Lo studio della Cook-Mills, finanziato dai National Heart, Lung and Blood Institute e dai National Institutes of Health americani, è stato appena pubblicato su ‘Respiratory Research’ e fornisce una freccia in più all’arco della dieta mediterranea (e in particolare all’olio d’oliva), inclusa a buon diritto nella lista delle eredità culturali intangibili dell’umanità dell’UNESCO e con sempre più ragioni per essere considerata uno scudo protettivo per la salute.
 
Maria Rita Montebelli

Maria Rita Montebelli

21 Maggio 2014

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