Lavoro e ondate di calore. Le ordinanze regionali anti-caldo riducono gli infortuni fino al 40%

Lavoro e ondate di calore. Le ordinanze regionali anti-caldo riducono gli infortuni fino al 40%

Lavoro e ondate di calore. Le ordinanze regionali anti-caldo riducono gli infortuni fino al 40%

Sempre più regioni emanano provvedimenti per proteggere i settori più esposti alle temperature elevate, che ormai toccano anche primavera e autunno. Uno studio sul Journal of Exposure Science & Environmental Epidemiology ha dimostrato per la prima volta in Europa l’efficacia della piattaforma previsionale Cnr-Inail: dove si interviene con ordinanze basate sulle previsioni del rischio, gli infortuni sul lavoro si riducono dal 20 al 40%

Le ordinanze regionali contro il caldo estremo riducono gli infortuni sul lavoro dal 20 al 40%. A dimostrarlo è uno studio realizzato nell’ambito del progetto Worklimate da ricercatori del Cnr e dell’Inail e pubblicato sul Journal of Exposure Science & Environmental Epidemiology, che fornisce la prima evidenza a livello europeo dell’efficacia di una politica pubblica basata sulle previsioni del rischio da calore per la tutela dei lavoratori esposti alle alte temperature.

Anche quest’anno numerose Regioni hanno adottato provvedimenti per proteggere la salute dei lavoratori dagli effetti delle temperature estreme, prevedendo la sospensione temporanea delle attività all’aperto dalle 12.30 alle 16 nelle giornate e nelle località in cui la piattaforma Worklimate segnala un livello di rischio elevato per chi lavora al sole svolgendo attività fisica intensa.

La piattaforma, sviluppata da Cnr e Inail, è stata recentemente aggiornata con il progetto Worklimate 3.0 “Salute occupazionale e resilienza aziendale nell’era delle temperature estreme” (Bric Inail 2025). L’iniziativa punta a sviluppare strumenti e soluzioni innovative per la tutela della salute e della sicurezza dei lavoratori esposti alle temperature estreme e per rafforzare la resilienza delle aziende. Il progetto coinvolge una rete di imprese appartenenti a diversi settori produttivi e medici competenti impegnati in attività di sorveglianza sanitaria.

Tra le attività previste figurano il monitoraggio degli ambienti di lavoro indoor non climatizzati, la gestione delle suscettibilità individuali al caldo e l’estensione dell’attenzione anche agli effetti del freddo sui lavoratori. Tra i risultati attesi vi è lo sviluppo di un prototipo di sistema di allerta per prevedere gli effetti del freddo.

Nel 2024 le ordinanze erano state adottate da 15 Regioni italiane, interessando oltre 1,5 milioni di lavoratori. Nel 2025 il numero è salito a 18 Regioni e oltre 2,3 milioni di addetti. Nel 2026, ancora prima dell’inizio dell’estate astronomica, i provvedimenti erano già stati emanati da 16 Regioni, a partire dal Lazio, a cui si sono aggiunte successivamente anche Campania e Marche, coinvolgendo così quasi tutto il territorio nazionale.

“L’evoluzione testimonia la crescente attenzione verso i rischi associati al caldo estremo”, spiega Marco Morabito, primo ricercatore del Cnr-Ibe. “Oltre ai tradizionali comparti dell’agricoltura e dell’edilizia, molte Regioni hanno esteso la tutela a settori come florovivaismo, attività estrattive, logistica di piazzale, consegne urbane, manutenzione stradale e ferroviaria, igiene ambientale e comparto forestale. Calabria e Puglia hanno ampliato l’ambito di applicazione agli ambienti confinati privi di adeguata ventilazione o sistemi di raffrescamento”.

Un’altra novità riguarda la durata delle misure. Lazio, Umbria, Toscana, Liguria, Puglia e Piemonte hanno anticipato l’entrata in vigore delle ordinanze già nell’ultima decade di maggio, mentre diverse Regioni ne hanno esteso l’efficacia fino a settembre. Una scelta che riflette una realtà climatica nella quale condizioni di rischio elevato per i lavoratori si verificano sempre più spesso già in primavera e fino all’inizio dell’autunno.

Lo studio pubblicato sulla rivista internazionale ha valutato l’impatto concreto di queste misure. “Nell’estate 2024, l’anno più caldo mai registrato a livello globale, i tassi di infortunio sul lavoro nelle Regioni che avevano adottato ordinanze sono risultati significativamente inferiori rispetto a quelli delle Regioni che ne erano prive, nonostante fossero maggiormente esposte a condizioni di caldo intenso”, osserva Morabito.

Nel settore delle costruzioni il tasso di infortuni è risultato inferiore del 21,9% rispetto alle Regioni senza ordinanza, mentre in agricoltura la riduzione si è attestata intorno al 25%. Nei giorni classificati a rischio più elevato dalla piattaforma Worklimate, il calo degli infortuni nel comparto edile ha superato il 40%.

22 Giugno 2026

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